Recensione katyn regia di Andrzej Wajda Polonia 2007
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Recensione katyn (2007)

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locandina del film KATYN

Immagine tratta dal film KATYN

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Immagine tratta dal film KATYN

Immagine tratta dal film KATYN
 

Il regista e sceneggiatore Andrzej Wajda è uno dei principali esponenti del cinema polacco, insignito nel 2000 dell'Oscar alla Carriera per "cinque decadi di straordinarie regie". Il film è dedicato alla memoria del padre, capitano polacco vittima della strage di Katyn, e della madre ingannata. Il 17 settembre 1939 la Germania invade la Polonia; migliaia di cittadini polacchi fuggono dalla frontiera occidentale per rifugiarsi nelle regioni orientali, ma scoprono che anche i russi sono entrati nel paese e si ritrovano stretti in una morsa. Tutti i militari della zona sono fatti prigionieri, e tra questi Andrzej, capitano dell'8° reggimento dell'esercito, e Jerzy, un suo subalterno. Anna, la moglie del capitano, lo raggiunge nella zona dove sono stati raccolti prima di essere trasportati altrove, scongiurandolo di tornare a casa con lei e la loro bambina e togliersi la divisa, ma Andrzej ha giurato fedeltà a quella divisa e non può seguire la sua famiglia.
Il capitano decide di annotare su un taccuino tutto quello che accade intorno a lui giorno per giorno. Dopo alcuni mesi, Anna e la figlia, con l'aiuto di un ufficiale dell'Armata Rossa, riesce a tornare a Cracovia e si rifugia dalla madre di suo marito, anche il suocero Jan, professore universitario, con gli altri colleghi, è stato deportato. Le due donne aspettano i loro mariti, con fiducia e ostinazione. Un giorno il taccuino di Andrzej, recapitatole a casa grazie all'intervento di Jerzy, metterà pace nel cuore in attesa di Anna.

"Katyn" è la storia dei 15.000 soldati polacchi, dei quali circa 8.400 ufficiali, trucidati e seppelliti in fosse comuni nella foresta di Katyn dalla NKVD (la polizia politica di Stalin). Stalin in persona firmò il 5 marzo 1940 l'autorizzazione a uccidere i prigionieri di guerra polacchi, una strage perpetrata per annientare la futura classe dirigente.
Dopo la scoperta delle fosse comuni nel 1943 da parte dei Tedeschi, i sovietici negarono il loro coinvolgimento, accusando gli stessi Tedeschi. Per molto, troppo tempo i sovietici rinnegarono e cercarono di occultare le loro responsabilità.
Il 13 aprile 1990 Gorbaciov, durante l'incontro con il presidente polacco Jaruzelski, ammise la colpevolezza sovietica.

Il film è una ricostruzione amara e cruda di un massacro per troppi anni occultato e dell'ostinazione di un popolo che caparbiamente ha lottato per ristabilire la verità e per dare delle tombe a quei morti.
Di forte impatto emotivo è la ricostruzione della disumana e meccanica ripetizione delle esecuzioni, durante gli ultimi minuti della pellicola.
Si tratta di un film privo di retorica e di odio verso gli assassini; lo si nota quando Anna e sua figlia vengono salvate da un ufficiale russo, che ha compreso la gravità degli eventi.

"Katyn" è un racconto sulla sofferenza e sul dramma di migliaia di famiglie, ma è anche la storia di una famiglia separata; non ci sono solo gli ufficiali assassinati, ma si dà ampio spazio alle donne che aspettavano il loro ritorno ogni giorno. Donne risolute, caparbie, fedeli e forti, che sono sopravvissute mantenendo viva la memoria e che vivevano nella costante angoscia di non rivedere i loro cari o illudendosi che il loro uomo o padre bussasse alla porta di casa da un momento all'altro; questo succede alla figlia di Anna, che si butta tra le braccia dell'uomo che un giorno bussa alla porta di casa credendolo il padre.

La sceneggiatura del film è tratta dal libro "Post Mortem" di Andrzej Mularczyk. La fotografia, affidata a Pawel Edelman, è fredda con la prevalenza di tonalità grigie, che rispecchia gli stati d'animo dei personaggi.
Ciò che il regista ha voluto fortemente sottolineare con Katyn è che venga mantenuta la memoria di quegli eventi per le generazioni presenti e future, affinché si tenga vivo il ricordo di quegli uomini e quelle donne che hanno lottato per la verità e per la libertà di ogni singolo essere umano. È un film forgiato con maestria che tocca temi delicati espressi in modo schietto, senza fronzoli e senza giudicare.
Un film emotivamente penetrante e risolutivo.

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Recensione a cura di Francesca Caruso - aggiornata al 17/02/2009

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