Recensione malcolm x regia di Spike Lee USA 1992
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Recensione malcolm x (1992)

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locandina del film MALCOLM X

Immagine tratta dal film MALCOLM X

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Immagine tratta dal film MALCOLM X

Immagine tratta dal film MALCOLM X
 

Questa opera di Spike Lee illustra in una forma romanzata e a tratti storica la realtà politica e biografica di "Malcolm X": leader della Nazione dell'Islam statunitense, braccio destro di Muhammad capo dell'organizzazione stessa. E' un film sul tragico ed esteso razzismo presente negli Stati Uniti negli anni '50 e '60.
Il film sfiora il capolavoro sia per la fedeltà storica agli avvenimenti che per la credibilità politica delle scene. Queste ultime rispettano anche le esigenze di spettacolo del film: grazie a un'ottima capacità di Lee nell'alternare alle scene dense di significato politico sequenze di folclore nero ricche di musica.

Tuttavia nel film c'è qualcosa di inverosimile sul piano del linguaggio. I dialoghi e alcuni modi di esprimersi di Malcolm non sono molto credibili. Qualcosa di troppo occidentale e familiare balza agli occhi facendo dubitare dell'autenticità dei linguaggi usati da Lee. Sembra che Lee, nei dialoghi e nella gestualità propria degli afroamericani, trasponga con troppa disinvoltura codici linguistici di largo uso hollywoodiano, in particolare per quel che riguarda i comportamenti rituali e di costume degli uomini di colore. Penso che in parte ciò sia dovuto alla forte integrazione culturale di Spike Lee nella società americana. Il movimento del NOI (Nazione dell'Islam) era un movimento separatista: geloso di conservare le proprie identità culturali e di costume; restio a recepire le sollecitazioni ad integrarsi che venivano da altri settori afroamericani, quelli più cristiani. Il suo linguaggio era chiuso e ancora molto fedele alle proprie origini.

Il film, uscito nel 1992, è stato apprezzato sia in Italia che negli ambienti della critica cinematografica mondiale. Tuttavia dal punto di vista analitico e critico è stato valutato da autorevoli critici con qualche riserva. E' stata giustamente rilevata dalla critica una evidente separazione nell'andamento del film dei due modi di raccontare: quello epico e quello agiografico. Una divisione che si mantiene lungo tutto il film, come se la sceneggiatura fosse intrinsicamente incapace di giungere a una sintesi apprezzabile dei due modi di esporre una storia. Verranno però riconosciute a Lee la capacità di aver costruito una fedele storia del personaggio Malcolm X e la bravura profusa nella stesura di una nobile e credibile biografia. Una biografia ricca di risvolti visivi da intrattenimento ma che svela con intelligenza, seppur con qualche smagliatura, anche gli aspetti più intimi e significativi della vita di Malcolm, quelli che consentiranno di capire più a fondo la sua personalità politica: come essa giunge a formarsi.

Il pubblico che aveva assistito alle proiezioni del '92 aveva apprezzato il pathos presente nelle vicende del film. Un pathos che avvolge e seduce anche oggi, capace com'è di rapire senza scrupoli le forme più intime dell'animo occidentale: quelle sinceramente ricettive alle problematiche della gente di colore.
Fin dalle origini della schiavitù ('500-'600) agli schiavi neri americani veniva assegnato il cognome dei loro padroni. La scelta di Malcolm di mettere una X al posto del cognome assegnatogli (Little) preannuncia una scelta di lotta ai residui della pseudocultura schiavista. Quest'ultima è vista nel film anche nei suoi aspetti più torbidamente abitudinari. Quella di Malcolm X sarà una battaglia verso ciò che rimaneva di abitudinario-razzista contro gli afroamericani. Egli prende di mira anche gli afroamericani semi-integrati e lo fa attraverso la penetrazione nei loro gangli perbenisti, cattolici: così ricchi di rituali pacifisti e falsi inviti al buon comportamento.

Malcolm X si è schierato contro tutto ciò che non apparteneva alla sua organizzazione. Ha attaccato anche i battisti afroamericani, quelli più ferventi, che favorivano con l'invito all'amore universale, spesso dovuto, la permanenza negli Stati Uniti del problema razziale.
La X messa al posto del cognome rappresenta una concreta indignazione di Malcolm alla sottomissione forzata e abitudinaria degli afroamericani all'ambigua influenza bianca. Una ribellione senza riserve contro la vergognosa subordinazione dei neri ai bianchi. Il razzismo rimaneva consistente nonostante tutti i diritti di uguaglianza conquistati sulla carta. La subordinazione diventava sempre più anacronistica perché perdurava da troppo tempo in mezzo a un contesto storico che vedeva i paesi occidentali sempre più democratici e civili. Questa ingiustizia sociale di vaste proporzioni sussisteva anomala e a tratti feroce accanto ai grandi successi civili e politici ottenuti dai movimenti progressisti negli anni precedenti. Successi ottenuti in particolare nei confronti di chi voleva mantenere le disuguaglianze etniche e razziali.

Malcolm X nasce a Omaha, nel Nebraska, figlio di Earl e Louis Little. Suo padre era un predicatore Battista. Dopo una prima infanzia molto travagliata e costellata da seri e tragici episodi di razzismo avvenuti contro la sua famiglia, Malcolm X viene affidato per legge a dei tutori bianchi grazie ai quali riesce a studiare per un certo periodo con profitto ma senza riuscire ad ottenere la laurea di avvocato. Un obiettivo quest'ultimo che avrebbe facilitato la sua integrazione nella società americana. La rinuncia alla laurea avviene a seguito dell'intervento del suo maestro, che gliela sconsiglia nonostante i buoni voti ottenuti da Malcolm X negli studi precedenti. Il maestro ritiene la sua condizione sociale troppo incerta per tentare la scalata nel libero professionismo.
L'insegnante, valutando il caso in relazione con la condizione sociale di Malcolm X, gli suggerisce un lavoro umile, ad esempio diventare un buon falegname ("come Gesù", gli dice nel film).

Malcolm, spinto da istanze caratteriali e autobiografiche segnate dalla violenza e dalle divisioni psichiche procurate da una nevrosi ormai incontenibile, rifiuta lavori umili e finisce nella delinquenza di Harlem. Dopo diversi reati verrà condannato a 10 anni di carcere.
Nel carcere Malcolm X incontra un esponente influente della Nation of Islam (NOI) di nome Reginald che lo convince ad unirsi al NOI: "setta militante islamica". Il NOI si batteva per la creazione di una nazione nera, separata dai bianchi e operativa all'interno degli stessi Stati Uniti. Il NOI era capeggiato da Elijah Muhammad del quale in breve tempo Malcolm X divenne il vice.
La durezza separatista di Malcolm X tende a sfumare dopo il suo viaggio alla Mecca e a seguito di una forte delusione procuratagli da Muhammad. Con il viaggio alla Mecca Malcolm X scopre la multietnicità dell'islamismo, viene a contatto con fedeli di ogni razza, compreso quella bianca degli europei.

Un mattino i giornali statunitensi escono con una notizia scandalosa che riguarda il capo del NOI, Muhammad; la cosa procura a Malcolm un profondo sconforto. Muhammad viene accusato di molestie e attività sessuali verso le proprie ex-segretarie. Verificata la consistenza delle accuse nei confronti di Muhammad, Malcolm X comincia a vedere nel suo capo islamico soprattutto l'uomo: in tutta la sua nudità peccatrice. Ai suoi occhi Muhammad non è più il mistico rappresentante della purezza islamica.
Malcolm X deluso vuole cambiare rotta; intende gettare un ponte verso il mondo dei bianchi, rinunciando anche a quella idea persecutoria di razzismo della quale riteneva responsabile esclusivamente l'uomo bianco in quanto razza priva di politicità, un'ossessione che lo aveva accompagnato e guidato fino a quel punto del suo percorso. Malcolm X decide di dialogare politicamente con tutti i bianchi che sono sinceramente coinvolti dal problema razziale (ad esempio alcune parti della sinistra americana). Ma sarà troppo tardi.

La prima parte del film è straordinaria per ritmo e tecniche di ripresa e riguarda la briosità della giovinezza di Malcolm. Le vittorie del pugile Joe Louis riprese con le feste di massa a lui riservate rafforzano il tono del film. L'amante bianca e l'alba con lei sulla spiaggia preannunciano l'intensità delle passioni politiche di cui Malcolm sarà schiavo e protagonista.
Le scene nei locali da ballo con i numeri del boogie woogie sono di alto livello cinematografico e i balli sono ripresi da Lee in modo magistrale, unico.
La seconda parte del film, dal carcere in poi, scorre su un versante narrativo dai toni alti ma drammatici, severi, come se il clima da redenzione dei peccati che anima queste scene e il furore giudicante di Malcolm X che domina nel racconto costruissero e sostenessero l'emotività del dramma che andava maturando.

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Recensione a cura di Giordano Biagio - aggiornata al 19/04/2006

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