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Mayhem parte da un buon spunto, cioé un virus che toglie ogni freno inibitore a chiunque sia contagiato. Sulla falsariga del demone sotto la pelle, però non limitato dalla sola disinibizione sessuale come nel film di Cronenberg. Se una persona viene contagiata non ha più il controllo di se stesso, intermini prettamente legali. Di conseguenza ogni azione che si compie, persino l'omicidio, non è imputabile al suo esecutore. Di conseguenza si può fare ogni cosa godendo della più completa immunità. Tutto Mayhem è un viaggio verso una catarsi totale e liberatoria. Se il luogo del contesto può essere visto, in circostanze normali, come un covo di complotti e doppiogiochismi, il virus fa emergere tutto alla luce del sole. Niente sotterfugi o altre menate simili. Di carneficina in carneficina ci si sposta dal basso verso l'alto, come in una ipotetica lotta di classe all'interno di un sistema votato al capitalismo selvaggio. Anche se manca di spunti veramente originali, l'insieme viene gestito al meglio: dall'azione pura che non concede pause, alla caratterizzazione degli attori, essenziale ma lontana dal macchiettismo. Bravi sia Yeun che la Weaving.