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Ho sempre adorato Bresson e il sul stile di regia che porta il pubblico a vivere "fuori scena" immaginando solamente i fatti, o i suoi discussi teologici tra Giovanna d'Arco e l'asino di "Au Hasard Balthasard", per non parlare del "curato di campagna".
Ma in questo suo ultimo lavoro ho trovato un eccessivo manierismo nel portare in scena una storia cosi' violenta e tragica.
Filo conduttore di tutto sono i soldi che da un gioco da 500 franchi distruggono l'anima del protagonista che finira' per diventare un terribile assassino.
Visto che è il suol ultimo film posso anche dire che di tutte le sue scelte registiche l'unica che non ho mai digerito è la scelta di attori presi dalla strada, senza alcuna conoscenza del mestiere. Questo non fa che appesantire la scena creando maschere vuote che parlano...Non so perche ma in "L'argent" ho notato questa cosa piu' che in altri suoi film. Forse per la continua drammaticita' degli eventi che non è possibile non portino ad una qualsiasi emozione.
Insomma un grazie immenso a Robert Bresson che ha raccontato la societa' borghese e non, come nessun altro ha mai fatto e probabilmente fara'. Un regista straordinario che pur non mettendo in scena quasi nulla porta tutto direttamente al pubblico.