the corporation regia di Jennifer Abbott, Mark Achbar Canada 2003
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the corporation (2003)

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locandina del film THE CORPORATION

Titolo Originale: THE CORPORATION

RegiaJennifer Abbott, Mark Achbar

Interpreti: -

Durata: h 2.25
NazionalitàCanada 2003
Generedocumentario
Al cinema nell'Ottobre 2004

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Trama del film The corporation

Il film documentario analizza in modo critico e al tempo stesso divertente la vera natura delle multinazionali, il loro impatto sul nostro pianeta, e come le popolazioni stiano reagendo.

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Voti e commenti su The corporation, 20 opinioni inserite

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frangipani79  @  22/01/2007 02:49:13
   1½ / 10
Un documentario assolutamente a senso unico, nel più classico stile di chi vede le cose da sinistra. Ora, è tutto già riassumibile dalla locandina: gli uomini d'affari sono il Diavolo in persona. Non è nelle intenzioni dei registi guardare anche agli aspetti collaterali del problema, l'importante è montare le immagini e i dialoghi in modo che chi non la pensa come loro sembrino degli idioti, mentre gli altri si prendono gli applausi e pure l'assimilazione con i miti di Gandhi e Martin Luther King.

Non sono certo un lobbysta, e se domani fallissero Coca Cola e General Electric non mi aggrapperei certo alle tende di casa straziato dal dolore. Però non sto neanche con questo tipo di giornalismo col paraocchi. Se davvero vuoi fare delle inchieste, falle a 360° e non a 180°. Il ripetuto (ab)uso di parole come "imperialista, capitalista, fascista, compagni, potere del popolo" ecc. inficiano il prodotto finale. E' chiaro come il sole da che parte tirino le ideologie e le tesi che questo documentario vuole (tenta) di dimostrare.

Ci sono delle falle mastodontiche nei fatti raccontati. Prima si critica il ricorso smodato alle avvocature da parte delle corporations, poi si dimostra che si possono avere "se si marcia uniti...." risarcimenti milionari e riconoscimenti facendo causa. In altre parole, finché una causa viene vinta e una volta tanto vincono le tesi dei no global, allora è merito dell'UNITA' (come ricorrono certe parole...) di tutti i companeros del globo, se le cause sono vinte dalle corporations è perché loro hanno tanti soldi e quindi non c'è più un briciolo di giustizia in questo brutto brutto mondo da lasciare ai nostri figli. Sigh ! E la lacrimuccia viene giù.

Oppure, la guerra dell'acqua nel Chiapas ha prodotto 5 morti e centinaia di feriti, ma nessuno si è premurato di dirci se ci sono stati morti tra le forze di polizia e soprattutto in quali circostanze sono morti e rimaste ferite quelle persone. Il montaggio è stato fatto unilateralmente, mostrando le sprangate della polizia e le ferite in primo piano dei "resistenti". Il pensiero al G8 di Genova dell'anno dopo è ovvio. Se vedessimo, con un montaggio del genere gli scontri di Genova ne dedurremmo che la polizia ha caricato contro i manifestanti per il solo gusto di farlo ed ha lasciato 1 morto e decine di feriti sul campo. Cosa matematicamente vera, ma ben diversa nella realtà e nei particolari.

Il film non si sofferma (ovviamente direi !) sul fatto che statalizzare non è certo meglio di privatizzare. La seconda ha dei forti limiti in quanto, è verissimo, implica enormi profitti nelle mani delle corporation, ma il primo è mille volte peggio perché è stato il baco che ha tarlato e tarla tutt'oggi i paesi dove vige il comunismo; e confiscare tutto "in nome del popolo" non ha prodotto che povertà immensa. Tutto l'est europeo e l'ex URSS vivono ancora il trauma post-1989, senza contare i paesi dove ancora vige quella folle ideologia. Non venitemi a dire che è stato applicato male e allora non tutto è andato come doveva. Mezzo mondo è alla fame per il comunismo e c'è ancora chi come Bertinotti parla di errori nell'applicazione delle ideologie marxiste. Ma mi faccia il piacere !

Gli esperti chiamati a parlare sono tutti di estrazione politica chiarissima, Michael Moore, Naomi Klein e tutta quell'intellighenzia di sinistra americana che corrisponde ai nostri Fo, Santoro, Sanguineti, Menapace. Tutto è confezionato molto bene e quella chicca sulla Fanta vale il mezzo punto in più. Questi registi o documentaristi che siano, però, lo confessa Moore alla fine, finiscono per forza nell'ingranaggio delle multinazionali perché per distribuire il film hanno bisogno di mezzi "corporativi". Moore, però, giunge ad una conclusione un po' troppo saccente: se il potere è nelle mani di queste corporations e io "mi devo abbassare" a chiedere aiuto a loro per distribuire il film è colpa del basso livello culturale della "gente" che dà soldi a loro e dà loro il diritto di opzione se accettare o no l'ingaggio. Io invece, che sono dalla parte della ragione, rappresento quella "crema" della società che pur essendo nella minoranza, almeno dà il suo contributo per la cultura e la libertà. Interessante vero ? Chi non la pensa come Moore è un ignorante che si è fatto lavare il cervello, cornuto e mazziato pure. Bell'esempio di democrazia e potere del popolo !

La vera libertà è non comprare e/o servirsi il meno possibile di quelle Multinazionali. Anche tutte, perché no ? Però come Casarini non fa a meno della Coca-Cola (ricordate la foto che lo ha sbugiardato pubblicamente ?), tutti noi consumiamo prodotti scelti con la nostra testa sia che provengano da aziende a conduzione familiare che da multinazionali, se buoni e di qualità. Io sostengo molto il prodotto italiano, quasi ad occhi chiusi ed odio molte multinazionali come Nestlé, Danone, Unilever, Kraft. In compenso compro molti prodotti equo-solidali negli appositi stores, perché rappresentano il fior fiore della globalizzazione, così come dovrebbe essere. E' soltanto la dietrologia connessa che detesto.

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Ultima risposta 16/11/2009 21.07.11
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