mistery train regia di Jim Jarmusch USA 1989
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mistery train (1989)

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locandina del film MISTERY TRAIN

Titolo Originale: MISTERY TRAIN

RegiaJim Jarmusch

InterpretiMasatoshi Nagase, Youki Kudoh, Screamin' Jay Hawkins, Cinqué Lee, Rufus Thomas, Jodie Markell, William Hoch, Nicoletta Braschi, Elizabeth Bracco, Joe Strummer

Durata: -
NazionalitàUSA 1989
Generecommedia
Al cinema nel Luglio 1989

•  Altri film di Jim Jarmusch

Trama del film Mistery train

Un trittico di storie che si svolgono a Memphis, nel Tennessee, durante un arco temporale di 24 ore. Due giapponesi inclini all'amore, un'italiana che incontra un fantasma e un inglese nei guai. Alla fine i tre racconti hanno tutti qualcosa in comune…

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Voto Visitatori:   7,44 / 10 (9 voti)7,44Grafico
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Voti e commenti su Mistery train, 9 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

VincVega  @  26/06/2019 10:33:56
   6½ / 10
Discreta pellicola di Jarmush, che non raggiunge i livelli, per esempio, di "Daunbailò". "Mystery Train" è gradevole e con un'atmosfera azzeccata, ma non ispiratissimo.

hghgg  @  07/12/2015 13:20:15
   8 / 10
"Mistery Train" uno dei film meno celebri e considerati di Jim Jarmusch, chissà forse per il fatto di essere venuto dopo un film ormai "classico" come "Daunbailò" ha pagato dazio. Eppure è un altro grande film con cui Jarmusch chiude molto bene gli anni '80 e il suo, diciamo così, primo periodo con un film che racchiude molto bene non solo la sua poetica ma anche tanti aspetti, anche piccoli, e caratteristiche di ciò che era stato il suo cinema fino a quel momento, chiudendo alcuni capitoli e richiamandone in continuazione degli altri.

Tanti collegamenti con la sua solita schiera di collaboratori e i due film precedenti, "Daunbailò" in particolare.

Uno dei richiami più belli al film precedente è la presenza della voce di Tom Waits alla radio nei panni del DJ già conosciuto nel capolavoro del 1986, uno splendido collegamento al finale di quella storia, lo spettatore può immaginarsi che "Zack" sia riuscito a riprendersi il suo lavoro, dopo l'evasione e la fuga.

Il film è il primo senza John Lurie nelle vesti di attore ma è l'ennesimo le cui musiche sono firmate da Lurie, l'ultimo. In "Night on Earth" sarà lo stesso Tom Waits ad occuparsi della colonna sonora in una sorta di naturale continuità mentre successivamente da "Dead Man" Jarmusch si rivolgerà ad altri lidi (Neil Young, in quel caso). La colonna sonora di Lurie è forse la migliore tra quelle scritte per l'amico, spalleggiato dalla chitarra saltellante e inconfondibile di Marc Ribot, all'epoca chitarrista dei Lounge Lizards di Lourie oltre che già inseparabile collaboratore di Waits (la chitarra di Ribot c'è anche in apertura di "Daunbailò" con "Jockey Full of Bourboun").

Splendida partecipazione di Screaming Jay Hawkins, il folle sciamano, altro collegamento questa volta con "Stranger Than Paradise" dove la sua immortale "I Put a Spell on You" era il brano leitmotiv del film.

E torna Nicoletta Braschi, protagonista del secondo capitolo del film, incredibilmente da sola senza il marito. Non meno incredibile comunque del Benigni senza la Braschi in "Night on Earth" comunque. Jarmusch dopo "Daunbailò" li ha sfruttati separatamente, ha fatto il miracolo.

Torna la meravigliosa abitudine di utilizzare come attori dei cantanti/musicisti e mentre Lurie scrive solo le musiche e Waits fa il dj radiofonico questa volta è il turno davanti alla camera di Joe Strummer, indimenticabile leader, voce e frontman dei Clash, altra gente che ha scritto pagine enormi di musica. E viene fuori che Strummer ha pure una gran bella faccia da cinema. Jarmusch scrisse il personaggio appositamente per lui un po' come farà successivamente per la Ryder in "NIght on Earth".

Insomma quando guardo un film di Jarmusch degli anni '80 mi ritrovo sempre in questa sorta di riunione di amiconi che si rincontrano sempre a lavorare insieme in un modo o nell'altro con un'atmosfera quasi di "intimità" che alla fine poco ha a che vedere con il mood vero e proprio dei suoi film e col tipo di storie raccontate.

A questo proposito "Mistery Train" si presenta come un film diviso in tre capitoli ("Far From Yokohama" "Ghost" e "Lost in Space"), tre storie "del nulla" raccontate con il tipico stile poetico/indie di Jarmusch, così malinconiche, solitarie e, a modo loro, romantiche, così come le storie narrate da Tom Waits in molte sue canzoni, visto che i film di Jarmusch potrebbero benissimo essere canzoni di Tom Waits e viceversa. Con la loro solitudine, la disperazione, la malinconia, ma anche l'ironia, la galleria di personaggi stralunati, a volte grotteschi, persi sul lato più buio della strada.

Tre storie quindi, unite tra di loro attraverso vari piccoli collegamenti sparsi nelle quasi due ore di film, ambientato nell'arco di un'unica giornata in un'unica città, Memphis, Tennessee (cosa che lo differenzia dal film successivo dove le cinque storie sono completamente separate tra loro e si "viaggiava" in cinque città diverse).
C'è da divertirsi nel notare i collegamenti e quindi incastrare tra loro i tre capitoli. Lo stesso albergo (con Screaming Jay Hawkins), luoghi e momenti che si incrociano brevemente (la Braschi che incrocia per un attimo uno dei personaggi del terzo frammento, ritroveremo lo stesso momento proprio nel terzo capitolo focalizzato in maniera leggermente differente, senza mostrare la Nicoletta, oppure i giapponesi del primo frammento che passano davanti al locale del terzo). Lo sparo della pistola, i personaggi di Dee Dee e Johnny, il dj Tom alla radio sempre con la stessa presentazione (contemporaneità temporale) di "Blue Moon" di Elvis Presley e appunto Presley, nella "sua" Memphis, collegamento principale di tutti e tre gli episodi. La sua figura, che sia attraverso ritratti, foto, canzoni o apparizioni ectoplasmatiche troneggia incessante su tutti i personaggi e "Blue Moon" ha il ruolo che ebbero nei film precedenti "I Put a Spell on You" e "Jockey Full of Bourboun".

Di queste tre storie così inconfondibilmente Jarmusch non ce n'è una che ho preferito in maniera particolare, lui è un regista che riesce davvero ad ipnotizzarmi.

La coppia di ragazzi giapponesi in viaggio anzi in pellegrinaggio in un luogo culto del rock, lei fanatica proprio di Elvis, lui decisamente di più ampie vedute e, per i miei gusti, ne capisce molto di più. Questo dei tre capitoli è quello in cui accade di meno, anzi non succede proprio nulla e il modo di raccontare il nulla che ha Jarmusch a me fa impazzire. Viaggio attraverso il mito del rock'n roll.

La vedova italiana, da Roma, di passaggio a Memphis per una notte in attesa del suo volo. Visto l'inizio di questa parte Benigni si sarà allegramente toccato le palle. C'è tanta ironia e qualche scenetta simpatica, la sequenza del dialogo tra la Braschi e il mattoide che le racconta la storia del fantasma di Elvis è da antologia jarmuschiana. Qui Jarmusch riesce davvero ad esaltare la bellezza della Braschi e a parte questo mi sembra sia anche riuscito a farla recitare più decentemente del solito, come in "Daunbailò". Quindi o è lui (perché Benigni ovviamente avrà anche più sintonia con lei ma come direttore di attori non è Jarmusch) o lei in inglese recita meglio, boh. Comunque si sopporta bene. Episodio più "bizzarro" degli altri, con tanto di Elvis fantasma nel finale. E poi adoro vedere la Braschi, da sola in un film di Jarmusch, che cammina per strada con sotto le musiche di John Lurie e la chitarra di Marc Ribot. Quelle musiche poi rimandano tantissimo ai film d Benigni, dove le colonne sonore erano a cura di Evan Lurie, fratello di John (John che reciterà ancora insieme a Bob & Nico ne "Il piccolo diavolo") Continua la fiera degli amiconi. Divertente anche la parlantina dell'improvvisata compagna di stanza Dee Dee e la sua storia che si ricollega alla storia successiva. La Braschi è impaccata di soldi e riconosce il calibro della pistola dal suono dello sparo. Anticipazione della miglior commedia del marito ? :-)

E poi Joe Strummer. E l'episodio che più di tutti rimanda a quei personaggi sul lato sbagliato della strada tanto cantati da Waits. Questo barcollante trio di disperati capace soltanto a mettersi nei guai, con un credibilissimo Strummer e persino un giovane Steve Buscemi, già bravo, che incredibilmente non muore ma si prende solo una pallottola in una gamba (che per lui è tipo un buffetto) e così si scopre anche la provenienza dello sparo. Parte divertente come può esserlo una storia amara e malinconica alla Jarmusch, personaggi meravigliosamente caratteristici e la "ribellione" del personaggio di Strummer alla figura di Elvis e al soprannome che gli è affibbiato.

Il finale è soltanto un'altra partenza.

Mi ha fatto ridere Jay Hawkins che spegne la radio mentre parla Waits, Jay Hawkins è un altro di quei grandi che ha interpretato una canzone del meraviglioso songwriter di Pomona.

"Mistery Train" è un gioiello notturno e malinconico, sospeso e lento come ogni opera di Jim Jarmusch, davvero molto bello.

Il suo primo film a colori. Secondo me perde un poco Jarmusch privato delle immagini in bianco e nero, sarà un caso ma i due suoi più grandi capolavori, almeno per il sottoscritto, sono "Daunbailò" e "Dead Man" quest'ultimo film immenso in cui Jarmusch deciderà saggiamente di tornare al bianco e nero dopo due film a colori (questo e "Night on Earth"), bianco e nero che si rivelerà totalmente perfetto per quel film.

Dettagli a parte anche questo è un film molto bello, imperdibile per gli appassionati del cinema di Jarmusch o di un certo stile "indipendente" e misurato. Ovviamente per tutti gli altri, utilizzare con cautela.

7219415  @  10/08/2015 15:52:40
   8 / 10
Film molto piacevole e simpatico...anche se le tre storie potevano intrecciarsi un po' di più..

Oskarsson88  @  10/08/2015 02:30:28
   8 / 10
Carino e leggero questo film di Jarmusch, molto ironico, tre storie intrecciate in una desolata città americana. Meritevole, e tra i meno conosciuti del regista!

Beefheart  @  26/03/2014 12:48:32
   6½ / 10
Altra fatica di Jim Jarmusch, stavolta, secondo me, in tono un po minore rispetto a quanto partorito sino a quel momento.
L'espediente è quello delle storie indipendenti, in questo caso tre, che si sviluppano parallelamente. Delle tre solo quella con Steve Buscemi e Joe Strummer è degna di nota. Il filo conduttore è la musica.
La mano del regista c'è tutta ma a conti fatti manca qualcosa.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  02/07/2013 15:44:10
   7½ / 10
A volte il Mito è meglio ammirarlo da lontano. Se ne accorgono gradualmente i due ragazzi giapponesi sperduti in una Menphis degradata e squallida, popolata di personaggi profittatori e assurdi, comici e grotteschi. E' bellissimo lo sfondo usato Jarmusch per queste tre piccole storie minimaliste che si sfiorano appena, cariche di malinconia e solitudine anche nei suoi risvolti più brillanti. Da recuperare.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  26/12/2010 14:35:26
   8 / 10
Tre storie normalissime analizzate con lo stile disincantato e unico di Jarmusch. Ad unirle sono un albergo fatiscente,un colpo di pistola e soprattuto il Re,Elvis. Per chi apprezza lo stile di Jarmusch una garanzia fatta di una lentezza quasi cullante,personaggi che parlano poco e che quando lo fanno non dicono nulla di eccezionale,rendendo così ogni loro parola e ogni loro gesto importantissimo e adattandosi del resto ai ritmi e al film stesso. E c'è sempre il viaggio,ovviamente.

Tre episodi da ritenersi però differenti tra loro: il primo con i due giapponesi è il migliore,con la loro mania di Elvis. Il secondo con la Braschi è il più strano e paranormale (ma nulla che faccia sembrare tutto fuori dal normale,incredibilmente). L'ultimo invece riguarda la storia più violenta ma al contempo anche la più comica vista sotto un'ottica particolare,un trittico di uomini che ricordano leggermente quelli del mitico Daunbailò,del resto citato di continuo durante il film (la Braschi,Tom Waits alla radio sono alcuni esempi).

Con Jarmusch più che con altri registi è così,o i suoi film dicono di tutto
oppure non dicono nulla. Il suo stile fuori da ogni regola può irritare o essere incredibilmente attraente.

Gruppo COLLABORATORI Victor  @  17/07/2006 16:27:16
   7½ / 10
Il film merita di essere visto non fosse altro che per la regia.Sono tre storie tutte ambientate a Memphis.La prima storia meriterebbe 10(quella dei due giapponesi stanchi fissati con Elvis),la seconda con la Braschi,è molto più deludente,ma si riscatta con la terzacon Steve Buscemi.

benzo24  @  17/07/2006 12:37:41
   7 / 10
un bel film , peccato solamente per l'episodio con la braschi veramente deludente.

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