Recensione breve incontro regia di David Lean Gran Bretagna 1945
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Recensione breve incontro (1945)

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Gran premio del festival del cinema internazionale
VINCITORE DI 1 PREMIO AL FESTIVAL DI CANNES:
Gran premio del festival del cinema internazionale
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locandina del film BREVE INCONTRO

Immagine tratta dal film BREVE INCONTRO

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Immagine tratta dal film BREVE INCONTRO

Immagine tratta dal film BREVE INCONTRO

Immagine tratta dal film BREVE INCONTRO
 

"Sei stata lontana così a lungo... grazie per essere ritornata da me"
Dal film

"Breve incontro" è la cronaca intimista di un amore comune. Quel sentimento vinto da "una tipologia di persone incapace di affrontare emozioni al di fuori della normale gamma d'esperienza", come scrissero i critici dell'epoca. Un sentimento tanto naturale quanto sofferto e, per quei tempi, scandaloso.

Per quanto il film sia rimasto un esempio tra i più illustri nella storia del cinema romantico, è facile che possa essere fuorviante, per le aspettative concilianti e tradizionali dello spettatore appassionato del genere, un manifesto, di ispirazione quasi Magrittiana, che riassume i contenuti, la trama e l'ambientazione del film.
Su un cartellone enorme, esposto sulla pensilina di una stazione ferroviaria, campeggia il titolo del film e i nomi degli interpreti. Sotto di esso, un lampione illumina due figure sfumate, quasi stilizzate, sicuramente un uomo e una donna mentre, da lontano, un treno sta raggiungendo la stazione nel buio della sera.
In effetti il film, sospeso tra sogno e realtà, fa del realismo una sorta di immaginario cinematografico, sovrastando anche per questo un amore casuale, per certi versi irrealizzabile, attraverso il percorso narrativo della voce fuori-campo di Laura, la protagonista, che rievoca con straziante intensità le ultime settimane della sua vita.

Celia Johnson è Laura, moglie del tedioso Fred, che vive la sua grigia vita coniugale con distaccato fatalismo (o rassegnazione). La donna, preoccupata per la salute del figlio, è insoddisfatta del marito, un uomo carente di partecipazione affettiva, lontano dalle problematiche familiari e coniugali.
L'incontro della donna con un medico, Alec, cerca di colmare la sua carenza affettiva, finendo però con l'esprimere la sua apparente impossibilità di amare ed essere a sua volta amata.

Come nei precedenti film di Lean, anche "Breve incontro"è tratto da una pièce teatrale del grande Noel Coward ("Still life"), ed è lo spaccato di una certa società borghese britannica, anche se la sua forza sta altrove.
Prima di tutto, è la grande capacità di raccontare l'amore, anche l'adulterio, dove la forza della passione viene repressa dai circoscritti codici morali dei due protagonisti, e della donna in particolare.
Secondo Noel Coward, e lo stesso Lean, il nostro desiderio è sempre vincolato nei tempi dal rapporto con le imposizioni sociali, con la nostra educazione e con il rapporto spesso frustante e complesso che abbiamo con le nostre scelte. Ovviamente stiamo parlando di un'opera del 1945, inizialmente passata sotto silenzio per la sua insolita capacità di mettere a nudo l'unico baluardo protettivo - le coppie e la famiglia - in un'epoca dominata dall'imminente fine del secondo conflitto mondiale.
E proprio per questo non è difficile assecondare le reticenze di Laura verso Alec, e il suo comportamento rispetto all'uomo che riesce a conquistarla. E' come se il film raccontasse il bisogno di una donna di uscire, senza riuscirci, dai suoi vincoli morali, mentre l'uomo finisce per frenarla, sottraendosi ad ogni responsabilità.
In un certo senso è un'altra innovazione del film, quando tende, come fa spesso, a trasmettere la ludicità del pudore, proprio quando riesce a tradire l'unica strada possibile per la felicità.

Lo scenario della storia, tra strade bagnate di pioggia e stazioni ferroviarie, tra metropolitane e sale cinematografiche, tra buffet e ristoranti, è peculiare di una storia d'amore vissuta in una sorta di clandestinità indotta.
Agli spettatori di oggi la catena di eventi che coinvolgono Laura nella sua inutile fuga extraconiugale appare esattamente come sembrava allora, una storia dove nessuno riesce a liberarsi dai propri limiti (auto)imposti, affettivi e culturali.

Per l'epoca la storia di due amanti "nè giovani nè belli" - come scrivevano i giornali - non rassicura affatto nella trasmigrazione impulsiva di desideri "proibiti". E tutto in un dopoguerra ferito, dilaniato, profondamente affamato di ben altre rassicurazioni.
Non c'è alcuna tenerezza rassicurante per Laura e il suo "giovane" medico (nonostante quanto scritto dai giornali dell'epoca Trevor Howard aveva soltanto 29 anni), solo il precoce rimpianto per un amore senza un lieto fine, o l'incapacità della donna di vivere con serenità questo sentimento.
Infatti mentre Alec, per quanto sensibile e cortese, si muove con una certa libertà il pudore di Laura, quel suo bisogno di essere sempre rassicurata dal medico nelle sue azioni, diventa in certi casi un'esperienza degradante.

Emblematiche, in particolare, due situazioni diverse in due diverse sequenze, ambientate l'una in un luogo aperto, e l'altra in un ambiente chiuso.
Nella prima, Laura e Alec si trovano a un ristorante ed è proprio lì che Laura incontra dei vecchi amici indisponenti e irritanti. Nel secondo, Alec la porta a casa di un amico momentaneamente assente. Purtroppo l'inquilino arriva prima del previsto, facendo scappare la donna in preda a una forte sensazione di vergogna e disagio.
Nei rispettivi casi Laura si sente scoperta (come davanti agli amici di famiglia) o giudicata (quando l'amico di Alec irrompe bruscamente nella sua casa).

A quei tempi, "Breve incontro" non ebbe un successo immediato, ma la stampa arrivò a sottolineare quanto l'epilogo del film sia la più classica rappresentazione della "morale coniugale salva" nella società inglese più puritana.
Oggi invece possiamo ritrovare la dignità di Laura alla ricerca di una serenità forse vana, forse fragile, ma in grado di compensare il conformismo dilagante delle sue aspettative mancate, di moglie e "femmina".

"La gente incapace di affrontare emozioni al di fuori delle loro esperienze" vive riflessa nei volti di Celia Johnson e Trevor Howard, nel minimalismo di piccoli eventi, mentre si abbracciano ridendo come bambini davanti a Mickey Mouse, o si vergognano entrambi dopo aver assistito a un brutto film, quando si raccontano le loro vuote esistenze - per quanto pretestuosa il transfert improvviso di Alec è il segno anche di un disagio interiore - o si ritrovano in un buffet.

Il racconto di Laura è circoscritto in un arco temporale minimo, sempre sospeso, come in una dimensione rarefatta, tra la realtà e l'illusoria - è il caso di dirlo - fonte del Sogno.
Prima il film scardina una serie di flash atti alla coppia per conoscersi e via via a relazionarsi sempre più, poi finisce per dissolverli, all'ombra di nuovi eventi e all'unico momento di debolezza di Laura, che i più troveranno superiore emotivamente alle aspettative (nostre?!)

"Breve incontro" è uno dei pochissimi film della storia del cinema in grado di raccontare il sentimento riuscendo ad apparire anticonvenzionale e poetico - non a caso qualcuno ha sottolineato uno squisito "gusto francese" nel rievocare la vicenda - capace di esprimere compiutamente quanto un sentimento, per quanto breve, possa essere anche definitivo.

Lo struggente tema musicale - ovvero il "II concerto per pianoforte" di Rachmaninov, rievoca tutto questo bisogno eterno di amarsi, con la malinconia di un rimpianto da miraggi perduti.

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Recensione a cura di kowalsky - aggiornata al 16/11/2010 12.07.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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