La costruzione di una ferrovia destinata a congiungere la costa atlantica a quella del Pacifico è ostacolata dai disegni di uno speculatore e dagli indigeni. Ma il Progresso e l'Amore hanno la meglio.
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Mezza tacca in più per la sceneggiatura dall'affiato romanzesco, ma c'è poco da fare: Cecil DeMille era uno dei peggiori registi non solo della sua generazione (nati nel XIX secolo) ma anche dei registi attivi negli anni 40 e 50. Ironia inopportuna, scelta dei temi a convenienza, personaggi instupiditi e non ultimo un profondo senso conservatore. Probabilmente gli stessi difetti dei film brutti ancora oggi. UNION PACIFIC altro non è che un melodramma calato nel western, dove la donna è tesa anche verso il personaggio maschile "cattivo", forse l'unico lampo di modernità. La fonte di piacere della visione di questo film sono chiaramente i treni, le scorrazzate a cavallo, le botte a mani nude e le sparatorie, rivolti per chi, nel '39, cercava esattamente questo.
Di certo non ci si annoia, nonostante alcune lungaggini di troppo, ma LA VIA DEI GIGANTI sembra essere uno dei lavori meno brillanti nella filmografia di DeMille. A cominciare dai dialoghi non sempre incisivi, la storia non offre particolari emozioni e anche la caratterizzazione dei personaggi non sembra azzeccatissima, quello della Stanwyck, per esempio, risulta avere delle contraddizioni di fondo, mentre gli altri non brillano per intensità. E anche nella sceneggiatura si possono notare dei difetti. Al netto di tutto, comunque, il film di DeMille appare come un lavoro degno di nota, quantomeno per l'impiego, e l'impegno, di uomini e mezzi.