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Poteva sembrare anacronistico riproporre Charlot nell'epoca in cui il sonoro aveva preso definitivamente piede nel mondo del cinema, invece Chaplin sforna l'ennesimo capolavoro su una società che sta diventando sempre più alienante dove le macchine dell'industria stritolano l'uomo nei suoi ingranaggi invece di aiutarlo. Chaplin denuncia tutto questo con quello spirito beffardo e commovente. In più, mostra tutto il suo amore per quel cinema muto ormai scomparso facendo parlare per la prima ed ultima volta Charlot in una canzone dal linguaggio incomprensibile ma intuibile dai gesti e dalla fantastica mimica del grande comico. Per dimostrare che le parole a volte non servono.