Recensione la pioggia che non cade regia di Marco Calvise Italia 2014
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Recensione la pioggia che non cade (2014)

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locandina del film LA PIOGGIA CHE NON CADE

Immagine tratta dal film LA PIOGGIA CHE NON CADE

Immagine tratta dal film LA PIOGGIA CHE NON CADE

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Immagine tratta dal film LA PIOGGIA CHE NON CADE

Immagine tratta dal film LA PIOGGIA CHE NON CADE
 

Carlo Picone è voce, chitarra e pianoforte della band romana "Inverso". Insieme a lui ne fanno parte Vincenzo Picone al basso e cori, Mauro Fiore alla batteria, Simone Pletto alla fisarmonica, Vincenzo Citriniti al sax e infine Anna Russo al violoncello. Durante una serata vengono notati da Luca, un sedicente manager, che propone loro un incontro con un altrettanto inquietante produttore: sembra la svolta della loro carriera musicale. Qualcuno ci crede di più, qualcuno di meno, fatto sta che tutta la band si presenta all'appuntamento sognando un contratto importante che li proietti nel mondo "dei grandi". Le promesse allettano tutti, il solo Mauro rimane più scettico e guardingo nei confronti dei due ambigui personaggi.
Contemporaneamente alla inattesa possibilità del salto in avanti in carriera, per Carlo c'è anche da risolvere un problema personale: la moglie, Sara, non è più convinta della loro relazione. Troppe le ore passate da sola, troppo il tempo sottratto alla vita familiare dagli impegni della band, probabilmente troppe le notti senza il marito che, per lavoro, è di guardia in farmacia. Carlo se ne va di casa e viene prima ospitato da Mauro, poi da Anna, che è segretamente innamorata di lui da tanto tempo. Le giornate passate insieme le permettono di rivelare i suoi sentimenti, ma sembra proprio che l'amore per Sara sia ancora forte.

Si avverte per il prosieguo nella lettura di presenza di SPOILER.

L'unico motivo che spinge a vedere questo "La pioggia che non cade" è la bellezza delle canzoni degli Inverso. Quindi in realtà sarebbe meglio comprare il CD, ascoltarlo, e non perdere tempo con gli 86 minuti girati da Marco Calvise e scritti da Tonino Abballe, entrambi all'esordio. Gli attori sono gli stessi membri della band, il che sarà anche romantico sotto un certo punto di vista, ma la recitazione è un'altra cosa, purtroppo per loro (che, ben inteso, non hanno colpa). E non li aiutano granché gli altri personaggi che girano intorno, interpretati invece da gente professionista. Luca è seriamente fastidioso così come il misterioso produttore, per non parlare della bonazza che gli fa da concubina. Trovare e rintracciare i nomi del cast sembra abbastanza difficile anche usando l'amico internet, e questo è un bene perché andrebbero seriamente presi a calci. I cattivi sembrano dei cartoni animati, al limite della parodia trash anni '70.

Assolutamente terribile, ma con una erre e cinque bi, visto che il film è ambientato a Roma, il confronto tra Sara e Carlo che porterà all'uscita di casa del protagonista. E qui entra in gioco anche il regista: primi piani continui, veloci, seguendo uno schema vecchissimo, obsoleto, una sorta di ping pong tra gli attori. Quando poi la macchina si sofferma sul volto totalmente privo di espressione della mora gnocca nello studio del manager, la pazienza finisce per chiunque. Soprattutto a seguito della sua fastidiosa risata che risulta peggiore di un pugno sulle gengive del povero spettatore.
Non bastasse tutto questo interviene anche la fotografia a rendere sofferta la visione. Durante le lunghe passeggiate di Carlo nel parco è impossibile non notare i "bianchi" troppo accesi, sparati dicono quelli che se ne intendono, e i "neri" troppo spenti, ossia le ombre di traverso come se non esistessero i mezzi per dirigerli. Non si pretendeva certo "La grande bellezza", ma nemmeno si può accettare questa fotografia a membro di segugio che denota una totale mancanza di cura del particolare. Anche perché poi tanto particolare non è...

Eppure le noti ancora più dolenti vengono dalla sceneggiatura. Posto come accettata la disavventura col gatto e la volpe (di cui se ne sente la puzza dalla prima inquadratura e se ne viene ricoperti dopo il primo osceno dialogo), che culmina in una rocambolesca rincorsa all'interno degli uffici della SIAE tra Marco e il gatto... ehm, pardon, Luca, per depositare i diritti del nuovo singolo degli Inverso, quello che veramente disturba è il triangolo tra Carlo, Anna e Sara. E qui sopraggiunge nel pubblico la famosa "sindrome della massaia", ossia quella rara e bislacca malattia che vuole che, quando una signora un po' obesa di mezza età guarda una soap opera argentina di infimo livello, dopo un po' inizia a sbraitare come un italiano davanti alla partita di Coppa, e pronuncia frasi alla rinfusa mascherate da consigli per i personaggi: "Non tornare da lui, è fedifrago", "Apri la busta subito, contiene documenti compromettenti", "Perché scendi quelle scale da solo che portano in una stanza buia?". Ah no, l'ultima è tipica della "sindrome da horrorofilo". In pratica quello che non si riesce ad accettare è come Carlo possa continuare a dire di no ad Anna, carina, simpatica e complice, per la voglia di tornare da Sara, brutta, antipatica e soprattutto rompiscatole (eufemismo). La stessa violoncellista glielo chiede in modo molto diretto durante quella che sembra essere la notte della svolta: "Perché continui a rifiutarmi?". Nessuna risposta. Giustamente. Perché una risposta seria in realtà non c'è. Quando poi, nel finale, lui torna dalla moglie e il film termina, rimane l'amaro per quello che non si vede dopo. Una troncatura netta, senza svolgimento, per la storia che più prende lo spettatore.
E allora anche la stroncatura è netta, senza alcuna possibilità di salvezza. Un buon lancio per gli Inverso, un terribile musical per il cinema.

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Recensione a cura di marcoscafu - aggiornata al 23/06/2014 15.21.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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