colpire al cuore regia di Gianni Amelio Italia 1982
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colpire al cuore (1982)

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locandina del film COLPIRE AL CUORE

Titolo Originale: COLPIRE AL CUORE

RegiaGianni Amelio

InterpretiJean-Louis Trintignant, Fausto Rossi, Laura Morante, Sonia Gessner, Vanni Corbellini

Durata: h 1.48
NazionalitàItalia 1982
Generedrammatico
Al cinema nel Giugno 1982

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Trama del film Colpire al cuore

La storia del film è incentrata sul rapporto di Emilio, un ragazzo minorenne intelligente e sensibile, con suo padre Dario che insegna all'Università di Milano. Durante una visita nella casa di campagna della nonna i due fanno la conoscenza di una giovane coppia, Giulia e Sandro, che si scopre essere un allievo di Dario. Qualche sera dopo, a Milano, Emilio è testimone di una scena che sconvolgerà il suo fragile equilibrio. Il ragazzino assiste ad una sparatoria tra terroristi e carabinieri e crede di scorgere nell'uomo che vede a terra, colpito a morte, il ragazzo che aveva conosciuto giorni prima in campagna.

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Voto Visitatori:   7,85 / 10 (10 voti)7,85Grafico
Miglior attore debuttante (Fausto Rossi)
VINCITORE DI 1 PREMIO DAVID DI DONATELLO:
Miglior attore debuttante (Fausto Rossi)
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Voti e commenti su Colpire al cuore, 10 opinioni inserite

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Goldust  @  21/12/2024 11:25:08
   7 / 10
Gli anni di piombo visti con un taglio singolare, quelli di una guerra intima famigliare tra un padre rispettabile ma affiliato alle Brigate Rosse ed un figlio introverso che però "sa già troppo". Le tensioni restano fino alla fine sotterranee eppure montano con disperazione nel cuore di un ragazzo che vede sgretolarsi man mano le proprie certezze per abbracciare un senso di giustizia mai così difficile da dimostrare. Toni sommessi, mezzi realizzativi sufficienti ed un giovane e bravo attore, Fausto Rossi, che chiusa questa esperienza cinematografica deciderà di dedicarsi ad altro. Un peccato.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  03/06/2023 10:48:48
   7 / 10
Buon film di Gianni Amelio sul rapporto padre-figlio ai tempi del terrorismo.

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR wicker  @  27/06/2021 08:21:59
   7 / 10
Buon primo film di Amelio . Intenso dramma familiare che analizza il rapporto difficile padre figlio con sullo sfondo le vicende BR che aleggiano sullo script anche se un pò marginali .
Ben diretto e interprertato ..da riscoprire

7219415  @  04/10/2020 18:36:30
   7½ / 10
Bel film ambientato durante gli anni di piombo, che tuttavia sono uno sfondo sopra al quale viene trattato il rapporto tra padre e figlio.

Oskarsson88  @  04/10/2020 12:47:32
   7½ / 10
Film particolare e delicato, come il suo protagonista adolescente, a cui vengono via via a mancare i riferimenti e le sicurezze a causa del padre invischiato (non si saprà mai fino a che punto) nel terrorismo di sinistra. Povero di eventi concreti, è piuttosto un affresco raffinato sul rapporto padre e figlio e su due generazioni diverse anche storicamente, con in sottofondo la cupa atmosfera degli anni di piombo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  25/06/2010 17:49:17
   8½ / 10
Il film non parla espressamente di terrorismo, Amelio si tiene a debita distanza dal fare delle analisi sociologiche sul fenomeno di quegli anni. Allo stesso tempo la pesante atmosfera degli Anni di Piombo si fa sentire eccome ed è su questo che il regista punta. Analizzare le ripercussioni a livello familiare di un fenomeno collettivo senza dare giudizi moralistici.
La figura del padre emerge più di ogni altro da questo contesto: ha combattuto nella Resistenza da giovane ed in un certo senso rappresenta lo spirito di quegli anni, ma la situazione sfugge al suo controllo e cerca di conciliare e di fare da mediatore fra due tipologie di "figli" caratterizzati da una comune rigidità di pensiero. Bello il finale che lascia un senso reale di impotenza di fronte agli eventi.
Un film da recuperare anche per la bellezza dei dialoghi, ricchi di sfumature e spunti di riflessione verso un capitolo della nostra storia ancora, purtroppo, aperto e ancora troppo tabù al cinema.

dobel  @  11/04/2010 15:00:17
   8½ / 10
Quanto le circostanze esterne, il contesto storico e sociale, la vita del mondo viene ad influenzare i nostri rapporti più intimi? Quanto sappiamo in fondo delle persone che ci circondano? Del loro passato, delle loro idee, delle loro posizioni, delle scelte fatte col cuore o con la mente? Gli 'anni di piombo' sono lo sfondo di questo pesantissimo bel film di Amelio; gli anni in cui non prendere posizione era quasi impossibile (mentre oggi è quasi inevitabile); gli anni in cui il nostro paese era funestato da attentati, omicidi, stragi più o meno di stato. Lo sfondo sociale però, non serve a nulla se non diventa una componente immanente della vita delle persone. Il mondo esiste nella misura in cui incide sulla nostra esistenza; così, raramente abbiamo sentito al cinema la pesantezza opprimente di quel periodo come la sentiamo in questo film. Il motivo è molto semplice: Amelio, su questo quadro storico, descrive una vicenda umana, una storia di tutti i giorni, ossia il rapporto fra un padre ed un figlio. Un padre che prende posizione ed esercita delle scelte che non possono non ripercuotersi sulla vita della propria famiglia, ed un figlio che non ha ancora gli strumenti per capire sino in fondo la complessità degli eventi che lo circondano, ma che allo stesso tempo cerca di farsi un quadro della situazione formandosi un giudizio morale e civico. I due personaggi (interpretati magistralmente), forse non si troveranno mai; una generazione comincia a problematizzare e a formarsi un senso critico in grado di giudicare l'altra. E' un'epoca vista attraverso gli occhi di chi vivrà un'altra epoca e farà altre scelte. La storia giudicherà quali scelte furono le migliori, ora la cosa più importante è cercare di recuperare le sole cose che in fondo contano in quanto indispensabili: gli affetti.

Tuonato  @  03/06/2009 00:35:15
   7½ / 10
Sullo sfondo di una Milano armata nella quale si scorge sui muri "Finchè la violenza dello stato si chiamerà giustizia la giustizia del proletariato sarà violenta", un film sul terrorismo come non ne avevo mai visto uno.
Le brigate rosse sono il tema principale, o forse no, solo un pretesto, il tema realmente trattato è il rapporto tra un padre esuberante ed il figlio taciturno e discreto.
Amelio non ci supporta nel comprendere fino in fondo chi sia il padre - un Trentignan tirato a lucido - e ci propone la storia vista cogli occhi del figlio; il figlio, in piena età adolescenziale, ha una crisi di valori, vacilla, non crede più nel padre, e a suo modo, con il suo modo di fare scellerato, gli implora chiarezza, chiarezza che però non otterrà mai.
E allora si può difendere ad oltranza chi ci sta a cuore se questi è complice di un orrore?
Di certo non sempre è possibile che sia sufficiente il silenzio.

Un film vero, concreto, palpabile. Splendidi i dialoghi.

Invia una mail all'autore del commento emmepi8  @  23/01/2007 12:24:35
   8½ / 10
L'ideologia ci viene risparmiata ed è la salvezza del film che visto ancora oggi colpisce in pieno con tutta la determinazione e sensiblità che lo avvolge. Amelio si attacca al personaggio dell'adolescente, come spesso fa (oppure con bambini), ma prendendone gli spunti veri e non sentimentali, di un ragazzo che ancora conserva i propri ideali limpidi e che viene messo a confronto con la doppiezza ideologica del padre, che è causa di una situazione da shock. Il personaggio del padre che si adopera per fare convivere la sua contestazione ideologica fuori della famiglia, con il rapporto familiare è davvero reso alla perfezione, con piccole sfumature ed inquadrature capillari; quello del ragazzo, perfettamente guidato, riesce a trasmetterci il crollo degli ideali familiari che ne consegue arrivando alla denuncia per coerenza morale. Un film amaro e che ha un titolo perfetto che rende in pieno l'idea, colpisce il rovesciamento di una situzione che per la maggior parte delle volte è vista in maniera inversa, e cioè le scelte di un ragazzo a confronto con il perbenismo paterno, ed al cinema si sprecano gli esempi. Premio David meritatissimo per Fausto Rossi che non abbiamo più avuto l'onore di vedere la cinema
Una regia da brivido, ma che guardando bene, ha fin da questo momento la tipica confezione di Amelio che ancora oggi è adoperata, e cioè quella dei sentimenti alla Bresson, gelanti e grondanti di un dolore lancinante.
Il suo cinema italiano, a cui questo attore tanto deve e noi dobbiamo a lui, un ruolo che sa perfezionare al meglio, da ricordare la sua voce originale nella citazione all'Università della poesia in lingua francese.
Jean Louis Trintignant: il suo cinema italiano, a cui questo attore tanto deve e noi dobbiamo a lui, un ruolo che sa perfezionare al meglio, da ricordare la sua voce originale nella citazione all'Università della poesia in lingua francese.
Fausto Rossi. Bravissimo, come sempre Amelio è geniale ed è uno dei grandi registi nostri che sanno guidare bambini ed adolescenti al meglio, come De Sica e Comencini
Laura Morante, il suo volto raccolto da Moretti viene impresso anche in questo film come un manifesto, bellissimo ed una recitazione asciutta

quaker  @  23/06/2006 00:12:27
   9½ / 10
Uno dei più bei film sulla stagione terroristica di sinistra in Italia. O meglio quasi l'unico che non sia velato da ipocrisia. Rappresenta, in maniera efficacissima, attrvaerso una serie di azzecatissime scelte di sceneggiatura e di regia, come, allora, andavano le cose: girato quando ancora il terrorismo era vivo, ha il coraggio di dire che cosa può significare stare dalla parte dello Stato, ma anche chi erano i terroristi, ed i loro fiancheggiatori. Da vedere, e da far vedere a scuola!!!

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