Recensione i complessi regia di Franco Rossi, Luigi Filippo D'Amico, Dino Risi Italia 1965
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Recensione i complessi (1965)

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locandina del film I COMPLESSI

Immagine tratta dal film I COMPLESSI

Immagine tratta dal film I COMPLESSI

Immagine tratta dal film I COMPLESSI
 

Film del 1965 ad episodi, come voleva una moda degli anni Sessanta, "I complessi" ,come ogni buona commedia all'italiana, vuole prendere in giro i costumi e le abitudini nazionali.
Dopo la prima metà degli anni Sessanta l'Italia è uscita dal boom economico che l'ha trasformata da nazione agricola decisamente arretrata a paese industriale moderno e progressista (con tutti i limiti della mentalità nostrana); cambia l'Italia, cambiano gli italiani: se negli anni Cinquanta il loro problema era riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena, ora le problematiche si affinano per penetrare nella sfera psicologica, di qui appunto il "complesso".
I tre registi di ciascun episodio (Dino Risi per il primo, Franco Rossi per il secondo e Luigi Filippo D'Amico per l'ultimo) focalizzano i nuovi tic, le nuove preoccupazioni di un paese a metà strada tra il provincialismo e la voglia di migliorare.

Protagonista del primo episodio, "Una giornata decisiva", è un Nino Manfredi più che quarantenne e decisamente in ascesa in quegli anni.
Manfredi è un impiegato in gita aziendale deciso a chiedere la mano della collega più bella, ma la sua patologica timidezza lo spinge invece tra le braccia della bruttona.
Il personaggio interpretato da Manfredi ha un look da nerd (occhiali spessi, pettinatura tirata all'indietro), parla con tono basso e dimesso e cammina a passetti, inoltre prima di compiere ogni azione pensa lungamente. È contrapposto agli altri impiegati caciaroni, volgari e decisamente maschilisti ma anche alle due protagoniste femminili, donne ormai "liberate" anche se ancora vittime dello strapotere maschile (Gabriella, la bella impiegata, non riesce a liberarsi da un amante geloso benchè sposato; la racchia dell'ufficio soffre per la sua scarsa avvenenza). Alla fine sono le due donne a decidere il destino del mite impiegato: il poveretto finisce tra le grinfie della bruttissima e perfida collega ed è emblematica la scena che vede chiudersi alle spalle di Manfredi il cancello dell'abitazione della sua ormai fidanzata, a simboleggiare la "prigione" nella quale il timidissimo personaggio si è auto recluso.

Meno interessante è il secondo episodio, "Il complesso della schiava nubiana", che vede come protagonista Ugo Tognazzi nei panni di una integerrima personalità alle prese con il passato non del tutto cristallino della consorte. Occhiali da ipermetrope, capelli schiacciati e birignao: ecco il look dell'attore, così preso a salvaguardare la sua immagine da disinteressarsi del tutto della moglie in procinto di partorire e da finire poi in un guaio molto grosso. Tognazzi fa il verso alla mentalità beghina di certe frange della Democrazia Cristiana, sepolcro imbiancato che pur di portare avanti un determinato discorso di vita è disposto a calpestare chiunque senza scrupoli.

Il terzo ed ultimo episodio, "Il dentone", con Alberto Sordi mattatore è il più divertente e più conosciuto: Sordi è un geniale giovanotto alle prese con un concorso Rai. Non ha difetti tranne uno: un'ingombrante dentatura. Stavolta i complessati sono gli esaminatori da un lato affascinati dalla preparazione vastissima del soggetto e dall'altra prigionieri dei legacci della censura che impone dei parametri anche estetici per chi "entra nelle case di milioni di italiani".
Partecipano all'episodio come "guest star" molti nomi illustri della tv dell'epoca, una televisione forse più forte da un punto di vista qualitativo, ma fortemente vittima del potere politico (ieri forse più di oggi) che all'epoca vedeva gli italiani come dei bambini bisognosi di una guida.

Interpreti bravi, storie paradossali ma credibili, pellicola ancora oggi godibilissima per ridere e pensare dei difetti passati e presenti dei nostri connazionali.

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Recensione a cura di peucezia - aggiornata al 29/09/2008

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