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Abbastanza interessante questa pellicola di Brass, ma aggiunge poco alla filmografia del regista di quel periodo, oltre ovviamente a confermare le sue capacità di creare un mosaico di immagini per nulla banale, sfruttando le capacità di Brass stesso al montaggio. Vederlo adesso sembra un lungo videoclip vintage che sulla scorta della colonna sonora dei Freedom conduce questa giovane donna attraente ma repressa nel pieno della swingin London, con i suoi umori carichi di rivoluzione verso una società conformista e ipocrita, al quale Barbara sia pure inconsciamente da piccolo borghese qual'è, manifesta segni di profonda irriquietudine. La forma del dialogo interiore riprende quella di Chi lavora è perduto, un flusso di pensieri in cui emerge l'animo inquieto della protagonista. Non uno dei suoi migliori film, ma sempre interessante dove non mancano momenti di ironia corrosiva.
Mah, una delle opere per così dire minori del primo Brass; qui si va difatti troppo sul dimostrativo, ed inoltre il citazionismo (che va dalla celeberrima scena dell'occhio tagliato di Un chien andalou a violente immagini di guerra) è proprio buttato a caso nel film.
Bravi gli interpreti comunque (c'è pure un cameo dello stesso Brass; interpreta, guarda caso, proprio un ginecologo!), tra cui spicca la brava e bellissima Sanders, che abbiam la fortuna di poter vedere, in certe scene, completamente nuda.
Quindi un film molto simile a L'urlo, sempre di Brass, ma che vede, rispetto a quest'ultimo, più rozzezza nella realizzazione (anche se la fotografia di Ippoliti è comunque ottima), più esuberanza, meno sperimentalismo genuino, troppa voglia di provocare in nome della libertà sessuale, troppo intento di voler fare a tutti i costi qualcosa di diverso e di controcorrente.
Certe scene, come i sogni della protagonista poi, son di un livello weird stucchevolmente assurdo. Sempre presenti (imho giuste) frecciate a nazismo e fascismo (elemento presente sin dal primo lavoro di Brass, ossia Chi lavora è perduto, tra l'altro).