viaggio in italia regia di Roberto Rossellini Italia 1953
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viaggio in italia (1953)

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locandina del film VIAGGIO IN ITALIA

Titolo Originale: VIAGGIO IN ITALIA

RegiaRoberto Rossellini

InterpretiLeslie Daniels, Anna Proclemer, George Sanders, Ingrid Bergman

Durata: h 1.19
NazionalitàItalia 1953
Generedrammatico
Al cinema nel Marzo 1953

•  Altri film di Roberto Rossellini

Trama del film Viaggio in italia

Una coppia di inglesi in crisi coniugale arriva a Napoli. Estranei al mondo che li circonda, si riavvicinano progressivamente.

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Voto Visitatori:   7,55 / 10 (19 voti)7,55Grafico
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Voti e commenti su Viaggio in italia, 19 opinioni inserite

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stratoZ  @  01/07/2026 14:04:59
   7½ / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Terza collaborazione tra Rossellini ed Ingrid Bergman, altro bel film, che va a completare la cosiddetta trilogia della solitudine, seppur non lo abbia trovato intenso come i due precedenti è comunque un film che trasmette delle forti emozioni, narrando questo rapporto di coppia ormai perso in una quotidianità colma di noia e poco entusiasmo nello stare insieme, lo si intuisce fin dalle prime battute, mentre i due sono in viaggio per Napoli e Katherine esclama che è la prima volta che passano tutto questo tempo insieme da quando si sono sposati, andando subito a caratterizzare i due personaggi, così distanti, così poco affini caratterialmente, col marito, che è un po' quell'inglesotto tutto tirato che pensa solo al lavoro e risulta incompatibile col luogo che i due stanno andando a visitare, ovvero Napoli, ecco lui è un precursore dei milanesi che odiano i napoletani, fin dalle prime scene in cui li critica per come guidano, poi per il loro stile di vita, poi per come sono rumorosi, generando anche una certa comicità data dalle differenze culturali, vedasi la lunga scena in cui prova a chiedere da bere alla cameriera che le risponde in napoletano stretto, sembra un dialogo tra il principe William e Rita De Crescenzo, ma che dietro la semplice comicità nasconde un certo ripudio delle usanze del posto, una lieve intolleranza che col tempo diventa sempre più scomoda, preferendo successivamente rifugarsi a Capri, passando delle serate in compagnia di amici senza riuscire a lasciare questa confort zone.

L'opposto accade alla moglie, che si mostra genuinamente curiosa ed interessata alle usanze del posto, ai luoghi iconici che la città nasconde, a delle tradizioni antichissime, portando i due in binari totalmente diversi, la parte centrale è una lunga esplorazione della città da parte di Katherine, perlopiù da sola, senza il marito che è riluttante nell'esplorare musei e girare per la città, passando da diversi luoghi iconici di Napoli, dal Museo Nazionale al Cimitero delle Fontanelle, dalla Sibilla Cumana alla Solfatara di Pozzuoli, è proprio questo viaggio che porta ad una certa consapevolezza del personaggio, inizialmente disposto alla separazione definitiva, vista la poca affinità, ma che andando ad esplorare quei luoghi di morte, tra cui anche gli scavi di Pompei, in cui viene mostrato il procedimento di costruzione del calchi di gesso, entrerà in una sorta di crisi esistenziale nella quale la paura di morire da soli sembra prendere il sopravvento, arrivando ad un finale riconciliante.

Rossellini dirige un film fondamentale, che inevitabilmente influenzerà molti altri autori, da Bergman ad Antonioni, visto come viene trattato il rapporto di coppia, l'incomunicabilità ed il delicato equilibrio psicologico di entrambi, la Bergman offre un'altra prestazione mastodontica, così sfaccettata, forte e sensibile allo stesso tempo, trasmettendo un'umanità incredibile.

76mm  @  21/02/2023 13:30:58
   5 / 10
Valuto sempre molto attentamente prima di "stroncare" un capolavoro conclamato, un po' per il timore di attirare gli strali di qualcuno poco propenso ad accettare le voci fuori dal coro, un po' per un mio problema di complesso di inferiorità, che mi fa sempre partire dal presupposto che se una cosa piace a tutti tranne a me sono io che non capisco, o non so apprezzare.
In questo caso però sono abbastanza convinto che il problema non sia mio.
Sul retro del dvd che ho incautamente acquistato viene riportato che Jacques Rivette disse che dopo "Viaggio in Italia" tutti gli altri film fatti in precedenza sarebbero improvvisamente invecchiati di 10 anni…senza entrare troppo nel merito di questa affermazione e tralasciando la ben nota riverenza dei registi della Nouvelle Vague verso il maestro Rossellini, qui l'unico che è invecchiato di 10 anni in un colpo dopo la visione di questa mattonata, pur nella sua breve durata, sono io.
Sembra un incrocio fra una puntata di "Meraviglie" di Alberto Angela dedicata a Napoli e dintorni e un episodio più lungo e meno divertente di Casa Vianello.
Non so se poteva essere considerato rivoluzionario per l'epoca, ma i suoi 70 anni se li porta proprio male.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  31/05/2020 20:49:38
   7½ / 10
Il viaggio in Italian, Napoli precisamente, di una coppia di sposi in crisi che per la prima volta sara' "obbligata" a passare molto tempo insieme.
Gi approcci con i possibili amanti restano sospesi in aria, non si ha il coraggio di affondare il colpo perche si è innamorati e tra uno scheletro e una mummia forse tornera' l'armonia coniugale, proprio come risorge dalla cenere una coppia di sposi negli scavi di Pompei.
Una bellissima apologia sul matrimonio da parte di una maestro come Rossellini.

Invia una mail all'autore del commento marco986  @  26/05/2020 00:28:36
   8 / 10
Bel film di Rossellini, girato dopo Dov'è la libertà con protagonista Totò, vede come protagonista Ingrid Bergman all'epoca moglie del regista. Ambientato in ruoli storici di Napoli e provincia( il ristorante la bersagliera,la solfatara di Pozzuoli,Capri,gli scavi di Pompei e il cimitero delle fontanelle alla Sanità) è l'ultimo di una trilogia sulla solitudine dopo Stromboli terra di Dio ed Europa 51.
Film che fu un insuccesso di critica e di pubblico all'epoca ha influenzato invece grandi registi come Antonioni,credo anche Rosi e sicuramente la Nouvelle Vague francese e Scorsese che anni fa fece un documentario intitolandolo proprio viaggio in Italia.
Sceneggiato da Rossellini con Vitaliano Brancati. Musiche di Renzo Rossellini

pak7  @  27/02/2019 18:40:46
   7 / 10
Cinema d'altri tempi. Per ora, Rossellini l'ho trovato sempre apprezzabile nelle sue tematiche. Lontanissimo dal suo capolavoro (Roma Città aperta), il regista ci racconta una storia d'amore, dipanando sfaccettature nascoste col passare dei minuti.
Finale forse leggermente forzato e fretteloso.
7=

topsecret  @  24/03/2018 22:31:07
   6½ / 10
Napoli e dintorni come terapia di coppia.
Il film di Rossellini intende omaggiare la città partenopea conferendole il titolo di salva matrimoni, in una storia poco fluida per quanto riguarda il ritmo ma molto ben interpretata.
Il finale però appare un po' affrettato.

david briar  @  17/02/2016 23:02:27
   7 / 10
Palese esempio di sceneggiatura-dispositivo. Ci sono scelte di regia notevolissime, come quando vediamo la protagonista lamentarsi del non aver fatto bambini, e in secondo piano un bambino cammina ed esce fuori campo non appena finisce di dire la frase; o le inquadrature delle statue del museo, con il sonoro atto a marcare quella forte contrapposizione di cui parlava Rossellini, fra uomini cuciti e drappeggiati.
Jacques Rivette disse:è un film che apre una breccia che non è più possibile ignorare e ci conduce dritti verso il cinema moderno. E' facile capire cosa intende, perché Viaggio in Italia propone una costruzione molto più sregolata, composta più da episodi che da una storia in cui tutto è efficiente, com'era invece il modello di rappresentazione istituzionale ampiamente diffuso. C'è perfino un montaggio jumpcut in macchina che sarà ripreso da Godard in una delle sequenze più famose di "Fino all'ultimo respiro".
Ricapitolando, un film molto importante per l'influenza che avrà sulla Nouvelle Vague(che poi influenzerà a sua volta il cinema moderno, New Hollywood compresa), ma anche poco coinvolgente e pesante nonostante la sua breve lunghezza. Per me, uno di quei film da vedere per fini più storici e didattici che altro: come anche in "Fino all'ultimo respiro", questo nuovo modo di fare cinema ancora non aveva trovato una sua regolarizzazione, e quindi era un po' acerbo, macchinoso e poco emozionante,anche per colpa di attori a mio parere inadatti a questa semi-improvvisazione. Un confronto qualitativo non ha molto senso proprio per questo, e rimangono film immancabili, ma che vanno contestualizzati non solo in base alla data d'uscita, ma anche in base al tipo di cinema che miravano a essere rispetto a quello preponderante in quel periodo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  26/07/2015 22:56:20
   9½ / 10
Una coppia straniera in un paese a loro straniero. La crisi del loro rapporto non è immediatamente evidente, si sviluppa per gradi e come le tessere di un puzzle compone un menage logoro e stantio in cui la realtà circostante funge da vero detonatore. Ripicche e rancori emergono a galla mentre segni premonitori della storia di un intero paese li aggredisce e li spoglia. Nudi e senza difesa in una terra straniera che non consente loro nascondere dietro maschere ipocrite la loro vera natura. Il film di Rossellini prima di tante scene matrimoniali analizzate e sviscerate da Antonioni o Bergman regala un film totalmente incompreso all'epoca e dimostra la grandezza di un regista in fondo mai apprezzato appieno proprio in questo paese.

Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  09/03/2015 20:49:46
   6½ / 10
Prima di tutto, probabilmente, non è possibile valutare questo film senza tenere conto del suo contesto storico. E'possibile che all'epoca arrivasse al pubblico in maniera molto diversa da oggi. Visto così a me ha lasciato solo molta noia (e dura 1 ora e 1 quarto!) qualche momento di vita di coppia (annoiata) e un tour di Napoli e dintorni (interessante più del resto del film). Gli ultimi 30 secondi del film dovrebbero risolvere tutto ma a me sono parsi totalmente fuori luogo. Insomma, direi che è chiaro perchè fin da subito i critici si sono divisi tra il definirlo un capolavoro o una schifezza...

polbot  @  04/12/2014 22:29:49
   7 / 10
Una Napoli che sembra di.. 2 secoli fa? Peccato il finale buttato là..

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR pier91  @  07/06/2013 21:26:22
   6½ / 10
Frane di una coppia, ma ancor prima dei singoli che la compongono. Aleggia (in parte) lo stesso tedio che Hemingway sussurrava nel racconto "Il gatto sotto la pioggia".
Secolarmente gravidi di vissuti, i luoghi hanno sembianze quasi umane, un' anima partecipe.
Sebbene vivificato da una regia acuta, commossa, affettuosamente spionistica, credo che il sodalizio Rossellini-Bergman abbia dato risultati migliori di questo. Il film paga il prezzo di un finale detestabile, scenografico quanto stucchevole, almeno secondo la mia sensibilità.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  04/06/2013 21:30:27
   7 / 10
Ottimo ritratto di una coppia in crisi nell'Italia di inizio anni '50. All'epoca non ebbe molto successo, oggi se ne può apprezzare l'importanza storica.

7219415  @  07/05/2013 23:53:16
   7 / 10
ha i suoi anni e li sente...comunque apprezzabile

Oskarsson88  @  07/05/2013 23:31:21
   7 / 10
Neorealismo, quindi un po' pesantuccio, però ben girato ed interassante il rapporto di coppia ormai logorato. Bello l'omaggio a Napoli e dintorni. Film d'altra epoca.

Invia una mail all'autore del commento luca986  @  08/01/2013 23:29:28
   8½ / 10
Un film imprescindibile. Da riscoprire.

Guy Picciotto  @  24/05/2008 11:26:25
   9½ / 10
Viaggio in Italia non è solo uno splendido film, è anche un film fondamentale per il cinema italiano, impegnato nella difficile fuoriuscita dalle gabbie strutturali e critiche del Neorealismo. Rossellini, tra gli alfieri di quella stagione cinematografica, tenta una coraggiosa operazione di amalgama fra le parti documentaristiche e quelle più puramente di fiction. Ben prima dell'avvento di Antonioni - che sarà sicuramente influenzato da quest'opera - Rossellini coglie al balzo l'urgenza di staccarsi da un territorio, quello prettamente neorealista, imperniato su una recitazione improvvisata e dilettantesca. Qui i protagonisti son due mostri sacri di Hollywood (la Bergman e George Sanders), circondati da altri ottimi attori inglesi e americani. A loro viene imposta una recitazione anti-naturalistica, che crea un forte paradosso con il procedere degli eventi e con l'avvento dei luoghi geografici, permettendo dunque un ulteriore lavoro di amalgama fra elementi antitetici. Il discorso sull'alienazione fa del film un'opera in forte anticipo sui tempi - la disgregazione borghese oramai elemento estraneo alla società -, la messa in scena straniata e la regia imperniata sull'attesa mettono l'opera in rapporto con il teatro d'avanguardia del secondo novecento (ovviamente Beckett, anche se solo da un punto di vista "di senso")...
C'è da dire che scene come quella nell'antro della sibilla cumana, quella nelle catacombe e soprattutto quella del calco di gesso a pompei (che è quella che mi è piaciuta di più in assoluto) sono stupende.
Il bello del film più che la cartterizzazione dei personaggi secondo me sta in come rossellini esprime l'alienazione borghese, un incubo angoscioso ma patinato e gli attori che sembrano non vivere...ma lasciarsi vivere addosso da ciò che li circonda.

quaker  @  27/12/2007 16:51:26
   8 / 10
Devo dire che mi aspettavo un film diverso. E' sicuramente un'opera di grande valore perché, dietro un tono apparentemente dimesso, è di grande valore sperimentale: in effetti anticipa nel 1953 il cinema francese della nouvelle vague.
Però non sempre, secondo me, R. è qui felice nella combinazione fra vicenda, dialoghi, ambienti, narrazione cinematografica, ma soprattutto mi pare che non faccia centro nella pretesa di raccontare una storia così debole e fievole senza alcun pathos, senza alcuna vigoria... per il resto vedere spoiler.

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Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  15/08/2007 09:29:06
   9 / 10
Cinema specchio dell'anima. Cinema latore di dimensioni nuove, metafisiche attraverso i paesaggi dell'Italia, paesaggi dell'Anima, Cinema che si trasforma.
le vicende di una coppia di coniugi INGLESI, quindi compassati, sarcastici, annoiati, ciechi, ma perdutamente innamorati trovano nell'Italia i loro scheletri (presenza frequente in questo film) nell'armadio (il poeta per lei, la donna per lui) e con sincerità inaspettata capiscono la situazione in cui sono caduti e dopo una scena da storia del cinema a Pompei ritrovano nella paura di perdersi il coraggio di amarsi. uno dei migliori film sul matrimonio, semplice, ma assoluto. Rossellini racconta ogni debolezza, ma anche ogni punto di fora di tale vincolo e ne crea un ritratto perfetto. ma tutto il film è permeato di un atmosfera ormai perduta nel cinema, come disse commentandolo lo stesso regista, che è quella dell'"Eternità", un sentimento di vita eterna che si perpetua ad ogni visione e che è una peculiarità dei napoletani come si vede per le preghiere ai morti di 4 secoli fa. insieme a Roma Città Aperta, il migliore di Roberto Rossellini.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  26/03/2007 14:33:00
   9½ / 10
Si parlava, all'epoca, di "contemplazione dell'animo umano" e questo film, amatissimo in Francia, è una di quelle opere che fanno rimpiangere il sottoscritto di non conoscere l'opera omnia di Rossellini, ma solo alcune opere (magari non poche, comunque meno della metà).
Quando certa critica dei cahiers affronta la capacità della telecamera di "lasciare allo spettatore di trarre le proprie sensazioni", allora il disagio per la coppia straniera in crisi o per la sola Katherine (che a volte sembra voler salvare soprattutto lei il suo matrimonio) è emblematico: come noterà chi avrà visto anche solo una volta questo film, i bellissimi luoghi campani descritti non sempre possono essere equiparati allo stereotipo locale, ma diventare anche vere e laceranti dimensioni di interiorità: la sequenza dei resti degli amanti abbracciati - credo - a Pompei (o Ercolano?) la cui visione sconvolge tanto Katherine (con un cognome importante come "Joyce") nella sua introspezione analitica del proprio sentimento fallito/tradito, è quanto di piu' devastante abbia mai prodotto il cinema italiano di ogni tempo.
Si direbbe quasi che il padre del neorealismo volesse soffocare se stesso, diventando così innovatore in uno schema introspettivo che stava per far piazza pulita degli stereotipi di quel cinema forse già premonitoriamente sorpassato.
E' un film che ho amato tantissimo, e che qualcuno vorrà pigramente rileggere come "foriero della crisi matrimoniale del regista", cosa del tutto inesatta.
Lo spettro della perdita di sè e del mondo circostante, una ricerca fisica, sentimentale e spirituale che vanta sfumature e contrasti ben piu' profondi di una semplice crisi coniugale autobiografica

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Ultima risposta 26/05/2020 00.22.10
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