melancholia (2011) regia di Lars von Trier Danimarca, Francia 2011
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melancholia (2011)

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locandina del film MELANCHOLIA (2011)

Titolo Originale: MELANCHOLIA

RegiaLars von Trier

InterpretiKirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Alexander Skarsgård, Cameron Spurr, Stellan Skarsgård, John Hurt, Brady Corbet, Jesper Christensen, Charlotte Rampling, Udo Kier, James Cagnard, Deborah Fronko, Charlotta Miller, Claire Miller, Gary Whitaker, Katrine A. Sahlstrøm, Christian Geisnæs

Durata: h 2.16
NazionalitàDanimarca, Francia 2011
Generedrammatico
Al cinema nell'Ottobre 2011

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Trama del film Melancholia (2011)

Justine e Michael stanno per sposarsi, il ricevimento si terrà nella casa della sorella di Justine, ma proprio in quei giorni un evento catastrofico minaccia la terra ed i suoi abitanti...

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Voto Visitatori:   7,40 / 10 (209 voti)7,40Grafico
Voto Recensore:   8,00 / 10  8,00
Miglior attrice (Kirsten Dunst)
VINCITORE DI 1 PREMIO AL FESTIVAL DI CANNES:
Miglior attrice (Kirsten Dunst)
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Voti e commenti su Melancholia (2011), 209 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento LukeMC67  @  23/10/2011 13:24:22
   9 / 10
Fantascienza e fine del mondo secondo Lars Von Trier. Ma forse no. Anzi. Al maestro danese interessa altro e cioè riflettere su come accettare la nostra fine (specie se annunciata) e sui suoi meccanismi psicologici più sottili e sottesi; e, ancor più, ribadirci il suo pensiero sulla Natura e sul rapporto che noi (poveri) umani abbiamo con essa.

Attraverso una veste estetica sontuosa (fotografia, scenografie, location, illuminazione ed effetti speciali sono da urlo) e affidandosi a un gruppo di attori bravissimi e affiatatissimi (Palma d'Oro a Kirsten Dunst strameritata, ma cosa dire di Charlotte Gainsbourg, per esempio?), Von Trier, ricalcando formalmente il suo precedente "Antichrist", suddivide questo suggestivo "Melancholia" in tre parti: un prologo (nel quale ci viene anticipata la tragedia che incombe sull'umanità intera e quindi l'intero film) e due parti rispettivamente dedicate alle due sorelle protagoniste.

Il prologo si apre su un bellissimo primo piano di Kirsten Dunst, un chiaro omaggio a Dreyer (ricordate il famoso volto della Giovanna d'Arco sul rogo?) la cui estetica è sempre richiamata da Von Trier. Con una serie di sfavillanti, manierate visioni, talmente rallentate da apparire quasi come dei quadri statici commentati dal sottofondo emotivamente trascinante dell'Ouverture del "Tristano e Isotta" di Wagner, Von Trier ci racconta in quasi 10 minuti la trama essenziale del film:

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

E qui partono due distinti film: "Justine" e "Claire", rispettivamente "parte prima" e "parte seconda". Nella prima parte ci viene descritta una magnifica festa di matrimonio regolarmente sabotata da una sposa tanto bella quanto dispotica; talmente sabotata da finire nel peggiore dei modi possibili: con l'abbandono di tutti i convitati

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER. Capiremo il perché di un simile comportamento solo nella seconda parte, prima ci basti solo indicare alcuni punti fondamentali della narrazione: Justine "è" Melancholia, o meglio, è una persona già inghiottita da Melancholia (cioè dalla depressione) che, al pari del pianeta assassino che esce dal cono d'ombra del Sole a seminare distruzione e morte, esce dalla parte solare di lei (e dunque è Creatura Oscura), erra senza apparente meta nel mondo, sfiora il Danno Supremo con altri pianeti-persone prima di impattare su di uno -proprio l'unico in cui abita la vita, cioè il matrimonio- distruggendolo e portando via con sé la vita stessa in modo definitivo ("Siamo soli", affermerà senza possibilità di replica Justine a una tragicamente ottimista Claire). Distrutti dunque matrimonio, carriera e affetti, Justine cadrà in una sorta di catatonìa dalla quale si risveglierà solo a pochi momenti dall'Apocalisse Finale, risultando l'unica a saperla affrontare a viso aperto (forse perché già la conosce bene).

Nella seconda parte ci viene descritta in particolare Claire, la sorella di Justine, suo esatto opposto: iperenergetica, iperattiva, calcolatrice, razionale quanto basta; Claire vive un matrimonio felice, essendo sposata a uno scienziato che nutre una fiducia cieca nella Scienza e avendo un bambino curioso e rispettoso che si appassionerà alla vicenda del pianeta impazzito. Eppure proprio questo suo approccio molto "vis-à-vis" nei confronti dell'esistenza le produce un'ansia irrefrenabile, tanto che il marito, nel vano tentativo di proteggerla emotivamente dall'imminente catastrofe, le nasconde la verità. Claire è, però, molto intraprendente e tramite dei siti indipendenti viene a conoscere la tragica realtà che sta per abbattersi sul pianeta: a quel punto il fallimento della scienza -o forse proprio il suo trionfo!- porteranno il marito

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER. Restano dunque solo l'innocenza del figlio e soprattutto il fatalismo tragico della sorella (che rivela anche capacità divinatorie) a poterla accompagnare e consolare affrontando nella maniera più degna ed efficace la fine annunciata.

Resta purtroppo sullo sfondo il personaggio della madre di Justine e Claire (forse l'unica pecca del film), interpretato da una sempre sorprendente Charlotte Rampling: lei è la voce scomoda della verità, quella verità alla quale non si è accomodata tramite i compromessi che Justine cerca drammaticamente di mettere in atto e ai quali poi rinuncia definitivamente. Le sue parole, i suoi comportamenti mettono sempre tutti in imbarazzo ma, alla fine, sono rivelatori della essenza profonda di Justine, donna condannata a conoscere sempre la verità profonda delle cose e dunque destinata irrimediabilmente a soffrire, a deprimersi, a distruggere tutto ciò che entra in contatto con sé.

Un altro personaggio importante è il datore di lavoro-testimone di Justine, ovvero l'anima squisitamente utilitarista del consesso: anch'esso sembra prevalere e sembra essere l'unico a saper motivare Justine facendola uscire dalla depressione. Non è un caso che la donna annegherà nel suo Male Oscuro appena rompe col suo principale. Anche in quel caso perché ne avrà colto la verità più profonda: lui e il lavoro che produce sono il Nulla col quale riempiamo le nostre esistenze per avere un ruolo sociale riconosciuto. Ed è questo Nulla Indispensabile che inghiotte le nostre esistenze come un buco nero. O come un pianeta impazzito.

Stupenda la sequenza finale: di fronte al baratro della Morte, specie se annunciata e dunque consapevole, mentre il mondo animale reagisce con una quiete del tutto innaturale e artificiosa, l'Essere Umano può solo rispolverare fantasie mitiche e stringersi in solidarietà reciproca. Il tratto profondamente leopardiano del depresso in cura Lars Von Trier emerge in tutta la sua potenza regalandoci un ambiguo, ma purtroppo intimamente vero, messaggio di accettazione della nostra natura di esseri mortali: accettare la Morte non ci salva da essa ma ci dà Pace. A noi scegliere se abbandonarci preventivamente al suo fatale abbraccio o se combatterla -inutilmente- fino all'ultimo istante concessoci riempiendo così di vacuo e illusorio senso il nostro breve percorso terreno.

9 risposte al commento
Ultima risposta 25/10/2011 15.39.47
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