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"Jeanne d'Arc" del 1900 è la prima lettura in chiave artistica del Cinema della massima icona religiosa francese, la firma è importante e riguarda uno dei primissimi registi , adoperava la macchina brevettata dei Lumiere, Georges Méliès.
L'impostazione scenica è basata su una rappresentazione statica (ovviamente) con i fatidici quadri che fungono da location. La regia di Georges Méliès cerca di adottare anche la tintura e presenta una pellicola colorata, ovviamente l'effetto è più simbolico che artistico.
Quanto alla storia di "Jeanne d'Arc" le grosse manovre sono inesistenti, l'asse narrativo vive situazioni di epidermica sveltezza e mancano poi i momenti bellici essenziali che contraddistinsero la Pulzella (Orleans e la battaglia di Patay); l'unico cenno nutriente circa il Personaggio è proprio all'inizio ove compare sul fondale la doppia presenza di Santa Margherita e di Santa Caterina, le assoluti protettrici della stessa Giovanna.
Per chi studia sempre il Cinema e cerca cultura vecchia per incrementare la nuova, "Jeanne d'Arc" è un altro obiettivo da inseguire, vedere e carpire. Per tutto il resto del pubblico tali produzioni arcaiche parlano la lingua dell'incomunicabilità.