Recensione kigeki regia di Kazuto Nakazawa Giappone 2002
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Recensione kigeki (2002)

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locandina del film KIGEKI

Immagine tratta dal film KIGEKI

Immagine tratta dal film KIGEKI

Immagine tratta dal film KIGEKI

Immagine tratta dal film KIGEKI

Immagine tratta dal film KIGEKI
 

"Dopo che fu inventata la scrittura giunsero tempi in cui i testi scritti divennero simbolo di potere e anche un semplice sorriso o un dialogo furono considerati tabù. Nell'epoca seguente ogni testo scritto del periodo precedente fu incenerito.."

L'arte non ha confini. L'arte, quella vera, non ha nome e non ha età. E' figlia dell'uomo ma si eleva ad essenza universale. Trascende la lingua, lo stato sociale e l'identità nazionale. E diventa immensità

Per questo motivo Shakespeare, l'inglese, può ambientare le proprie tragedie a Venezia senza per questo apparire fuori luogo; o Mozart può essere compreso da un cinese o da un peruviano senza che questi sappiano una parola di tedesco. E poi c'è Kazuto Nakazawa, disegnatore nipponico e famoso autore "anime", che riesce ad interpretare stralci di storia occidentale senza per questo rischiare di apparire ridicolo.

Irlanda, guerra d'indipendenza: per salvare il proprio villaggio dalla devastazione delle truppe inglesi, una bimba di 5 anni chiede aiuto al "cavaliere nero", solitario guerriero famoso per la propria destrezza con la spada. Questo mercenario però non è come tutti gli altri: il pagamento che richiede per i suoi servigi consiste in libri "rari e di un genere ben preciso"...

Se è vero che il cinema in alcuni casi può anche diventare "poesia", allora "Kigeki", senza ombra di dubbio, può essere definito un "haiku" dell'animazione giapponese. "Commedia" (è questo il significato di Kigeki in italiano) è arte allo stato puro, checché ne dica chi pensa ancora che "cartone animato" sia sinonimo di "opera per bambini".

Prodotto nel 2002 dallo Studio 4°C, "Comedy" è un cortometraggio della durata di 11 minuti e parte del progetto "Deep Imagination", comprendente cinque OVA di tipo sperimentale1.

E' uno seinen2 storico, dalle tinte fortemente gotiche, quasi dark, ispirato, si dice, al "Erlkönig" di Franz Schubert, delle cui musiche si avvale (assieme al famoso tema de l'"Ave Maria", sempre di Schubert) come colonna sonora per i due diversi momenti dell'opera. I temi affrontati da Nakazawa nel suo originalissimo lavoro sono tra i più disparati ma tutti, più o meno, riconducibili a quelli caratteristici di un particolare movimento culturale europeo: il Romanticismo. In una manciata di minuti convergono, infatti, numerosi spunti di riflessione sulla natura, sulla notte, sulla morte e sull'arte. Ha dell'incredibile quindi che un autore nipponico si sia rivelato capace di trattare contenuti tanto lontani dalla propria cultura e tradizione, mantenendo comunque inalterato il codice espressivo di questa importante espressione artistica giapponese.

L'artista non rinuncia nemmeno alle classiche sfumature ironiche, quasi comiche, che smussano la drammaticità e la cupezza di un'opera quale "Kigeki".
Il risultato è un anime teso e compatto, che fonde un'ambientazione cavalleresca di stampo occidentale a character tipicamente orientali che si muovono e interagiscono come da tradizione nipponica.

Il tratto dei disegni, a onor del vero, è poco da mangaka e richiama più che altro quello dei pittori romantici tra i quali, ad esempio, il tedesco David Friedrich.

Lo stile è sfumato, tipico dell'acquerello, in cui fanno da padroni il bianco e il nero, la luce e l'ombra, mentre nel finale tende a predominare il rosso del sangue.

Nakazawa punta molto sull'effetto sublime dei paesaggi, studia la rifrazione della luce su questi e sui volti dei personaggi, sacrifica il dinamismo (comunque presente nella battaglia finale) a favore della staticità, tanto da far apparire l'anime quasi una successione di quadri. L'effetto è intimista, mai noioso, anzi, estremamente pregevole tanto per la vista quanto per il cuore.

La parte finale invece, come già accennato, è più tradizionale nella messa in scena, un tripudio di sangue e violenza che trova il suo apice nella (semi)rivelazione finale. Qui la storia viene attraversata da una vera e propria venatura horrorifica che ne aumenta notevolmente il fascino.

Si è già parlato dei palesi riferimenti al romanticismo europeo di questo cortometraggio: questa particolare corrente culturale, nata in Germania nella seconda metà del diciottesimo secolo, è caratterizzata tra le tante cose dalla negazione dei principi illuministici. Non è più la ragione, quindi, la chiave di volta per spiegare il mondo, ma l'irrazionale.

La stessa cosa accade con "Kigek": la rinuncia nel trovare un senso razionale agli avvenimenti raccontati, che diventano così semplice manifestazione della natura. Per questo qualsiasi analisi critica del senso dell'opera non diventa altro che un ostacolo alla sua completa fruizione.

"Comedy" è un cortometraggio animato annichilente, potente e dalla molteplice chiave interpretativa. Un film romanticamente inquietante che ha nel suo essere troppo breve il suo unico difetto.
"Quel che hai visto al castello in quella notte di tempesta e quanto hai visto sul ponte in quella notte... Come ho sorriso... Non proferire parola ad alcuno... Se oserai parlare verrò a trovarti ovunque tu sia e ti ammazzerò... Ti ridurrò in brandelli... spezzerò le tue ossa e mangerò la tua carne... Berrò il tuo sangue... Io... ti divorerò..."


1 Gli altri titoli sono "Dan Petory's Blues", "End of the World", "Higan" e "Gamakuta no machi"
2 Termine associato ad Anime e Manga che identifica un prodotto destinato ad un pubblico adulto, a causa delle tematiche complesse trattate.

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Recensione a cura di Zero00 - aggiornata al 05/11/2010 10.52.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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