zabriskie point regia di Michelangelo Antonioni Italia, USA 1969
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zabriskie point (1969)

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locandina del film ZABRISKIE POINT

Titolo Originale: ZABRISKIE POINT

RegiaMichelangelo Antonioni

InterpretiMark Frechette, Daria Halprin, Rod Taylor, Paul Fix, Bill Garaway

Durata: h 1.52
NazionalitàItalia, USA 1969
Generedrammatico
Al cinema nel Marzo 1969

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Trama del film Zabriskie point

Mark, studente ribelle ricercato a Los Angeles dalla polizia per aver ucciso un agente, riesce a fuggire su un aereo da turismo rubato. Nel deserto californiano incontra e ama una ragazza, Daria, che si sta recando a Phoenix per trascorerre un periodo di vacanza. Nel paesaggio spettrale di Zabriskie Point (il punto di massima depressione geologica degli Stati Uniti) i due giovani trascorrono lunghe ore d'amore, ma...

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Voti e commenti su Zabriskie point, 46 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  04/09/2009 14:01:39
   7½ / 10
Gli ultimi sussulti post-sessantottini. L’estremo colpo di coda, messo in atto con un’opera in cui una visione apocalittica anti-borghese va di pari passo con quella di una “morrisoniana” “great golden copulation”, nell’alternanza tra severe invettive al sistema ed esaltazione dell’amore libero e depurato da qualsiasi classificazione di natura sociale. Così, attraverso un manifesto apparato metaforico (secondo il canone tipico del linguaggio cinematografico di Antonioni), si va dalle immagini che mettono in risalto l’artificiosità e la fatuità della mondanità capitalistica a quelle che, al contrario, evidenziano la naturalezza di un rapporto fondato sulla spontaneità, nel contrasto tra gli ambienti chiusi e asfittici di una multinazionale o di una villa lussuosa e quelli ariosi e luminosi della “Death Valley”.
Non è un film pessimistico, tutt’altro. Al momento di massima crisi, rappresentato dall’evento luttuoso, non consegue un adeguamento allo “status quo”, con conseguente assorbimento nelle “gerarchizzazioni” socio-economiche, ma il rifiuto di queste e la fuga: un modo per mantenere viva quella speranza –all’epoca sulla via del tramonto- di cambiamento radicale che ha costituito l’anima, sotto il profilo ideologico, del movimento sessantottino.
A conferma della svolta positiva, vi è pure il venir meno del peso dell’incomunicabilità di coppia, che aveva segnato la precedente produzione del regista ferrarese e che ora lascia il posto a una nuova e più conciliante prospettiva: alla sofferenza per la solitudine interiore subentra, qui, l’incanto e l’euforia per l’unione di due anime affini, suggellato dall’atto sessuale che si eleva –addirittura- fino a richiamare una sorta di amore cosmico.
Un film un po’ ingenuo ed esile nella sceneggiatura, perchè fa leva su una contrapposizione quasi “manicheistica” esente da analisi più approfondite della realtà (in questo senso, meglio l’ultimo lavoro di Bernardo Bertolucci), ma assolutamente pregevole nel suo impatto visivo, grazie ad un’eccelsa fotografia (Alfio Contini), che si muove tra suggestivi bagliori solari e orizzonti crepuscolari, e ad una efficace regia giocata in gran parte su campi lunghi e lunghissimi. Molto riuscito il momento (citazione parodistica di “Intrigo internazionale”?) in cui i due protagonisti s’incontrano, l’una in automobile l’altro su un velivolo, e nel quale si assiste a un singolare corteggiamento aereo.
Di prim’ordine la colonna sonora.

8 risposte al commento
Ultima risposta 19/09/2009 11.55.37
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