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E' il primo lungometraggio di Jan Svankmajer che vedo e non mi ha lasciato certamente indifferente. Lo stile del regista è pienamente riconoscibile fin dalle ambientazioni, dal grigiore quotidiano del protagonista fino ad immergersi nello squallore di palazzi fatiscenti che nascondono mondi nascosti in cui viene rappresentata nelle più disparate maniere, la condizione dell'essere umano. Circolare nella sua struttura, a rappresentare la costante ciclicità delle azioni, questo film ha delle intuizioni notevolissime e sequenze da ricordare come la prima invocazione a Mefistifele.