Recensione welcome to the rileys regia di Jake Scott Gran Bretagna 2010
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Recensione welcome to the rileys (2010)

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locandina del film WELCOME TO THE RILEYS

Immagine tratta dal film WELCOME TO THE RILEYS

Immagine tratta dal film WELCOME TO THE RILEYS

Immagine tratta dal film WELCOME TO THE RILEYS

Immagine tratta dal film WELCOME TO THE RILEYS

Immagine tratta dal film WELCOME TO THE RILEYS
 

Il figlio del famosissimo Ridley Scott si è messo in testa di fare il regista.
Non c'è nulla di male nel seguire le orme del proprio padre, ma è opportuno seguirle BENE per riuscire ad avvicinarsi alla magnificenza professionale di un genitore. Una volta lasciati i videoclip dei Cypress Hill, dei Rolling Stones e dei R.E.M, il giovane Scott si appresta a dirigere questo film dalle molte luci ma (aimè) dalle altrettante ombre.

La storia di Doug che non è mai riuscito a superare la morte della giovane figlia, si incrocia con quella di Mallory, ballerina di lap dance di New Orleans. Dopo questo breve ma significativo incontro, Doug decide di aiutare Mallory come si aiuterebbe una figlia, coinvolgendo anche sua moglie Lois.

La bravura di Scott la si vede subito, sin dall'inizio la pellicola ci sembra ben diretta senza insicurezze da prima prestazione o errori. Il tutto sfocia nel vivo del film, con l'entrata in scena di Mallory e con le tante situazioni a tratti anche comiche della vicenda. Ma "Welcome to the Rileys" non è un film comico, anzi, è un dramma forte e ben costruito.
La pellicola ha delle basi solide e affronta temi difficili e dolorosi: La perdita di un figlio, la depressione, la paura, lo smarrimento, la perdita di fiducia in se stessi, il mancato amor proprio ecc. Tanti argomenti messi in questo calderone che ha lo scopo di far riflettere lo spettatore sul coraggio di rialzarsi dopo una brutta caduta. Tutto questo è ben scritto ma mal affrontato, ed ecco qui che ci imbattiamo nell'inesperienza del giovane Scott. Il regista, raccontando, vuole farci provare ogni tipo di sentimento durante la vicenda, ma "sfiora" tutti gli argomenti già citati e non riesce a lasciare il segno.
Questo è forse il più grande difetto della pellicola, che ci lascia alla fine con un pugno di mosche e con la sensazione di aver visto un film che poteva essere grandioso, ma non lo è stato. Il problema è che non è neanche superficiale, ma semplicemente non decolla. Si accenna a tutto, ma il film non riesce a prendere una di queste direzioni e così l'opera risulta incompiuta.

Tutto sommato, la pellicola riesce anche a regalare momenti divertenti anche grazie alla paranoia della signora Rileys, interpretata dalla brava Melissa Leo (Premio Oscar come miglior attrice non protagonista per "The Fighters"). James Gandolfini ("I Soprano") risulta essere il protagonista principale del film e il tutto ruota intorno alle sue sensazioni e ai suoi modi di pensare e di agire; ottimo come sempre. Infine, importante e decisivo il contributo della brava (e sexy) Kristen Stewart ("Panic Room" e "Adventureland") che, tralasciando gli insuccessi professionali (ma successi economici) della saga di Twilight, riesce a far capire a tutti che è un'attrice coi fiocchi, risultando convincente in un ruolo difficile e inedito per lei.

Buon film che purtroppo ha dei difetti da non sottovalutare, Jake Scott ha grandi doti e potenzialità, ma è opportuno concentrarsi su pochi aspetti di una vicenda sviluppandoli, senza fare un minestrone. La sua prova è comunque accettabile e il film risulta più che gradevole.

"Welcome to the Rileys" è una storia seria e drammatica che ha delle carenze, ma è comunque innegabile che la sensazione di magnificenza cinematografica la si sente anche solo dalle prime inquadrature. Facendo un paragone coraggioso, ma non del tutto fuorviante, potremmo dire che "Welcome to the Rileys" è un "American Beauty" del nuovo millennio.

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Recensione a cura di HollywoodUndead - aggiornata al 23/10/2012 16.51.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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