il colore della menzogna regia di Claude Chabrol Francia 1998
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il colore della menzogna (1998)

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locandina del film IL COLORE DELLA MENZOGNA

Titolo Originale: AU CUR DU MENSONGE

RegiaClaude Chabrol

InterpretiValeria Bruni Tedeschi, Sandrine Bonnaire, Jacques Gamblin

Durata: h 1.43
NazionalitàFrancia 1998
Generedrammatico
Al cinema nel Giugno 1998

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Trama del film Il colore della menzogna

Nel villaggio di Saint Malo alcuni bambini trovano il corpo senza vita di Eloise, bambina di dieci anni. Frédérique Lasage, una giovane commissario di polizia comincia le indagini e inizia ad interrogare René, professore di disegno che sembra sia stato l'ultima persona ad aver visto la ragazzina viva. Ben presto le dicerie sul conto di René e della moglie Viviane si sprecano e il loro equilibrio di coppia comincia a vacillare anche a causa di un affascinante scrittore. Una seconda morte violenta paralizza la cittadina.

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Voto Visitatori:   8,05 / 10 (11 voti)8,05Grafico
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Voti e commenti su Il colore della menzogna, 11 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  06/03/2018 01:01:24
   6½ / 10
Una crisi di coppia che è la crisi di una società, quella Francia rurale che Chabrol ben disegna.
Pellicola delicata, a metà tra un giallo e un drammatico. Gradevole.

Oskarsson88  @  09/11/2016 23:57:10
   8 / 10
Chabrol è davvero bravo c'è poco da fare. Film cupo, opaco e nebbioso, in cui li scontri caratteriali, le menzogne e gli intrighi fanno da padrona. Lo speculare su chi sia l'assassino e la difficoltà del vivere del principale sospettato (autore di una grande prova). E poi, il finale che a me ha sorpreso...

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Goldust  @  23/06/2015 09:16:57
   8 / 10
Ancora la provincia francese, ancora una borghesia colpevole sullo sfondo, ancora una storia di misteri e bugie legate a doppio filo con le dinamiche famigliari. Chabrol sembra confezionare sempre lo stesso film eppure, ogni volta, ci aggiunge sfumature nuove, e con la scusa di confezionare una storia minimal, quasi sussurrata, esalta i suoi attori, che brillano di un'intensa umanità. Jacques Gamblin soprattutto sfodera una prestazione inquietante e sofferta: i suoi occhi spenti, il suo sguardo perso, la sua apatia mista al dolore fisico sono talmente tangibili da riuscire a lasciare il segno anche nello spettatore. Si potrebbe discutere sul finale un pò affrettato, ma Chabrol non è mai stato troppo abile nel chiudere le proprie storie.
Ambientato meravigliosamente nella nebbiosa Bretagna, è un'opera che rimane "addosso" anche a visione ultimata. E' la caratteristica dei grandi film.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  18/03/2015 21:53:56
   8½ / 10
Chabrol d'annata, con il tempo migliora come il buon vino.
Atmosfera eccellente, trama e psicologie raffinate che Chabrol sa gestire molto bene intrecciando così il giallo (e non solo UN giallo, ma più piste, più omicidi) al dramma della gelosia e dell'abbandono. Senza troppi strilli, senza sensazionalismi e con la solita eleganza. La tensione che si respira spesso non è mai data dalla possibilità di un ulteriore omicidio o dal classico "assassino che colpirà ancora" ma dagli scontri emotivi tra personaggi. Se non è cinema d'alta classe questo...

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  06/10/2010 13:22:31
   8 / 10
Un film che è un romanzo. Un intreccio perfetto ambientato in una Bretagna di pescatori, fredda e nebbiosa. Un piccolo paesino dove si sentono voci, pettegolezzi e si notano sguardi inquietanti.
Siamo tutti bugiardi e siamo tutti timorosi.
Chabrol eccezzionale come sempre.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  27/01/2010 11:02:14
   8½ / 10
Altro grande ritratto di un assassino (ma qui presunto, mi correggo: di un sospettato) altro affresco di una globalità di serpi avvelenate e velenose.
Ancora Simenon; ancora un intreccio sobrio e al contempo equivoco; un paesaggio di provincia, pittoresco e nebbioso, alcuni omicidi.
Il pettegolezzo, la diffidenza, il sospetto - sin dentro il rapporto di coppia - i segreti e le confidenze taciute. “Au coeur” della menzogna.

Alle soglie dei settanta, Chabrol non perde il gusto del proprio cinema, del proprio giallo o thriller psicologico, come per Hitchcock, della critica sottile alla società borghese; ma a differenza del maestro britannico rimane quel tocco verace, tutto Nouvelle Vague, ai suoi personaggi.

Si veda per esempio il commissario: una donna sorridente e comune.

Tuonato  @  28/02/2009 00:32:53
   7 / 10
Buon giallo di Chabrol che mette in campo tutti i possibili sentimenti umani nel solito scenario della piccola provincia francese.
Un paio di cose m'hanno fatto storcere il naso...


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...di per contro i dialoghi sono splendidi. I film di Chabrol a momenti sono più da ascoltare che da vedere.

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  03/07/2008 13:17:08
   8 / 10
Siamo tutti colpevoli, siamo tutti menzogneri.
Chabrol mette in scena il dramma dello stupro e della morte di una bambina nel contesto "angusto" di una realtà di provincia, la quale costituisce il luogo ideale nel quale evidenziare ed esaltare la riflessione che attraversa la sua opera. Dall'efferato omicidio, con cui principia il film, comincia lentamente ad articolarsi un fitta ed intricata rete di bugie che non risparmia nessuno dei soggetti della "mise en scene", ognuno dei quali sembra portato istintivamente ed ineludibilmente a mentire, come se l'impostura costituisse il mezzo necessario ed indefettibile per difendersi dagli altri, ma soprattutto da se stessi e dalla propria “corrotta” natura. Chabrol, dunque, si addentra nel “cuore della menzogna”, presentandocela come elemento consustanziale all’uomo: questi vive non potendo fare a meno di mentire perché la verità, dalla più banale alla più intima e scabrosa, equivale a mettersi a nudo; ma nessuno ha il coraggio di mostrare sé fino in fondo. La stessa ambientazione, rappresentata da un paesaggio ombroso e uggioso, sembra essere il riflesso dell’indeterminatezza e della vaghezza delle relazioni umane, che legano solo superficialmente dei soggetti che, invero, non si conoscono tra loro. Ed infatti, poco alla volta, le verità emergeranno ed a quel punto non resterà altro che prendere atto dell’impossibilità di penetrare la realtà delle cose, e precipuamente l’intima natura delle persone che ci sono vicine, se non attraverso lo “smascheramento” messo in atto (spontaneamente o coercitivamente) da queste stesse: e ciò equivarrà a una “rinascita” del soggetto agli occhi di chi gli sta accanto.

Gruppo STAFF, Moderatore Invia una mail all'autore del commento Lot  @  30/01/2006 21:13:22
   8½ / 10
Sembra di stare in un romanzo di simenon... la bretagna e i suoi pescatori, il piccolo villaggio, le voci, gli sguardi, l'inganno, la diffidenza.
Un giallo solido e ambiguo da parte di un regista che, come ho letto da qualche parte tempo fa, diversamente da altri invecchia come il buon vino.

3 risposte al commento
Ultima risposta 31/01/2006 18.14.53
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Gruppo COLLABORATORI antoniuccio  @  30/01/2006 19:59:15
   8½ / 10
Primo film di Chabrol che vedo.
Molto bello. Avvincente, nonostante il ritmo tipico dei film francesi. Bei personaggi, ottima simbologia, bello il legame con l'arte ed il linguaggio tra marito e moglie.
Spero di beccare presto un altro film di Chabrol.
Grazie Lot!

3 risposte al commento
Ultima risposta 30/01/2006 21.03.55
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  21/06/2005 16:30:32
   9 / 10
Come quasi sempre, un grandissimo film di Claude Chabrol, senza dubbio uno dei migliori registi francesi dagli anni '60 ad oggi, e forse il mio preferito.
Come molte pellicole del regista, anche "il colore della menzogna" è un impietoso sguardo sulla provincia francese, fatta da borghesotti ipocriti, che sanno fare solo una cosa, mentire. E' un giallo con delitto, ma al tempo stesso un ritratto amarissimo, in cui nessuno si salva.

Chabrol è un maestro da sempre nel mescolare il thriller alla Hitchcock, con le sue ossessioni. Stilisticamente poi non ha eguali. La fotografia è splendida.
Degli ultimi anni gli ho preferito forse "il fiore del male", che è un po' una summa di tutta la sua carriera. Ma anche questo è davvero un gran film, con una sempre splendida Sandrinne Bonnaire.

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