i love radio rock regia di Richard Curtis Gran Bretagna 2009
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i love radio rock (2009)

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locandina del film I LOVE RADIO ROCK

Titolo Originale: THE BOAT THAT ROCKED

RegiaRichard Curtis

InterpretiGemma Arterton, January Jones, Kenneth Branagh, Emma Thompson, Bill Nighy, Philip Seymour Hoffman

Durata: h 2.15
NazionalitàGran Bretagna 2009
Generecommedia
Al cinema nel Giugno 2009

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Trama del film I love radio rock

Nel 1966 – il periodo più straordinario per il pop britannico – la BBC trasmetteva solo 2 ore di rock and roll alla settimana. Ma una radio privata trasmetteva musica rock e pop, da una nave al largo della Gran Bretagna, 24 ore al giorno. E 25 milioni di persone – più di metà della popolazione britannica – ascoltava questi pirati ogni giorno. Dopo essere stato espulso da scuola, Carl viene spedito dalla sua ricca madre, frequentatrice dei salotti alla moda, presso il suo padrino Quentin, con la speranza che capisca ciò che vuole fare nella vita. Ma Quentin è il capo di Radio Rock, una radio libera pirata che trasmette da una nave bel mezzo del Mare del Nord, con a bordo un eclettico equipaggio di DJ di rock 'n' roll.

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Voto Visitatori:   7,93 / 10 (161 voti)7,93Grafico
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Voti e commenti su I love radio rock, 161 opinioni inserite

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Gruppo REDAZIONE amterme63  @  12/08/2009 14:53:18
   6½ / 10
Sì, è proprio un simpatico film che diverte e stuzzica a ricordare la musica rock inglese della metà degli anni ’60, piena di splendide perle.
Dal punto di vista tecnico si basa sull’attenzione esclusiva ad una serie di personaggi (ognuno con il suo carattere peculiare) e ai loro atti, concentrati su una serie di gag e piccoli episodi che ce li rendono simpatici e amabili. Il leit-motiv di queste gag/piccoli episodi è quasi sempre il sesso o la trasgressione.
Nonostante il disimpegno palese del film, un significato, o meglio, una lezione filtra in qualche maniera. Intanto ci fa capire cosa è rimasto di quell’epoca nella nostra memoria collettiva. Del tumulto di quegli anni rivoluzionari da ogni punto di vista (soprattutto etico-politico) è rimasto solo il cambio di costume e di pratiche esteriori di vita. Diciamolo francamente: è stato l’unico aspetto popolare e che ha fatto veramente breccia nell’opinione pubblica di allora. La ricerca di libertà assoluta di linguaggio, comportamento, vestiario, sesso fu la logica conseguenza della grande disponibilità di mezzi materiali e di benessere negli anni 50-60. I vecchi rigidi schemi di ottocentesca memoria non avevano più ragione d’essere e infatti furono spazzati via a furor di popolo.
Fu una delle poche occasioni in cui la società civile sopravanzò nettamente il potere politico e lo costrinse a venire a patti. Nel film questo aspetto viene solo rappresentato e non spiegato. Infatti si fa fatica a capire come mai i politici ce l’avessero così tanto con dei semplici diffusori di musica e intrattenimento. I politici non erano e non sono poi stati quei ******** che il film ci vuol mostrare. Anzi; se nella lotta fra musica rock e establishment politico ha vinto qualcuno, quello è stato senz’altro il livello politico. Intanto la ribellione stessa si è fatta via via meno ficcante e profonda e sempre più di superficie. Dagli hippie, ai punk e ai rappers l’attenzione è sempre più andata all’aspetto esteriore e ai comportamenti spiccioli; dalle società utopiche e dai sogni cosmici si è passati alle gang e alla sopraffazione individuale.
Il potere politico ed economico si è sentito così meno minacciato e ha potuto riprendere in mano la situazione. Intanto ha imparato che può gestire tranquillamente a suo pro i nuovi costumi e le nuove musiche. Parolacce, costumi liberi, sesso sono stati sdoganati e riproposti come cibo mentale quotidiano per le masse. Si è avuto però l’accortezza di depurare questi modi di qualunque critica o spunto creativo, introducendo a piene mani la volgarità più spicciola e cacciando via l’intelligenza come qualcosa di obsoleto. In questa maniera si è riusciti pure a reintrodurre vecchi pregiudizi (razzismo) e vecchi luoghi comuni che sembravano ormai superati. E’ tutto così disgustoso e volgare che verrebbe voglia di rimpiangere i vecchi divieti di una volta. Questo dimostra che i politici non sono poi così scemi come sembrano.
Anche i grandi gruppi discografrici sono di nuovo riusciti a riprendere il controllo musicale delle masse e a tenere sotto tutela le radio ex-libere. Versioni evirate e ingentilite di stili come punk o rap fanno concorrenza allo stile puro. Le star, da Michael Jackson a ******* in poi, sono frutto di accorte politiche di marketing gestite da grandi gruppi. Poche le sorprese che vengono subito “catturate” e rese inoffensive.
Insomma non ci resta davvero che ridere spensierati di quello che fu, tanto non è e non sarà più.
Per il resto il film mi è piaciuto abbastanza, anche se a volte un po’ monotono e stuccante. Per questo il voto non è poi così alto.

7 risposte al commento
Ultima risposta 21/04/2010 17.56.57
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