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Senza entrare nelle spire (piuttosto compiaciute) del romanzo di Welsh e della sua "filosofia dell'autodistruzione" (verrebbe da pensare a un'altra opera ben più radicale e tutt'altro che ironica, "Fight club" ma non sullo stesso tema), questo film resta un Cult Immortale anche se a distanza di anni sembra un film più furbo di quanto possa sembrare, ed effettivamente lo è. Comunque McGregor è decisamente il "tossico" più bello che io abbia mai visto al cinema, e l'ineffabile Carlyle semplicemente strepitoso. Sublime omaggio Camp all'"Atalante" di Vigo in uno sporchissimo cesso incrostato di feci bleah. Ironia e dissacrazione vanno a braccetto con uno stile demenziale (referenti fecali compresi), ma non si corre il rischio di empatizzare con questi idioti, visto come si riducono (emblematica una sequenza agghiacciante di un bebè abbandonato a se stesso che...). In ogni caso, ribaltamento dell'antico edonismo in favore di un'ottica sprezzante verso una società di outsiders. Che meritano di far ridere, ma anche la nostra avversione