Sei un blogger e vuoi inserire un riferimento a questo film nel tuo blog? Ti basta fare un copia/incolla del codice che trovi nel campo Codice per inserire il box che vedi qui sotto ;-)
Ancora una volta Mann mette in scena la rappresentazione del Bene e del Male, mostrandoci come sia l'uno che l'altro alberghino in ognuno di noi: non esistono uomini integralmente buoni, così come non esistono uomini del tutto malvagi. Da un lato agisce "Dente di fata": un crudele serial killer, la cui furia omicida è però mossa da un irrefrenabile desiderio di essere accettato ed amato, riveniente probabilmente da una infanzia infelice e travagliata. Dall'altra lato, invece, si muove il detective Graham, anch'egli tormentato da un atroce conflitto interiore dato dalla scoperta che anche un'uomo integro come lui, votato ad azioni benefiche per la società, non è immune dal piacere suscitato dal dolore altrui. Tra i due si pone, come una sorta di ago della bilancia, lo psichiatra cannibale Hannibal Lecter, che rappresenta l'incarnazione della consapevolezza del Male come elemento indispensabile e (forse?) preponderante della natura umana. Il pensiero disincantato e nichilista del regista raggiunge l'acmè nelle parole di Lecter quando questi, in una conversazione telefonica con Graham, afferma che la potenza compiaciuta e lesionistica del Signore, di cui l'uomo è depositario soltanto in minima parte, si manifesta in quelle catastrofi, naturali e non, che mietono numerose vittime senza distinzioni tra uomini, donne e bambini.