arca russa regia di Aleksandr Sokurov Russia, Germania 2002
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arca russa (2002)

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locandina del film ARCA RUSSA

Titolo Originale: RUSSKIJ KOVCHEG

RegiaAleksandr Sokurov

InterpretiSerge Dreiden, Maria Kzsnetsova, Leonid Mozgovoy

Durata: h 1.36
NazionalitàRussia, Germania 2002
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 2002

•  Altri film di Aleksandr Sokurov

Trama del film Arca russa

Invisibile a quanti lo circondano, un giovane regista si trova, per magia, catapultato nel 1700, immerso negli splendori del Palazzo dell'Hermitage, a San Pietroburgo. Qui incontra un cinico diplomatico del XIX secolo, con il quale intraprende uno straordinario viaggio attraverso la storia e lÕanima del paese, dallÕepoca degli zar ad oggi, custodita gelosamente dalle pareti del Palazzo.

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Voto Visitatori:   8,01 / 10 (68 voti)8,01Grafico
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Voti e commenti su Arca russa, 68 opinioni inserite

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Invia una mail all'autore del commento Mr Mandarino  @  10/01/2011 11:54:29
   6 / 10
Grande lezione di tecnica registica, ma è nettamente un film che può piacere esclusivamente a chi studia cinema.
E' come se ti invitassero a cena al ristorante e la portate fossero bellissimi piatti pieni di niente. Stai lì a guardare il piatto, ne apprezzi la bellezza e la difficoltà che c'è voluta per realizzarlo, ma dopo 10 minuti ti rompi i ******** e chiedi che ti portino qualsiasi cosa, una pasta al tonno, o almeno il pane da sgranocchiare... Perchè alla fine il film non ha una minima sceneggiatura e soprattutto non ha il minimo senso, a meno che non si consideri sensata un'ora e mezza di guida virtuale su cd dell'Hermitage, con un tizio che ti cammina in mezzo alle balle in ogni stanza, e una fastidiosa voce fuori campo come quelle delle pubblicità dei profumi, che sembra voler dire da un momento all'altro "le nuveau parfum de Jean-Pierre Tarte Tatin".
Obiettivamente però, non posso dare meno della sufficienza a un qualcosa così difficile da realizzare.

1 risposta al commento
Ultima risposta 01/03/2011 10.18.05
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luca2012  @  16/10/2007 22:57:40
   8 / 10
Un film che mi ha quasi ipnotizzato, lento ed affascinante.

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Ultima risposta 13/11/2007 13.02.43
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Invia una mail all'autore del commento Gondrano  @  14/06/2007 08:32:08
   7½ / 10
Pur non avendo le competenze tecniche di un regista, riconosco che è un film realizzato stupendamente. Da giudicare più con lo stomaco che con la testa, avvolgente e delicato come un lenzuolo di seta. Meravigliosa la sequenza finale. Non è il mio film ideale, ma non si può dargli un voto basso per propria negligenza.

1 risposta al commento
Ultima risposta 14/06/2007 09.16.25
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sweetyy  @  05/10/2006 15:54:50
   1½ / 10
A me st' ARCA RUSSA m'ha fatto ''russare''...Per fortuna non dura troppo.
Mi dispiace anche rovinare la media dato che è piaciuto molto..In fondo visivamente e artisticamente è ok! Tuttavia se non si conosce molto bene la storia sulla Russia questo film risulta noiosissimo...anche a causa dell'esagerata lentezza! Impossibile quindi non dormire...opinione strettamente personale..

56 risposte al commento
Ultima risposta 14/10/2008 22.44.08
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  09/02/2005 22:12:45
   10 / 10
Un sogno puro diventa soprattutto "lo sguardo che vorremmo cogliere senza farci vedere". Nondimeno, questo è il limite impossibile dell'uomo, tra i tanti, superare il tempo, sconfinare oltre le barriere insormontabili dei luoghi e del privato, sollecitare la storia a diventare parte integrante di noi, e a rispecchiarsi nel presente per farci sentire distanti, eppure vicini... L'Hernitage di San Pietroburgo, a qualche anno dalla perestrojka e dalla rimozione del passato più presente a favore di una faticosa, sommessa, rivalutazione di ciò che è accaduto ben prima della rivoluzione. Perchè fu fatta la rivoluzione nel 1918? Perchè l'impero aveva fatto più danni del successivo Stalin, ma è meglio non dirlo: Sokurov ha il limite di navigare nello stupore con l'occhio di un bambino colto a rivestire di effige e splendore cotanto passato... splenda pure su di noi (e lui) questa rapsodia di illustri personaggi, tanto più se filtrati dal sogno (più Ophuls che Fellini direi, più Greenaway che Visconti) e quindi sfuggenti, anonimi, mai protagonisti (un paradosso felice che contrasta col loro splendore ultra-terreno e atemporale). Il tutto davanti a un'unico piano-sequenza, che a sentire Enrico Ghezzi ridurebbe di molto l'effetto artistico del film. Per nulla d'accordo: se non è cinema, è qualcosa di maledettamente vicino alla dimensione arcaica, onirica, visionaria, del nostro corpo, della nostra mente. Si avvicina un diplomatico, diventa presenza enigmatica ma concreta di tutto film e - oh dio - sembra l'Erland Josephson dei film di Bergman ("nel sogno noi possiamo vedere volti sotto mentite spoglie" direbbe Freud: vale anche per i cinefili?). Colgo una sottile ironia nel progetto, che rende testimoni dello stupore della bellezza, dai dipinti di Goya a El Greco, da Tiziano a Van Eyck, testimone di un'arte che celebra così l'immortalità nella sua unica forma possibile (è intrinseca quella culturale) La macchina da presa poi, esercita un'effetto vertigo davvero inimmagibile: è un graditissimo viaggio vorticoso in una scena aperta che, più che muoversi, "vola" nello spazio infinito del pathos (l'emozione è decollo, direbbe l'ultimo Scorsese, la rimozione staticità terrena). Sokurov ci offre il "suo" sogno che in fondo non è altro che la labile speranza di poter universalmente prendere di petto la storia di ciascun paese, di riportare le proprie radici a un'illusione non faziosa, ma nemmeno rimozionale. La dimensione del tempo è la stessa dell'Arte, che reclama di essere contemplata per sempre. No, Sukorov non costringe lo spettatore a seguirlo, ma lo invita cordialmente a condividere la sua emozione. E' quasi spontaneo quando mette in scena un decor che arricchisce ogni istante del film. Lo sguardo cattura le simbologie delle opere (didattico in tal senso, ma non nella velleità istituzionalizzata del nostro Rossellini degli anni sessanta), "maschere" che recitano con un'impeccabile disinvoltura, dall'ufficiale che dopo il ballo si siede e "posa" con la mano stanca incrociando le gambe, alla "recita è finita" dell'infinito accomiatarsi delle centinaia di comparse che scendono le lussuose scale del futuro//presente museo... In un certo senso, sono anch'essi "quadri viventi" ignari magari del destino riservato a quelle misteriose sale... Forse Sukorov individua le responsabilità del potere di allora rispetto ai ceti sociali medio-bassi, a differenza di Michalkov che non vuole sentirne parlare... Ma evidentemente il sogno impedisce di lasciarsi andare a qualche ideologismo di troppo. Quando il diplomatico si congeda in un malinconico "è tutto finito" sappiamo certo a quale nazione fa riferimento. Un'apologo finale, di un qualunquismo quasi materno, ci riporta la nostra frustazione, benchè fino a poco prima ci fosse l'opportunità di frenarla temporaneamente. Un poema sul tempo perduto, o su una terra irriconoscibile oggi nel suo germanesimo incoerente (la Russia pigra e accusata di vivere coniugando il verbo europeo, come si dice solitamente, oggi è fatalmente tradita dallo stesso potere persuasivo oscuro d'Europa). O, più semplicemente, l'unica concessione alla nostra funzione umana: sognare, e viverci dentro

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Ultima risposta 15/02/2006 14.19.57
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*cabinotta*  @  11/10/2003 23:40:31
   8 / 10
io sono russa e gli do un 8, ciò che lo penalizza è la lentella e la lunghezza...

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Ultima risposta 21/01/2006 12.19.14
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Raskolnikov  @  17/07/2003 18:28:03
   8 / 10
Respiro immenso, dolcissima poetica e profondo senso di umanità: è un piccolo gioiello della cinematografia contemporanea, non solo russa. Certo, volutamente lento, ma è proprio questa l'essenza della sua poesia, che dipinge il lungo e faticoso cammino della coscienza di un popolo alle soglie del comunismo. Passioni, valori e arte che scendono lentamente le stesse scale... C'è l'uomo a tutto tondo, eppure tratteggiato in modo fugace, quasi impressionista. Anche questo film è un quadro, come i tanti dell'Ermitage, e chi lo osserva risveglia coscienze ormai disperse dal fiume del tempo. Certo Rama, è proprio russo questo film, ma questo è un valore aggiunto. Del resto solo un russo poteva pensare a un film del genere...

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Ultima risposta 19/07/2003 14.27.09
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Invia una mail all'autore del commento Rama  @  17/07/2003 15:39:43
   5 / 10
un film documentario sul percorso storico-artistico della russia negli ultimi tre secoli. interessante come idea di realizzazione. ma è russo!! ronf.....

3 risposte al commento
Ultima risposta 16/01/2004 18.47.40
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