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A tutti gli effetti, "Ho affittato un killer" targato Aki Kaurismaki, si presenta come una commedia non semplice, possiamo benissimo parlare di commedia d'autore; con ciò è presumibile che tutte le situazioni godono della libertà di spaziare fra cose diverse per poi tornare al genere che le ha generate. Le ambientazioni sono quelle di Londra, ma in questo caso la regia opta per delle location assai alternative, insomma non sembra di essere in una metropoli; alcune sequenze, tipo quella dell'ascensore, rientrano in un contesto visivo troppo personale, e dunque pienamente riuscito.
"Ho affittato un killer" richiede, dopotutto, per essere goduto fino in fondo, una predisposizione ad un contesto quanto mai vario e quasi imprevedibile; le situazioni giocano le proprie carte fra passaggi bizzarri, comici e quasi tragici. In tutto ciò alberga, a più riprese, un senso di sublime grottesco e di un surrealismo fatale. Si avverte, comunque, un grosso senso di decadentismo e nichilismo.
La durata non estrema e gli episodi donano al film un grosso spessore poetico/cinematografico; oltre ogni virtuosismo estetico e di storia vien fuori anche una morale inerente alla vita, come sempre molto imprevedibile…