quintet regia di Robert Altman USA 1979
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quintet (1979)

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locandina del film QUINTET

Titolo Originale: QUINTET

RegiaRobert Altman

InterpretiBibi Andersson, Fernando Rey, Vittorio Gassman, Paul Newman

Durata: h 1.59
NazionalitàUSA 1979
Generefantascienza
Al cinema nel Dicembre 1979

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Trama del film Quintet

La terra si trova nel mezzo di una nuova glaciazione; l'umanitŕ č allo stremo. Tra coloro che hanno ancora energie a disposizione va molto di moda un gioco chiamato Quintet, che ha come posta in palio la vita dei perdenti. Essex č un cacciatore che accetta di giocare per capire quale sia il senso di quest'esperienza.

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Voto Visitatori:   5,89 / 10 (9 voti)5,89Grafico
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Voti e commenti su Quintet, 9 opinioni inserite

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stratoZ  @  22/03/2025 16:31:17
   5½ / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Ambiziosissimo film di Altman, la sua unica incursione nella fantascienza, una sorta di film distopico e pessimista, colmo di riferimenti esistenziali, dialoghi estenuanti e un'atmosfera funerea pervasa da un grigiume e un glow che rende difficoltoso l'orientamento e la contestualizzazione, sulla carta è un lavoro molto interessante, specialmente per un cast di nomi enormi, da Gassman a Bibi Andersson - una delle muse di Bergman, scusate se è poco - da Paul Newman a Fernando Rey, una particolarissima unione di queste stelle internazionali provenienti da contesti molto diversi.

Tuttavia, a mio parere il film non rende come deve, sia per l'annacquamento narrativo, in una prima parte estremamente stagnante senza un particolare motivo se non quello di mostrare le poche prospettive di questa vita sulla terra che sta per finire, arrivando ad una seconda in cui il film sembra girare a vuoto, per intenderci, essendo basato su questo gioco violento che da il titolo al film, in cui il perdente ci rimetterà la vita, ci si aspetta una sorta di spiegazione, quantomeno delle regole, invece non c'è alcun tipo di riferimento, Altman decide di proseguire la narrazione tramite dialoghi di stampo esistenziale, sulla vita, la creazione, la morte e una forte rassegnazione dell'umanità che ha preso consapevolezza della fine, che attenzione ci potrebbe stare il suo rinunciare all'azione per filosofeggiare, il problema è che continua a girare a vuoto, risultando addirittura didascalico, i dialoghi tra i vari personaggi che da un momento all'altro si pongono le riflessioni risultano fuori contesto e buttati lì senza un minimo di idea di regia, ne viene fuori una pellicola confusionaria ma soprattutto poco originale, che prova a parlare dei grandi temi senza efficacia, giocandosi male delle carte che di base avevano un bel potenziale considerato il contesto creato.

Sicuramente deludente, con un grande cast poco sfruttato, inaspettato flop di Altman dopo un decennio ad altissimi livelli, peccato.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Angel Heart  @  24/10/2015 16:22:28
   4½ / 10
Un post-atomico decisamente pretenzioso ed atipico (d'autore, per dirla meglio) tutto il contrario di ciò che ci si aspetta leggendolo su carta; innanzitutto la quasi assenza di campi lunghi impedisce allo spettatore di immedesimarsi nel contesto, sai che c'è ma non lo senti, come a vederlo dal buco della serratura (con i bordi offuscati delle inquadrature che amplificano non di poco questa brutta sensazione) e l'impossibilità ad essere proiettati dentro le immagini, in un film del genere, è un problema che incide gravemente sul coinvolgimento generale di chi guarda.
Detto questo, che per quanto mi concerne è già abbastanza grave, le pecche principali di "Quintet" sono proprio la regia, piatta e monotona oltre ogni immaginazione (salvo in un paio di momenti), e l'assoluta assenza di una struttura nella trama: quaranta minuti di nulla di cui non si capisce nulla (e in cui personalmente ho preso sonno in 4, sottolineo 4, occasioni differenti) seguiti da un'ora e venti che si trascinano al nocciolo della questione in maniera totalmente sfiancante, tra l'altro spiegandoti sì l'essenza ma non le regole de sto cavolo di "gioco". Riflessioni esistenziali e sociologiche poi lasciano il tempo che trovano in quanto, come detto, entrare nel contesto è praticamente impossibile (se non con tanta buona volontà) e suddette riflessioni rimangono legate solo ed esclusivamente ad esso.
Cast ok, ma anche qui la caratterizzazione dei loro personaggi è talmente misera che si finisce per apprezzare più la presenza dell'attore in sè che altro. Scenografie pure, belle ma più nell'idea (medioevo nel futuro) che nella messa in scena vera e propria, nel complesso troppo artefatta.

Insomma poteva essere un bel film, ma sembra che Altman abbia trovato tutte le maniere per renderlo il più pesante e meno attrattivo possibile.
Personalmente non lo consiglierei a nessuno, e a chi cerca qualcosa stile "Rollerball" è meglio che ci pensi due volte prima di farsi abbindolare.

Filman  @  14/04/2015 20:17:33
   5 / 10
Distopico e post-apocalittico, QUINTET è l'opera più fantascientifica di Robert Altman che lo lavora scrivendone la sceneggiatura e proponendo un mondo decadente e glaciale descritto attraverso il suo stile rigido con una patina tecnica televisiva elementare, che crea una pessima combinazione con la storia ricca di volontà seriosa e tratto umanistico, ma che è anche poco convincente e credibile, dandone un evitabile carattere che sfiora un livello cinematografico di Serie B.
Risulta infatti essere gratuito il pessimismo cosmico che la pellicola trasuda per trasmettere il proprio messaggio, il quale afferma la disumanità del genere umano senza però crearne un discorso logico attorno, legato all'autodistruzione e al senso della vita in modo semplicistico e poco visionario, carattere generale dimostrato dalla poco spettacolarizzante scenografia e non colmato dai mediocri effetti e filtri visivi.

2 risposte al commento
Ultima risposta 10/05/2015 17.23.45
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vieste84  @  25/07/2013 17:55:14
   4 / 10
Robert Altman in uno dei suoi peggiori film è riuscito a riunire l'attore feticcio del grande Luis Bunuel, Vittorio Gassman che per me forse è il più grande attore di tutti i tempi, Paul Newman e Bibi Andersson che ha lavorato niente di meno che con Ingmar Bergman....il risultato? uno spreco attoriale esagerato, storia che non emoziona e che non cattura e per giunta pure prevedibile.........pesante e troppo impegnativo solo che qui non si arriva alle soddisfazioni che ti puo dare un tarkovsky

Beefheart  @  08/12/2007 10:40:44
   5½ / 10
Un tentativo mal risucito di esprimere il degenero dell'umanità auto-distruttrice attraverso un thriller fanta-apocalittico fumoso, senza mordente e poco avvincente. Abbastanza originale l'idea del "gioco di morte" (soprattutto all'epoca in cui uscì questo film), che generalmente funziona bene nel tracciare il livello di degrado morale, psicologico e sociale delle persone che vi prendono parte con inconcepibile leggerezza e di coloro che ne accettano la brutalità. In questo caso però le emozioni scarseggiano e se non fosse per la lentezza di alcuni passaggi il tutto scorrerebbe via senza lasciare traccia, nonostante la presenza di alcune scene a forte impatto. Lo scenario del contesto urbano stravolto dalla glaciazione planetaria è reso discretamente bene dalle scenografie che, a quanto pare, sono frutto del recupero degli allestimenti dell'esposizione di Montreal del 1967. Se l'atmosfera ed i personaggi risultano pesantemente cupi e cinerei è senza dubbio grazie, oltre alla discreta interpretazione del cast ed all'esperta mano del regista, anche alla fotografia: opprimente e parca di luminosità anche negli esterni, dove neve, ghiaccio e cielo fanno tutt'uno in un monotono bianco-grigiastro. Curiosa la scelta di vestire i personaggi in costumi cinquecenteschi. Del nutrito cast quello che mi convince di meno è Vittorio Gassman nella parte di Saint Christopher, il contendente numero uno alla vittoria del Quintet; mentre gli altri, tutto sommato, non se la cavano male. In definitiva direi che questo film non è da buttare ma rimane troppo pretenzioso e lontano dalla migliore espressione del regista.

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