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Mah alla fine voglio credere nella buona fede dell'autore mentre dispensa pillole (o viagra?) di mal de vivre pensando un po' ad Isherwood e un po' alla prossima sfilata autunno-inverno e ai suoi modelli... il film regge tutto sulle spalle del protagonista, premiato a Venezia, anche se resta sostanzialmente mediocre nel suo approccio stilistico: intendiamoci, un esordio rispettabile per uno stilista, tanto impeccabile nei suoi vaghi umori sixties che sembra sempre che ci sia qualcuno dietro l'angolo pronto a offrirti uno Cherry o un Manhattan... l'epilogo del film, poi, così piattamente televisivo è da cancellare in toto. La Moore, completamente fuori posto, è talmente snob e odiosa da giustificare le "preferenze" del protagonista. Invero ci sono altri momenti azzeccati, come le prime immagini dopo il lutto del protagonista, e i dialoghi con un suo studente. Peccato che l'enfasi melodrammatica non riesca a dare un esito del tutto positivo alla rappresentazione drammaturgica, Mametiana, di questa solitudine