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L'ultimo film di Araki mi ha lasciato leggermente perplesso, non tra le sue pellicole migliori anche se il tema affrontato, quello dell'assenza, risultava interessante. Un trauma apparentemente assorbito bene, ma che nell'inconscio della protagonista suggerisce la sua incompletezza. Alla casalinga frustrata da una vita grigia (malgrado il contrappunto di una fotografia a volte sgargiante della pellicola), Araki sottolinea bene la conflittualità con la figlia, riflesso di lei stessa da giovane e un monito minaccioso al tempo stesso della condivisione di un futuro grigio. La sceneggiatura però non compie quel passo avanti che mi aspettavo, cioé il riuscire a capire il perchè di quel comportamento da parte della protaognista, che lascia correre a livello conscio ma lasciando aperto lo spiraglio solo a livello onirico (il sogno ricorrente). Araki scivola dal noir ad un thriller abbastanza prevedibile (può sorprendere il finale, ma fino ad un certo punto). Una prova al di sotto delle mie aspettative.