Recensione hysteria regia di Tanya Wexler Gran Bretagna 2011
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Recensione hysteria (2011)

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locandina del film HYSTERIA

Immagine tratta dal film HYSTERIA

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Immagine tratta dal film HYSTERIA
 

"Forma di nevrosi tipica delle donne caratterizzata da vari disturbi psichici e da sintomi sensoriali e motori quali eccitabilità, irritabilità, accessi nervosi, depressione, angoscia"

Secondo la psichiatria ottocentesca l'isteria era descritta in queste poche righe. Il dottor Robert Dalrymple (Jonathan Pryce, "I pirati dei caraibi") è il maggior esperto londinese di medicina femminile per quanto riguarda tale patologia. Siamo negli anni Ottanta dell'Ottocento e molte sono le casalinghe, ma non solo, che a lui si rivolgono per un "massaggio manuale" che allevi i loro disturbi. Troppe per un uomo solo e sulla sessantina.
Arriva in suo aiuto il giovane Mortimer Granville (Hugh Dancy, "I love shopping"), dottore dai saldi principi morali e totalmente dedito al giuramento di Ippocrate ma sfortunato nei rapporti lavorativi, costantemente messo alla porta dai suoi datori.
Accolto a braccia aperte dall'anziano Dalrymple e soprattutto dalla giovane figlia Emily (Felicity Jones, "Like crazy"), di cui diviene ben presto il fidanzato, è invece preso come oggetto di scherno e battibecco dalla figlia maggiore Charlotte (Maggie Gyllenhaal, "Crazy heart"). Caratteri opposti per le due sorelle: "figlia modello" che suona il pianoforte e dedita alla frenologia la giovane Emily, paladina delle donne povere o senza tetto e in aperta contrapposizione al padre la più grande Charlotte.

L'enorme lavoro "manuale" crea ben presto problemi di crampi al povero Mortimer che, durante una manipolazione, si raffredda eccessivamente la mano per alleviare il dolore causando però "fastidio" in una delle pazienti. Cacciato quindi anche da Dalrymple, ci pensa il suo piuttosto bislacco coinquilino e amico fraterno Edmund (Rupert Everett, "Dellamorte, Dellamore"), inventore affascinato dal nascente mondo elettrico e di buona famiglia (che per sua fortuna lo mantiene senza dover fare affidamento sui suoi improbabili lavori) a dargli l'idea che ne cambierà la vita.
Nasce così, da una sorta di piumino per spolverare elettrico, il primo, rivoluzionario vibratore della storia.
L'apparecchio, accolto con scetticismo dal dottor Darlymple, risulta essere incredibilmente efficace sulle pazienti, con conseguente ascesa di carriera del non più sfortunato Mortimer, che si riprende in un colpo solo sia il lavoro che la bella Emily. Quando però, alla festa di fidanzamento, vede sotto una luce tutta diversa la combattiva Charlotte, finalmente ripulita, lavata e vestita, i dubbi iniziano ad affiorare… Coi suoi discorsi dati dall'esperienza riesce a farlo ragionare sul mondo femminile, sui reali bisogni delle donne, e quando dovrà difenderla in tribunale in seguito ad un pugno rifilato ad un poliziotto, la sua deposizione sarà illuminante per quanto riguarda i sentimenti verso la più agguerrita delle sorelle Dalrymple. "Sono una donna, come tutte le altre" gli dice Charlotte prima di scontare la pena in carcere di 30 giorni.
Il lieto fine è scontato e inutile da descrivere.

Commedia sicuramente brillante questa di Tanya Wexler, il soggetto parte da un fatto storico che non molti conoscono, ossia l'invenzione del vibratore a batterie del dottor Joseph Mortimer Granville.
L'inizio ricorda molto le scene dei pazienti di Francesco Nuti in "Caruso Pascoski di padre polacco": chi si crede Dio, chi si butta direttamente dalla finestra, un'altra che accende il ventilatore per rifare il verso a Marilyn Monroe, e così le "isteriche" del dottor Darlymple si siedono e c'è chi piange, chi non riesce più a cantare, e così via. Ma in stile british, così come tutto il parlato della pellicola è in perfetto inglese, d'altronde la cura dei particolari per rappresentare in toto la Londra di fine Ottocento sembra essere un punto di forza di questo film.
Va reso merito alla Wexler di aver creato un qualcosa di assolutamente impeccabile come stile, come forma, personaggi azzeccati, battute mai sopra le righe e mai volgari nonostante l'argomento delicato, capacità di interpretare e far arrivare a chi guarda il pensiero degli uomini e le donne del tempo grazie al confronto tra personaggi così diversi tra loro come possono essere ad esempio le sorelle Darlymple, oppure tra gli amici Mortimer e Edmund, tra padre e figlia (Robert e Charlotte ovviamente), assenza di fastidiosi doppi sensi che sarebbero stati il pane per autori nostrani se avessero avuto a che fare con questo soggetto (inorridiamo al pensiero di cosa avrebbero potuto creare Boldi-DeSica diretti da Neri Parenti), ed infine una grandissima Maggie Gyllenhaal, incredibilmente somigliante alla Julie Andrews di "Mary Poppinsesca memoria".

Anche il cambiamento di vedute di Mortimer, che è poi il personaggio centrale della vicenda, viene ben spiegato: all'inizio prende per oro colato la lezione dell'anziano Darlymple, ossia che sia davvero possibile curare le reazioni isteriche con un massaggio manuale nelle parti intime femminili, poi con l'aiuto di Charlotte capisce che in realtà quello, come poi la sua invenzione, è un semplice "aiuto", un divertente palliativo, ma che i problemi e le loro soluzioni sono da ricercare altrove.
D'altronde, se per le donne il rimedio è il vibratore, per gli uomini… qual'è? Preferendo soprassedere circa la risposta, si vede scorrere nei titoli di coda una cronistoria per immagini di questi "strozza papere" elettrici (tra l'altro ancora sono molto divertenti le allusioni proprio ai volatili in questione in alcune scene).

Eppure… Eppure, come diceva il Marchese del Grillo ad Aronne Piperno: "Aronne tu lavori bene, bella 'a boiserie, bello l'armadio, belle 'e cassapanche, bello, bello, bello tutto, bravo, grazie, adesso te ne poi annà". Il problema è che questo film non decolla, è scontato, è prevedibile, forse giustamente diretto in modo soft, ma alla fine cosa resta? Poco o niente, di motivi per vederlo una seconda volta ce ne sono pochi, una terza sarebbe impensabile.
Commedia leggera come ce ne sono tante che ha un solo merito: aver portato su schermo questa storia che pochi sapevano. Partendo da un'idea che poteva essere sfruttata in mille modi diversi, la verità è che la Wexler non è Blake Edwards e Hugh Dancy non è Peter Sellers. Non c'è il colpo di genio che trasforma un buon lavoro da mestierante in un'opera da consegnare ai posteri.
Peccato, commedia godibile che però resta ferma al palo, come dicono quelli bravi.

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Recensione a cura di marcoscafu - aggiornata al 24/02/2012 14.02.00

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