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Joel Schumacher con "Veronica Guerin –Il prezzo del coraggio" parte abbastanza avvantaggiato perché propone un film già fatto, ovvero il personaggio, la famosa giornalista, è un ottimo punto di partenza. La narrazione non può avere troppi problemi a snocciolarsi, il tutto è già acquisito sul binario di partenza. Il film del 2003 è figlio di un regista famoso e prolifico, Joel Schumacher ha fatto film interessanti e vibranti; insomma con il soggetto di Veronica Guerin e con lo stile, definibile "rampante", dello stesso regista , ci si aspettava un lavoro cinematografico con maggiore verve.
"Veronica Guerin" risulta essere, a nostro parere, un film un po' spento che vede tutti da lontano e cerca di esporre le proprie ragioni in un disegno di arrivismo più che di umanità. La stessa giornalista (Cate Blanchett) viene rappresentata come una mezza cinica. Non abbiamo voglia e requisiti per discutere umanamente della giornalista, che sia morta per via della criminalità è indubbio. Che sia morta per fama o per passione cristiana, non lo sappiamo. Lasciamo, giustamente, il facoltativo compito di analisi a persone facoltose. Tuttavia questo film di inizio anni duemila per più di un motivo merita di esser visto; è pur sempre una panoramica su un paese europeo che sembrerebbe (illusoriamente!) lontano da smanie e pericolosità, invece qualche decennio fa divenne un laboratorio di droga. Oltre la personalità, la cosa concreta che si ebbe con la crudele morte della giornalista fu, come dice lo stesso film, una serie di importanti e chirurgiche manovre politiche e di leggi nuove che intaccarono, in modo del tutto definitivo, la combriccola della mala.