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Trascorre per le animazioni di Toccafondo come un chiarore subacqueo, di stupefazione, e sembra che le cose del mondo, che i colori e i rumori del mondo, siano guardati e ascoltati attraverso un'ampolla che tenuemente, ammutolendoli, li miscela e li deforma. Vive nelle sue illustrazioni una densità acquatica, carica di tanta memoria, che pure diviene aerea e sfocata.
In questo corto c'è un estraneo (un attore del muto, l'autore stesso?) che è rapito dalla coda di un grande pesce come dal passare di un autobus, che sta inseguendo o fugge, lavato dalle ondate di un'infanzia vaga che forse è la sua. Quasi, una comica viene comicizzata, riavvolta nei colori e nelle forme fanciullesche di animali. Poi, sullo sfondo sempre mosso, un ombrello, l'estraneo mulinato via, che si dissolvono.