Recensione il vento regia di Victor Sjöström USA 1928
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Recensione il vento (1928)

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locandina del film IL VENTO

Immagine tratta dal film IL VENTO

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Immagine tratta dal film IL VENTO
 

"The wind", film muto del 1928, narra la storia di una giovane ragazza della Virginia, Letty, che va ad abitare dal cugino Beverly in una casa nel deserto continuamente sferzata dal vento. Quando il rapporto tra la moglie del cugino e la ragazza si fa teso, quest'ultima è costretta ad abbandonare la casa. Per farlo, dovrà sposare Lige, un uomo che non ama. Ma le cose cambieranno con l'arrivo del suo vecchio spasimante Roddy.

Nel film il ruolo del vento è fondamentale in quanto esprime l'angoscia interiore della donna, tormentata non solo dal vento, ma da tutti gli uomini che la circondano, fatta eccezione del cugino da cui però dovrà allontanarsi. La protagonista, dopo il matrimonio forzato, tenta poi disperatamente di tenere la sabbia al di fuori della casa, ma questa continua a incessantemente a penetrare spinta proprio dal vento e ad impolverare così tutti gli oggetti, a simboleggiare che, nonostante lei provi a tenere a distanza gli uomini, se li trova sempre intorno; dovrà quindi accettare la propria condizione, sposandone uno contro la sua volontà.

La natura determina reazioni ed azioni umane, in quanto uomo e madre terra sono strettamente connessi nel bene e nel male. Il paesaggio diviene quindi la forza motrice del film: il vento infatti non è solo un puro elemento ambientale usato per mostrare la crescente angoscia interiore della donna, ma sembra avere una vera e propria intenzionalità umana. La cosa è piuttosto evidente nella scena terrificante in cui il vento, con braccia e pugni, bussa violentemente alla porta. Persino nel finale, in cui peraltro avrà luogo una sorta di riappacificazione con il vento, il regista non rinuncia ad un'attribuzione personificata del medesimo, attribuendogli caratteri di giustizia. Questa peculiarità rende la scena fondamentale nella storia del cinema, in quanto l'azione meteorologica non solo ha fini esplicativi dell'interiorità di un personaggio, ma acquisisce una propria autonomia espressiva, diventa un vero e proprio personaggio del racconto.

Spesso i tempi delle inquadrature sono lunghi, per dare modo allo spettatore di poterne osservare i dettagli paesaggistici in modo da leggerne i significati simbolici che emergono, legati ai sentimenti dei protagonisti. Ogni volta che Letty guarda all'esterno della casa il suo sguardo è folle di paura, e questo senso di angoscia ci viene ben comunicato dalla notevole espressività di una bravissima Lillian Gish, così come in generale di tutti gli attori del film, che riescono sempre a comunicare la propria interiorità tramite le espressioni del viso.

La fotografia è quasi spettrale e di forte contrasto chiaroscurale, mostrando così con maggior definizione l'espressività emotiva dei vari personaggi, ed è sicuramente debitrice nei confronti dell'espressionismo - che come prima caratteristica ha per l'appunto quella di manifestare la psicologia interiore dei personaggi tramite le ambientazioni. Particolarmente funzionale è anche la colonna sonora, che dà al film un maggior senso di angoscia, enfatizzando in questo modo i volti dei personaggi e la cupa fotografia.

Possiamo quindi dire di trovarci di fronte a un film già moderno dal punto di vista espressivo e praticamente perfetto sul piano tecnico; un film che anticipa in pieno le tematiche che verranno approfondite negli anni '60 da Michelangelo Antonioni, come la difficoltà dell'uomo nell'adattarsi ad un ambiente nel quale si sente alienato (a tale proposito, si pensi a "Deserto Rosso"), mentre la scena finale sarà fonte d'ispirazione per il regista James Cameron per la realizzazione di una delle scene più famose di "Titanic".

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Recensione a cura di Pastakira - aggiornata al 11/02/2014 17.28.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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