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Pochi riferimenti temporali, essenziali per collocare una vicenda lunga qualche decennio. Due soli personaggi, padre e figlia. Un film autobiografico quello della Comencini ma che ha il merito di avere una sua universalità, cosa non da poco e raccontato con estrema sincerità, non tanto su ricordi temporali definiti quanto su quelli emotivi che si sviluppano e si evolvono tra padre e figlia. Un padre autoritario e gentile, una figlia che inconsciamente sente la figura ingombrante di un padre famoso e rispettato. La balena di Pinocchio diventa il simbolo delle sue fragilità ed insicurezze, la paura di fallire, il conseguente scivolamento verso la tossicodipendenza dove il padre più di prima, diventa una figura concreta, reale anche nelle sue debolezze e di sostegno verso una figlia in deriva. Il tempo che vuole sembra quasi un riconciliazione fra due generazioni diverse e contrapposte all'epoca, coraggioso per come la Comencini stessa si metta a nudo spogliando di qualsiasi enfasi il film che rimane toccante e poetico con due bravissimi attori come la Vergano e Gifuni.