post tenebras lux regia di Carlos Reygadas Messico, Francia, Paesi Bassi 2012
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post tenebras lux (2012)

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locandina del film POST TENEBRAS LUX

Titolo Originale: POST TENEBRAS LUX

RegiaCarlos Reygadas

InterpretiAdolfo Jimenez, Natalia Acevedo, Willebaldo Torres, Eleazar Reygadas, Rut Reygadas

Durata: h 1.40
NazionalitàMessico, Francia, Paesi Bassi 2012
Generedrammatico
Al cinema nel Maggio 2013

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Trama del film Post tenebras lux

Juan porta la sua giovane famiglia, abituata alla città, a vivere nelle campagne del Messico, entrando in contatto con un mondo a loro distante, con una propria concezione delle cose della vita. Inizialmente affascinato dalla nuova realtà, Juan si ritrova in seguito intrappolato tra due differenti universi complementari che, incosciamente, combattono per eliminarsi l'uno con l'altro.

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Voto Visitatori:   7,83 / 10 (6 voti)7,83Grafico
Miglior regia (Carlos Reygadas)
VINCITORE DI 1 PREMIO AL FESTIVAL DI CANNES:
Miglior regia (Carlos Reygadas)
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Voti e commenti su Post tenebras lux, 6 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Oskarsson88  @  23/06/2026 15:01:12
   4 / 10
Mi ha annoiato in maniera brutale!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  12/08/2025 15:12:05
   9 / 10
Dieci minuti di poesia tra malick e tarkovskij, questo è l'incipit con cui Carlos Reygadas apre il suo quarto lungometraggio, Post Tenebras Lux, miglior regia a Cannes, utilizzando come i due figli piccoli di Juan, i suoi figli, Rut ed Eleazar. Èd è Rut ad accogliere lo spettatore, che cammina con lei in una soggettiva "da bambino" alla sua altezza fra animali cani mucche e un temporale imminente, in dieci minuti di purezza estatica. La lente della macchina da presa, sfocata su ambo i lati, moltiplica i riflessi, i movimenti, proietta immagini alle periferie dei nostri occhi, le rende sferoidali, schizzate, amorfe. Juan e Natalia padre e madre di Rut ed Eleazar, Messico, Città e natura selvaggia, alternate, così come i suoi abitanti. Il tempo è annullato, nel senso che possiamo trovarci dopo un prima e prima di un dopo senza che ci debba essere segnalato, senza che questo abbia un significato da esprimere con date e ore. È un flusso avvolgente di nostalgia che disarciona perché si fa tappeto perenne, pattern onnipresente, la forma supera ogni sostanza, perché la sostanza di questo film è sinestetica, si procede per emozioni e non per azioni, sono le emozioni che stanno nella macchina da presa e con le quali bisogna lasciarsi andare, in 4:3, senza opporre resistenza, senza voler capire. La malinconia di Juan, la miseria di Seven, l'orgia a tema artistico in qualche parte dell'est (Duchamp ed Hegel), gli alberi tagliati (Tree of death) nella foresta, tutto è polverizzato visivamente, dilatato, bagnato dalla pioggia, oltre la percezione, squilibrato, biblico, quasi nella sua mistica esasperazione di stile. Espressionismo di silenzi e pause, fra sequenze dislocate nello spazio e nel tempo in modo brutale, il senso è un frammento, subito decapitato. Le sue ambiguità sono state viste come onanismo ma non c'è onanismo se i sempiterni angoli sfocati rappresentano più della nitidezza la vita stessa, slabbrata sdoppiata sfocata e spesso incomprensibile. E la bellezza sta nel continuo sfiorare l'indicibile.

benzo24  @  02/04/2019 19:14:07
   10 / 10
Capolavoro assoluto. Cinema metafisico, cinema esoterico. Cinema oltre, oltre Malick, oltre qualsiasi altra cosa

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  14/02/2019 21:52:27
   6½ / 10
Un'apocalisse straniante, un film in continua disgregazione sia narrativa che visiva con i bordi sfasati, con personaggi in conflitto e che si allontanano tra loro. Non è certamente un film nelle mie corde. L'idea di fondo comunque è affasciante, la forma è il suo pregio ma secondo anche il suo limite, visto che tende eccessivamente prendere piede sui contenuti. Molto bella la sequenza iniziale e l'orgia nella sauna.

Badu D. Lynch  @  09/09/2013 11:15:51
   9½ / 10
Semplicità e sincerità. Cinema che va Oltre, diventa Altro, si trasforma in pura immagine, in vibranti e irripetibili sensazioni. Le sequenze nascono e muoiono nello stesso istante in cui l'occhio dello spettatore le percepisce. Non c'è tempo per spiegare, non c'è tempo per metabolizzare, ma c'è tempo per subire ogni cosa. Abbracci e pugni onirici, che stritolano e lasciano lividi indicibili ; non si fermano i rimpianti, il dolore è inarrestabile e diventa realtà soffocante - la realtà di Juan. Forse non più sogno - forse ancora sogno - e tutto ciò dura per sempre. Non c'è tempo. L'oscurità è dietro l'angolo della natura, dentro l'angolo umano : la razionalità genera il Diavolo che in fin dei conti non esiste. Un male mentale che diventa fisico, sessuale, tutto. Oscurità. La luce sta nell'emozioni primigenie, nella bellezza primordiale. Nei piccoli gesti. L'infanzia, i bambini, il mare che tutto regala e tutto cancella. La testa non serve, diventa pesante, non più pensante. Decapitazione della ragione. Non pensiamo, piuttosto viviamo. Padroni del nulla, perché nulla è conquistabile. La natura è indomabile. La meraviglia è incontrollabile, eppure Carlos Reygadas la dona allo spettatore, un regalo cosmico da prendere senza spiegazioni. Un film vivo (finalmente!), pulsante, che guarda dentro lo spettatore, lo scruta, gli gira intorno e gli sonda l'anima, il cuore ; ghermisce i suoi ricordi per poi gettarli, con innovativa delicatezza, dentro l'oceano onirico che bagna il subconscio. Post Tenebras Lux è come svegliarsi dopo un sogno, o forse dopo un incubo ; è l'eternità, l'eterno irraggiungibile, ma non troppo distante : è un continuo sfiorarsi, sfiorare noi stessi, all'infinito ; si, perché il regista crea e pone il film ad una distanza la quale lo spettatore possa perpetuamente sfiorarlo, ma mai toccarlo definitivamente ; non è distante, è vicino, è dentro e fuori, ad un passo dall'ignoto e a chilometri dalla comprensione. Il pubblico è pietrificato, ipnotizzato da dettagli indecifrabili e inarrivabili, ma non sconosciuti, paradossalmente familiari, inconsciamente appartenenti all'Io di chi si rispecchia nello specchio filmico che Reygadas ci mette davanti, e dentro ; è tornare alle origini, alle origini della fusione tra luce e oscurità, abbracciare la speranza, la possibilità silenziosa. Un'altra e diversa Luz Silenciosa. Gli occhi piangono, il cielo piange. Errori umani. Si rinasce, forse, non si sa. Ma la vita continua, il rugby deve continuare. Post Tenebras Lux è il disossamento cinematografico di The Tree of Life - senza impalcature, ma solo carne, carne che grida e sorride - contaminata da trascendentali germi dumontiani.
Post Tenebras Lux non è un film ultimo, come alcuni (giornalisti?) lo hanno definito, ma è piuttosto un film sospeso : vicino alla fine, o all'inizio, che mai definitivamente arriverà. Tutto è eterno, anche l'attesa, anche il presente, anche la non-fine. Quasi abbiamo vinto, quasi abbiamo perso. L'umanità.

4 risposte al commento
Ultima risposta 08/09/2014 01.49.30
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Ciaby  @  19/08/2013 14:33:09
   8 / 10
Un film che vive grazie ad una bellezza compositiva a dir poco invidiabile. Non c'è storia, c'è solo un flusso continuo di immagini in grado di definire il delirio contrapposto tra città sterile e campagna selvaggia. Animalesco, disturbante, eppure catatonico/catartico/cadaverico. Lo si odia a morte o si prova ad accettarlo, fino ad amarlo.

I primi otto minuti sono qualcosa di straordinario.

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