todo modo regia di Elio Petri Italia 1975
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todo modo (1975)

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locandina del film TODO MODO

Titolo Originale: TODO MODO

RegiaElio Petri

InterpretiGian Maria VolontŔ, Franco Citti, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato

Durata: h 2.10
NazionalitàItalia 1975
Generegrottesco
Tratto dal libro "Todo Modo" di Leonardo Sciascia
Al cinema nel Luglio 1975

•  Altri film di Elio Petri

Trama del film Todo modo

Mentre nel paese infuria un'epidemia, un centinaio di "notabili" del partito che da trent'anni governa l'Italia si riunisce in un albergo convento per seguire un corso di esercizi spirituali condotto da un gesuita, don Gaetano. In realtÓ ai convenuti preme soltanto concordare una nuova spartizione del potere. Ben presto, dopo un furto sacrilego, la riunione si trasforma in rissa e cominciano i morti.

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Voto Visitatori:   7,76 / 10 (19 voti)7,76Grafico
Voto Recensore:   9,00 / 10  9,00
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Voti e commenti su Todo modo, 19 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

DankoCardi  @  12/07/2019 16:25:49
   8½ / 10
Nel precedente (e superiore) "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" Elio Petri mette alla berlina le insicurezze sottese dell'autorità. Qui alza il tiro e, complice un romanzo di Sciascia, inscena una pesante critica alla classe politica dell'epoca ed, ovviamente, alla Chiesa. In un clima surreale e malsano di epidemia incombente, i dirigenti politici del nostro paese si ritirano per degli ipocriti esercizi spirituali in un luogo chiuso, claustrofobico e buio...esattamente come lo loro anime, le loro magagne ed i segreti di Pulcinella che tengono dentro di loro. I peccati che si confessano sono quelli politici. Petri dimostra tutta la sua maestria con la macchina da presa destreggiandosi in luoghi angusti; i dialoghi rappresentano in maniera perfetta la puerilità di chi, a governo di una nazione, litiga come un bambino. Una critica alla classe dirigente ed alla chiesa? Si...ma anche no; la pellicola può essere vista come uno scimmiottamento più comico che drammatico di persone apparentemente potenti ma che in realtà possono essere schiacciate come formichine. Anche il sistema degli enti, delle organizzazioni, dei legami tra politica ed imprenditoria non viene risparmiato ma lavato dal regista con la soda caustica ed un delitto è lo spunto per capire chi, in quel preciso istante, rispetto alla vittima si trovava a "destra" o a "sinistra" (e ci siamo capiti). A completare il tutto una splendida prova degli attori su cui spicca un Volontè che in maniera macchiettistica presta il volto a quello che dovrebbe essere il presidente Aldo Moro (tornerà a ricoprire lo stesso ruolo, ma in maniera realistica e drammatica nel film-dossier "Il caso Moro" di Giuseppe Ferrara). Da brividi Ciccio Ingrassia qui forse nell'interpretazione più intensa della sua carriera. Da vedere...e da riflettere!

Thorondir  @  21/06/2019 11:57:14
   7½ / 10
Todo modo è chiaramente un attacco diretto ai vertici del partito che ha dominato il governo del nostro paese per 30 anni (quando uscì il film) e di fatto per un altro quindicennio dopo l'uscita. Un atto d'accusa durissimo, provocatorio, grottesco, quasi onirico, asfissiante, ossessivo, decadente, quasi orrorifico in alcuni personaggi che mette in scena: nel chiuso di stanze impenetrabili (forse) i vertici del potere pugnalano se stessi alle spalle. Petri non si fa scrupoli a mostrare tutte le doppiezze, le malvagità ma anche le fragilità umane del potere, la sua ipocrisia, la repressione morale. E con Volontè che è chiaramente la personificazione di Moro il film assume i tratti quasi di un'opera profetica. Forse con un po' di simbolismi in meno e qualche maggiore concessione allo spettatore, si poteva anche limare una parte centrale talmente pastosa da scadere a volte nel noioso.

lukef  @  15/03/2018 18:39:50
   5 / 10
Elio Petri e Gian Maria Volontè: una coppia tanto talentuosa quanto politicamente schierata, come emerge da questo "Todo modo" e dal precedente "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto".
In entrambi la j'accuse porta nomi e cognomi (Luigi Calabresi e Aldo Moro se non fosse chiaro) e non a caso entrambi i protagonisti furono assassinati per mano di gruppi della c.d. "sinistra extraparlamentare" a pochi anni di distanza dall'uscita dei rispettivi film.
Non dico che le succitate pellicole ne siano responsabili (di sicuro portano sf*ga), ma è comunque lampante che vadano a cavalcare quel clima d'odio volto solo a perseguitare malcapitati capri espiatori, quale unica risposta alle disgrazie congenite del nostro beneamato Paese. In questo moto (medievale e inquisitorio, nonché attuale) non c'è educazione, non c'è volontà di emancipare né di spiegare, ma solo un pensiero politico misero, che nulla ha in più di un qualsiasi altro filmetto di propaganda.
C'è però una differenza sostanziale tra le due opere citate. La prima, sradicata dal contesto italiano degli anni settanta, assume una valenza artistica e ideologica autonoma e complessa; ha la grande capacità comunicativa di trasmettere il concetto di potere così bene da farlo sembrare quasi un oggetto tangibile (ammaliante, subdolo e inarrestabile).
In Todo modo, oltre a mancare l'evoluzione dall'opera precedente (dovuta quantomeno agli avvenimenti storici), latita la medesima forza evocativa, sostituita da messaggi fin troppo dichiarati. L'idea di questa cristianità malata è, forse volutamente (ma comunque pesantemente), asfissiante fin dai primi minuti, e dopo un'ora intera di Pater Noster e pareti di calcestruzzo, mi si stavano leggerissimamente chiudendo gli occhi dal sonno.
Nella seconda parte si perde un po' di sonnolenza ma anche un po' di contatto con la realtà... ne resta una ridicola rappresentazione della politica dell'epoca, incomprensibile per coloro che già non sono assuefatti da certe ideologie.
In ultima istanza segnalo una recitazione di livello, anche se certi personaggi son troppo caricaturali per i miei gusti (Mastroianni, secondo me, fuori luogo).
Ecco, mi sono dilungato sulle dolenti note, ma resta comunque un buon film. Forse è colpa mia, che leggendo i nomi dei protagonisti partivo da aspettative troppo elevate.
Tirando le fila direi: qualità buona, noia eccessiva, memorabilità scarsa.

Niko.g  @  26/04/2016 13:20:03
   4 / 10
Ipocrisia, connivenza, degradazione morale: questa, secondo Elio Petri, era la Democrazia Cristiana.
"E' un film di denuncia", dicono gli estimatori. Sì, ma la denuncia è tale quando è libera dall'ideologia, dal pessimismo demagogico di cui questo film è intasato e vedere marciume ovunque, puntando il dito su una classe dirigente senza salvare nulla, finisce per diventare banale qualunquismo (il campione assoluto di questo tipo di gioco al massacro è stato Pasolini con "Salò o le 120 giornate di Sodoma").
Oggi che la Democrazia Cristiana non esiste più, in Italia la corruzione ha raggiunto vette mai toccate prima. Non solo. Quelli almeno erano uomini di cultura umanistica, oggi invece siamo governati da twittatori che come classici studiano Steve Jobs. Chiusa parentesi.

Coinvolgendo in modo a dir poco discutibile la Chiesa cattolica, Petri mostra di averne una visione meramente laicistica e storicistica, come quella del suo amato Sciascia.
Infatti, tutti coloro che della Chiesa non vogliono cogliere la vera essenza, la missione salvifica indicata da Cristo, ma solamente il formalismo istituzionale e rituale, il pettegolezzo scandalistico, la cronistoria degli errori (di cui sanno tutto a menadito) e delle miserie umane, finiscono per cadere nella mistificazione. E che dietro al film ci sia un astio dissacratore corroborato da un'ideologia di stampo comunista, lo testimonia anche l'aver chiamato in causa in modo volgare Sant'Ignazio di Loyola, mescolando la sua levatura intellettuale e spirituale con gli intrallazzi di putridi figuranti che esistono solo nella testa di Petri.

Aldo Moro fu un uomo di ben altro spessore morale rispetto a quello che il regista vuole rappresentarci attraverso il suo viscido e corrotto burattino bisessuale (bravissimo, come sempre, Gian Maria Volontè).
La sua religiosità era autentica, la sua azione politica ne era ispirata. Il "suo" compromesso storico non era il compromesso ipocrita, la brama di potere e altre idiozie del genere. Il suo atteggiamento da mediatore non era l'attitudine del vile e cinico doppiogiochista (chi oserebbe accusare di ipocrisia De Gasperi e Togliatti quando introdussero il diritto di voto alle donne?).
Ad Aldo Moro interessava il bene della nazione, della nostra democrazia, il bene comune, il bene dell'uomo in una prospettiva unificatrice, oggi testimoniata in altra forma da Papa Francesco. E' in nome di questo interesse collettivo supremo che Aldo Moro è caduto come un martire e questo film è l'opera più scorretta sulla sua figura di uomo e di politico.

Tra l'altro, nella testa dello spettatore rischia di insinuarsi il messaggio distorto che l'esercizio spirituale sia fonte di ipocrisia. Il "Todo modo" del titolo, utilizzato per concludere che la volontà divina va realizzata in TUTTI I MODI, è una manipolazione di ciò che Sant'Ignazio indicava nella prima annotazione degli esercizi spirituali: "come il camminare e il correre sono esercizi corporali, così si chiamano esercizi spirituali TUTTI I MODI di disporre l'anima a liberarsi da tutte le affezioni disordinate e, una volta eliminate, a cercare e trovare la volontà divina nell'organizzazione della propria vita per la salvezza dell'anima". In altre parole, non ci può essere ordine esteriore (nella società, nelle istituzioni, nella Chiesa) senza una continua riforma interiore. Del resto, fin da Platone l'ordine dell'anima umana era considerata come fondamento dello Stato, a testimonianza della corrispondenza tra ordine interiore della persona e ordine esteriore della società. Questo concetto viene calpestato, insieme alla figura di Moro, dalla smania dissacrante di Petri.

Sorretto dalla suggestiva scenografia dell'ingegnoso Dante Ferretti, "Todo modo" è narrativamente confuso, eticamente ingannevole, subdolamente blasfemo, guastato da una modalità deviata e ottusa di denunciare, con la denuncia che diventa schema e lo schema che diventa noia. Un film che fa tabula rasa di tutto, mancando di equilibrio in nome dell'anticonformismo patologico.

2 risposte al commento
Ultima risposta 22/08/2018 00.48.43
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  30/01/2016 11:42:44
   9 / 10
Tratto dall'omonimo libro di Sciascia, Todo modo e' un film potente sia a livello dei contenuti sia a livello visivo. Petri e' formidabile nel rendere un'atmosfera claustrofobica ed inquietante. Magistrale il cast con un Volonte' appositamente fin troppo sopra le righe. Magnifica la rappresentazione di una politica fatta da piccoli privati interessi e di un Italia lasciata sempre piu' a se stessa.

5 risposte al commento
Ultima risposta 01/02/2016 18.17.52
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  23/07/2014 00:05:25
   8 / 10
Un altro spaccato della storia d'Italia firmato Petri, uno dei più grandi talenti del nostro cinema che ci ha lasciato troppo presto.
A differenza dell'ottimo romanzo di Sciascia, la pellicola è di gran lunga più esageratamente grottesca. L'interpretazione di Volontè è sopra le righe a scimmiottare Aldo Moro, allora in vita, ma è eccellente così come quella di tutti gli attori presenti (da Mastroianni a Franco Citti, da Ingrassia alla Melato).
Ostico, di gran lunga criptico, l'ambientazione claustrofobica e mortifera e l'esagerato uso di simbologie religiose e morbose lo rendono una lunga messa nera, subdola, mentre sul catafalco giace un paese in ginocchio.
Facile comprendere il motivo per cui, dopo la morte di Moro, il film fu sequestrato.
Un altro tassello pesantissimo contro l'abominevole politica democristiana, come è anche, in misura più raffinata ed esoterica, il libretto di Sciascia al veleno.
Da recuperare, il Petri anni '70 fu un mostro.

(Mi è piaciuto molto di più dell'altro Sciascia di Petri, "A ciascuno il suo"; più fedele ma senza mordente. Qui c'è una spinta di invettive e cinismo degne del miglior Ferreri, si osa tanto con coraggio)

Invia una mail all'autore del commento ciaco63  @  09/07/2014 18:26:08
   9½ / 10
Non bastano parole d'encomio per dare un giudizio su questo capolavoro di E. Petri, opera che rappresenta nella storia del cinema mondiale il più diretto, sfrontato, crudo e imbarazzante atto di accusa ad una classe dirigente (politica e economica) di una nazione. Che questo paese si chiami Italia è, purtroppo, la schippettata che fa decisamente a noi più male.

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  09/04/2014 13:11:00
   7 / 10
Di fronte abbiamo il Petri più politicamente scorretto della sua carriera, lo abbandona Pirro, recupera Volonté e Mastroianni, torna anche a lavorare su un romanzo di Sciascia, in 'A ciascuno il suo' fu impeccabile nel sintetizzare e ad inquadrare il mondo mafioso, ramificato, ineluttabile da combattere, e narrativamente preciso e scorrevole, stavolta punta troppo in alto, la fattoria orwelliana della DC, clima da inquisizione, tetro pessimismo come l'autore del romanzo comanda, ma ne snatura messaggio e poetica, troppo concentrato a costruirne la parodia dei funzionari dello stato, troppo esigente nel richiedere l'alone enfatico che trasuda anche dalla recitazione non solo di Volonté, negli intenti ho sempre amato il suo cinema ostinatamente politico, in un clima strozzante come quello degli anni di piombo, pur sapendo di raccogliere schiaffi a destra e a sinistra (anche se quest'ultima come diceva lui stesso, dietro lo encomiava), ma portarlo al limite e oltrepassarlo, ad inficiarne il risultato è la pesantezza che cala sullo scorrere della pellicola.

Oskarsson88  @  21/01/2014 11:06:55
   5½ / 10
Mi dispiace dare un voto basso, faccio mea culpa, questo genere di film politco-grotteschi devo semplicemente non guardarli perchè non li capisco e non li apprezzo. La visione mi ha affaticato e annoiato, ma chiaramente sono gusti. Da vedere solo per chi apprezza il genere.

dagon  @  07/04/2013 22:32:46
   8 / 10
Ennesima testimonianza di un tempo in cui il cinema italiano azzardava, produceva film coraggiosi sia per contenuti che per struttura, aiutato da grandi registi, sceneggiatori ed interpreti. Questo grottesco film di Petri è particolarmente ostico, con nessuna concessione al commerciale: allegoria potente della situazione politica del tempo che, estratta dal contesto, presenta ancora elementi validissimi applicata ai giorni nostri. Volontè giganteggia in un ruolo palesemente ispirato ad Aldo Moro ( che poi reinterpreterà davvero 10 anni dopo ne "il caso Moro"), affiancato da un efficace Mastroianni e da una serie di caratteristi di peso.

baskettaro00  @  07/04/2012 21:45:13
   8 / 10
ennesima frecciatina scagliata da petri ai danni del potere,qui grottescamente rappresentato come un insieme di persone che più che alla collettività mira solo alla propria persona.
qui,a differenza di altri film del regista, c'è una certa cura nella regia.

2 risposte al commento
Ultima risposta 13/07/2013 13.30.35
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Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  10/10/2011 08:17:17
   7½ / 10
Un film grottesco che sprofonda nell'inferno disgustoso della politica della allora Democrazia Cristiana, dove la religione è soltanto colpa e sporcizia (dis)umana. Un mondo senza donne (l'unica vera donna, reclusa, è l'unica a venire assolta) dove il potere è l'unica ragione di tutto. Molto macchinoso e, col passare del tempo, semprepiù allucinante. Gara di bravura tra Mas*****nni e Volontè.

Invia una mail all'autore del commento marco986  @  29/11/2010 15:28:40
   8 / 10
bel film.Estremo ed inquietante! grande Volontè grandissimi Ingrassia e Mas*****nni

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR strange_river  @  27/07/2010 22:16:02
   9 / 10
"Un film eccellente, bisogna vederlo" perchè:
- l'intepretazione di Volonté é qualcosa da far venire i peli dritti. Una rassegna magistrale di mossette, intercalare, tic e movenze che la elevano a monumento recitativo. E gli altri intepreti non gli sono certamente da meno.
- la lama che Petri affonda nel ventre molle della politica democristiana e nella gestione del potere è così affilata da squartarle con precisione senza versare una goccia di sangue. Inimmaginabile oggi una tale gelida perfidia nel tracciare commistioni, affari, gerarchie e compromessi personali senza disgiungerla da pregevolissimi meriti artistici.
- alcune sequenze hanno una forza allegorica fortissima che può scandalizzare ancor oggi (ma forse tanto più oggi).
- è molto istruttivo.

Una gran visione.

Tautotes  @  06/07/2010 23:45:21
   9 / 10
Un grande film, anche se Indagine per me rimane insuperato. Agghiacciante ritratto del potere, l'ennesima analisi lucidissima sulla autoreferenzialità di una classe politica staccata dai problemi reali (l'epidemia, toccata di striscio dal film) e occupata totalmente dalle dinamiche di spartizione del potere. Ma la mediazione non è più possibile, e inesorabilmente arriva la caduta.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  01/05/2010 13:12:53
   9 / 10
donfabios  @  07/02/2010 13:19:14
   9 / 10
una prima parte a rilento, poi una seconda dove esce tutto il genio di petri e la classe di volonté.
Attualissimo oggi più che mai, non è troppo ardito sostituire la figura di aldo moro con quella di berlusconi.
Specie nel finale trovate registiche assolutamente favolose.

paride_86  @  01/12/2008 00:02:19
   7 / 10
"Todo modo" è un inquietante e misterioso intrigo fantapolitico con attori protagonisti eccezionali e una trama complessa, che nella seconda parte diventa sempre più implausibilmente ingegnosa. Consigliato solo agli appassionati del genere.

Invia una mail all'autore del commento Drugo Darko  @  23/05/2008 00:06:06
   9 / 10
todo modo è stato ed è uno dei film , se non il film piu aggressivo ed agghiacciante di petri.
premetto che io sono un fun accanito di petri e lo considero uno dei piu grandi cineasti che abbiamo avuto nel nostro cinema "politico-sociale".
la regia è cupa , fredda, cruda, non da spazio , stringe , stringe sempre piu forte a quello che il maestro petri vuole mostrarci con claustrofobia e profonda critica socio-politica.
l'interpretazione degli attori è sublime , piu di tutti il grande, grandissimo volontè che fece annullare le prime due giornate di ripresa poichè la somiglianza del suo personaggio con quella (da petri voluta) di aldo moro era pressocchè imbarazzante.
nel cast spicca anche un bravissimo mastroianni fanatico e palesemente inselvaggito ed una melato sempre attenta e nevrastenica.
bellissime le ultime riprese di macchina accompagnate da una scenografia che non è da meno,, petri gira delle inquadrature molto lente tra i cadaveri che sono posti su un prato in mezzo ad un sentiero fatto con dei fogli di giornale.

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