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Ci troviamo di fronte ad un contesto dove la violenza viene esplicata i due modi: uno stesso tipo di crimine perpetrato da due bande diverse. L'una capeggiata dal volto borgataro di Franco Citti, quindi la malavita comune che malgrado tutto non è portata a travalicare determinati codici, l'altra da corrispondenti giovani e ricchi pariolini in cui la violenza é vissuta come un gesto gratuito fine a se stesso, che riporta tristemente alle figure, quelle purtroppo reali, dei massacratori del Circeo. Non è il primo film poliziesco di quel periodo che porta dentro di sè quell'avvenimento crudo, segno dell'enorme eco che ha avuto a quel tempo. Prova ne sia la lunga scena dello stupro, proprio per associare le figure fittizie del film a quelle reali della cronaca. Ricchi e annoiati oppure poveri e disperati con la polizia a sbrigliare il bandolo della matassa e capeggiata da un Bozzuffi convincente nel ruolo del commissario Carli. Certo fa un po' sorridere un giovanissimo Merolone doppiato in italiano con la erre moscia.