seven regia di David Fincher USA 1995
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seven (1995)

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locandina del film SEVEN

Titolo Originale: SEVEN

RegiaDavid Fincher

InterpretiMorgan Freeman, Brad Pitt, Kevin Spacey, Daniel Zacapa, Gwyneth Paltrow, John Cassini, Bob Mack, Peter Crombie

Durata: h 2.07
NazionalitàUSA 1995
Generethriller
Al cinema nel Settembre 1995

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Trama del film Seven

Uno spietato serial killer, uccide casualmente le sue vittime ispirandosi ai sette vizi capitali. Mills e Somerset, gli agenti incaricati del caso, non fanno progressi, ma sarà proprio l'assassino a consegnarsi a loro confessando altri due omicidi non ancora scoperti.

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Voti e commenti su Seven, 483 opinioni inserite

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olikarin  @  18/10/2017 02:56:03
   10 / 10
Conciliare oggettività ed emotività è davvero complesso e, in questo fiilm, l'emotività gioca un ruolo chiave.

"Seven" è un thriller incredibile, uno dei film più interessanti che abbia mai visto. Fincher probabilmente si è ispirato alla suspanse hitchcockiana data l'altissima tensione di cui è permeata tutta la pellicola. La sceneggiatura è ben elaborata e avvincente. Recitazione notevole, sia di Morgan Freeman nel ruolo del detective Somerset, sia di Brad Pitt nel ruolo dell'appena assunto detective Mills. Da citare anche la Paltrow, che interpreta la moglie del detective Mills, data la rilevanza della sua persona nel finale. Da applausi Kevin Spacey che, in meno di mezzora, sforna una delle sue migliori interpretazioni assieme a quella de "I soliti sospetti", l'Oscar sarebbe stato meritatissimo. La scenografia è buona; particolarmente funzionale alla narrazione è la pioggia: in una delle prime scene in cui i due detective sono in macchina questa bagna i finestrini, creando un'atmosfera quasi sospesa nel tempo, misteriosa. Al di là delle scene girate in esterni, vediamo la casa di Somerset, nostalgica, triste, con gli oggetti disposti in maniera quasi maniacale; la casa di Mills in cui vive con la moglie e i cani, decisamente più accogliente; e l'ufficio in cui lavorano, oltre che le varie locations dove vengono ritrovati i corpi delle vittime. Ciò che accomuna gli interni è l'illuminazione piuttosto scarsa, solo alcune lampade fanno un po' di luce. La colonna sonora è efficace, soprattutto la musica classica di Bach in sottofondo che incornicia in maniera delicatissima la scena in cui Morgan Freeman si trova in biblioteca. Ma anche questa variabile in base ai momenti salienti della storia: si spazia dal jazz al blues. Degni di nota anche i riferimenti letterari: in una scena in macchina Brad Pitt cita Dante e poggia sul sedile un libro con i "Canterbury Tales" di Geoffrey Chaucer. Buonissima la regia, con scene che è difficile dimenticare, come quella dell'inseguimento dell'assassino. O la focalizzazione su dettagli come pagine di libri girate frettolosamente, un disco in vinile, fra i tanti da citare.

Particolarissima la scelta dei titoli di testa: ci sono elementi che anticipano i diversi omicidi. Cos'è Seven in fondo? La ricerca ossessiva di John Doe, un assassino che uccide diverse persone in base ai sette vizi capitali. Mettendo per un attimo da parte tutti questi elementi, il vero segreto del film sta nell'ampia caratterizzazione psicologica dei personaggi. Apparentemente sembra esserci una distinzione tra buoni e cattivi, vista la ricerca da parte di due poliziotti di un assassino ma, in realtà, questa non è assolutamente netta. Tutti sono buoni quanto cattivi. Tutti e tre i protagonisti sono immersi nelle difficoltà che la vita presenta e cercano di fare la cosa giusta, a modo proprio. John Doe reagisce in maniera eccessiva, lo fa uccidendo, e la sua azione è immorale e sbagliata, ma tutto ciò che dice è perfettamente sensato e condivisibile. Il fine però non giustifica i mezzi. Il detective Somerset cerca di svolgere al meglio il proprio mestiere ma fa i conti con i mostri del passato. L'ispettore Mills svolge bene il proprio ruolo, ma la sua impulsività e forte emotività lo portano sulla strada sbagliata. Il trio dei protagonisti è il cuore pulsante della storia.

Fondamentale il dualismo dei due detective: se Somerset è cauto, razionale e ha imparato col tempo a gestire le proprie emozioni, Mills è eccessivamente emotivo, impulsivo e più frettoloso. Queste loro particolarità possono essere pregi e difetti contemporaneamente. Somerset è interpretato da Morgan Freeman che, anche in altre pellicole, presenta delle caratteristiche pressoché simili: è generalmente saggio, calmo, dà buoni consigli, riflessivo, introspettivo: penso a pellicole come "Le ali della libertà", "Una settimana da Dio", "Non è mai troppo tardi", "Million Dollar Baby", la trilogia di Batman di Nolan. Tutti noi siamo un po' sia Morgan Freeman che Brad Pitt, o meglio, i personaggi da loro interpretati. John Doe, con l'interpretazione davvero magistrale di Kevin Spacey, è tanto intelligente, furbo, metodico, dotato di una notevole cultura, quanto spietato, crudele ed apatico.

Ed è l'apatia che John Doe condanna. Opera per una giusta causa ma con i mezzi meno appropriati. È un uomo che vuole lasciare il segno in qualche modo, con un'azione terrificante quanto memorabile. Se il suo gesto non fosse stato tanto malvagio e plateale, non avrebbe ottenuto l'effetto sperato, quello di risvegliare gli animi delle persone. Riusciamo a dargli ragione e condannarlo allo stesso tempo. Gli ultimi due peccati che si riserva sono l'invidia e l'ira. La cosa spettacolare di questo personaggio è che non condanna soltanto gli altri, ma anche se stesso. Se lui stesso impersonifica l'invidia, il detective Mills è simbolo dell'ira. Assolutamente inaspettato il modo in cui architetta la fine, la propria e quella del film.

Cos'ha Mills che non ha John Doe? John Doe è privo di qualcosa di insostituibile. È ricco di qualità ma non ha una famiglia, e questa è la cosa più desiderabile al mondo. L'amore non si compra né si ottiene con la cultura, la calma o le maggiori doti intellettive. Invidia la vita piena di Mills. Ma Mills è l'ira. Si frega con le sue stesse mani, l'emotività lo porta al limite estremo. È un uomo fortemente sensibile, ama la propria moglie, ed è normale che prevalga il cuore sulla ragione quando ci sono di mezzo i sentimenti. John Doe non teme la morte, ormai il suo compito l'ha portato a termine, non c'è nient'altro che lo interessi. Celebre il "trasformati in ira" e "oh, non lo sapeva!": i picchi emotivi più forti di tutta la narrazione.

Brad, Morgan e Kevin nella scena in macchina costituiscono il triangolo della suspense. Non è possibile dimenticare le espressioni dei loro visi. Mills è provocatorio nei confronti di John Doe, quest'ultimo mostra dal canto suo una serenità assoluta, desideroso di portare a termine il proprio "compito". Somerset cerca di capire cos'abbia in testa il killer, senza mai far percepire particolari emozioni. "Tu e gli altri stenterete a comprenderlo, ma non potrete negarne la grandezza", così afferma John Doe. E infatti la scena finale lascia il fiato sospeso, è impossibile non piangere assieme a Brad Pitt, non immedesimarsi totalmente in lui, provare rabbia, aver desiderio di urlare "non farlo, non farlo, è quello che vuole!".

"Hemingway una volta ha scritto: Il mondo è un bel posto, e vale la pena lottare per esso. Condivido la seconda parte": così chiude la storia il detective Somerset, alludendo non solo alle circostanze ma, metaforicamente, al mondo in cui tutti noi viviamo. Il film è un'asprissima critica alla società moderna, all'incapacità da parte delle persone di provare delle emozioni, di mettersi in gioco. Ma trovare un rifugio nell'apatia non risolve nulla. Nella vita è necessario un equilibrio, in tutto: non eccedere nel provare turbamenti emotivi, ma nemmeno esserne privi. È questo, a mio avviso, uno degli insegnamenti che il regista voleva trasmettere.

Film imperdibile! Assolutamente consigliato..

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