la donna che canta regia di Denis Villeneuve Canada 2010
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la donna che canta (2010)

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locandina del film LA DONNA CHE CANTA

Titolo Originale: INCENDIES

RegiaDenis Villeneuve

InterpretiLubna Azabal, Mélissa Désormeaux-Poulin, Remy Girard, Maxim Gaudette, Allen Altman

Durata: h 2.10
NazionalitàCanada 2010
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 2011

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Trama del film La donna che canta

Fratello e sorella scoprono, alla morte della madre, un tragico destino che li lega alla furia e alla violenza in cui vive tutto il Medio Oriente. Si può negare il passato, oppure pedinarne le tracce a prezzo di dolorose scoperte, ma non si può crescere senza fare i conti con la memoria. Un viaggio alle radici della rabbia degli sconfitti nel progressivo disvelamento della storia di una donna nel cuore di una terra senza pace.

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Voto Visitatori:   8,13 / 10 (40 voti)8,13Grafico
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Voti e commenti su La donna che canta, 40 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  26/09/2011 23:07:19
   9 / 10
Se non fosse per alcune forzature e per quello che a mio parere è un errore di sceneggiatura addirittura pacchiano, non avrei difficoltà a considerare La Donna che canta un capolavoro assoluto, un film indimenticabile.
Un film che mischia in maniera geniale la Storia alla Tragedia greca (una famosissima tragedia greca ripresa in maniera quasi speculare), che attraverso le sconvolgenti vicende che ruotano intorno a Nawal e alla sua famiglia cerca di intraprendere un discorso più ampio, molto più ampio.
Nawal è una libanese trapiantata in Canada. Ha due figli gemelli. Alla sua morte i ragazzi scoprono nel testamento di essere stati "incaricati" dalla madre di tornare in Libano per cercare il fratello (che non sapevano di avere) e il padre. E' il suo ultimo volere, impossibile sottrarvisi.
" La morte non è mai la fine di una storia" afferma ad un certo punto il notaio amico di famiglia ai due gemelli. Niente di più vero, per i ragazzi la morte della madre significherà probabilmente l'inizio della loro storia perchè la difficile e tremenda ricerca delle proprie origini li porterà a scoprire per la prima volta chi sono e da dove vengono. "A volte è meglio non saper tutto" viene detto a Jeanne, la figlia femmina. E' davvero meglio così? Vivere una vita spensierata che ha alle spalle un buco enorme oppure conoscere la tremenda verità? (la stessa domanda e opzione che, all'incirca, abbiamo alla fine di Old Boy - con il capolavoro di Park non finiscono qui le somiglianze...- e Shutter Island). I ragazzi scelgono la seconda opzione, estirpare completamente le proprie radici dalla terra anche se queste sono letteralmente cosparse di sangue.
Sangue di vittime innocenti, come quelle del conflitto civile libanese tra cristiani e musulmani. Nawal ( la madre) scoprirà con i propri occhi che non c'è una fazione che si possa preferire all'altra, che la violenza e lo sterminio sono gli unici mezzi conosciuti pe prevalere l'un sull'altro. La terribile scena dell'autobus (turning point della vita di Nawal) la porterà a non credere più in nessuno, nè nell' Uomo nè nella propria stessa vita. Qualcosa si è rotto in quell'incendio e in quella fuga tragicamente interrotta della bambina verso la madre.
Ma anche un altro sangue, il sangue del suo sangue, ha insozzato quelle radici. Una serie di terribili coincidenze porterà a un abominio che Nawal, una volta scoperto, non riuscirà ad accettare, preferendogli forse la morte. E' questo che vuole che i figli sappiano, è per questo che li rimanda in Libano. Non sarebbe bastato dirgli la verità, c'è bisogno che i ragazzi abbiano il quadro completo, che conoscano tutta la vita di Nawal perchè solo così probabilmente lei avrà la sua pace. "1 + 1 può fare 1?" chiede Simon a Jeanne in una delle scene emotivamente più forti. L'equazione sembra impossibile ma questo non è il mondo della matematica, questo è il mondo reale, quello dell'uomo e non c'è legge scientifica che regga. E così quell'infanzia, quel "coltello piantato in gola" viene finalmente fuori.
E come in Persepolis, come in Valzer con Bashir sembra che tornare indietro, analizzare la propria storia sia assolutamente vitale per il popolo mediorientale.
Il film, a livello puramente cinematografico eccelle. Già la prima scena con lo sguardo del bambino in camera (e una strepitosa canzone dei Radiohead in sottofondo) è da pelle d'oca. Forse il top è rappresentato dallo strepitoso piano sequenza dell'omicidio del politico da parte di Nawal.
Ci muoviamo in spazi immobili in cui il tempo sembra essersi fermato. Gli scenari sono mozzafiato, dai sentieri disegnati del deserto alle strade distrutte dalle bombe. La narrazione è gestita in modo mirabile, il passato di interseca col presente alla perfezione, specie a Daresh quando in un perfetto montaggio alternato vediamo Nawal nel passato e sua figlia Jeanne nel presente cercare la stessa persona, il figlio abbandonato per la prima e il fratello scomparso per l'altra.
La recitazione (anche qui obbligatoria la lingua originale) è a livelli altissimi, oserei dire immensi per quel che riguarda Lubna Azabal, la donna che interpreta Nawal. Queste sono prove che un attore, e con lei lo spettatore, si porta dentro per sempre.
Purtroppo non mancano le forzature, specie quelle riguardanti Abou Tarek, il torturatore. Finisce proprio in quella prigione? E poi, a guerra finita, si rifugia proprio in Canada? nello stesso paese? nella stessa piscina?
E non manca un errore madornale riguardo le date e le età dei protagonisti, errore che spiegherò nel dettaglio con chi ha voglia di farlo.
Peccato perchè è un film straordinario. E' incredibile come l'amore e l'odio possano coesistere così. Un figlio frutto dell'amore diviene la tremenda reificazione dell'odio, un odio che poi si trova a generare suo malgrado altro amore.
Le catene sono ormai spezzate, tutti sanno tutto.
E Nawal, una donna che ha subito le più grandi sofferenze che una donna possa subire, che lo ha fatto cantando per non doverci pensare, diventa simbolo di tutto, di ciò che di più bello e di più terribile possa venir fuori da una guerra che, come tutte le altre, rappresenta soltanto una nostra cocente sconfitta.

4 risposte al commento
Ultima risposta 04/03/2012 21.28.04
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