Recensione gli amanti passeggeri regia di Pedro Almodovar Spagna 2013
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Recensione gli amanti passeggeri (2013)

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locandina del film GLI AMANTI PASSEGGERI

Immagine tratta dal film GLI AMANTI PASSEGGERI

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Come era stato abbondantemente anticipato dai Media, Almodòvar è tornato alla commedia.

"Gli amanti passeggeri" è una commedia a tutti gli effetti, che (come lui stesso ha dichiarato) dovrebbe riportarci alle origini creative del regista spagnolo, la cui nostalgia verso i "mitici" anni '80 della Spagna postfranchista lo pungolava al punto di tornare a dedicarsi a questo genere, abbandonando momentaneamente i "melò" della sua recente produzione.

Ebbene, la nuova commedia di Almodòvar ci fa certamente sorridere, appare evidente, tuttavia, la sua lontananza temporale e strutturale da quel surrealismo sfrenato, marchiato di geniali suggestioni kitch, che hanno reso unico lo stile del regista madrileno.

Ecco, si sente una manchevolezza nell'avvicinare "Los amantes pasajeros" a film feticci come "Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del gruppo" o "Donne sull'orlo di una crisi di nervi" oppure "Labirinto di passioni", per citarne solo alcuni del periodo d'oro di Pedro. Come se il regista volesse ricucire situazioni, dialoghi, personaggi del passato ad un presente al quale non appartengono più. Per carità, gli stilemi almodòvariani ci sono tutti: dialoghi frenetici e surreali, allusioni sessuali esplicite fino alla volgarità, musiche eclettiche, scenografie con i consueti colori sgargianti, ironia a iosa ecc... Manca, però, una struttura narrativa convincente, un filo conduttore importante; e se anche in altre sue opere si è riscontrato lo stesso difetto, lo si è subito colmato con quei tocchi geniali di sceneggiatura capaci di non farcelo notare, anzi. Nel suo ultimo film questo non succede, la mancanza resta tale, nulla la colma e tutto ciò causa un senso di smarrimento anche nell'estimatore più fedele.

La trama è semplice, la storia si esaurisce interamente nel ristretto spazio di un aereo diretto in Messico.

Il velivolo della compagnia Penìnsula, diretto a Città del Messico, a causa di un guasto tecnico al carrello, è costretto a sorvolare in circolo il cielo spagnolo, in attesa che un aeroporto si dichiari disponibile a sobbarcarsi la responsabilità di coadiuvare un atterraggio d'emergenza. All'interno dell'aereo un gruppo variegato di personaggi atipici, consci del pericolo impellente, cercano soluzioni per calmare l'ansia, nell'attesa di un'evenienza risolutiva.

Salta all'occhio la metafora, fin troppo evidente: l'aereo con l'avaria rappresenta la Spagna di oggi (potrebbe essere anche l'Italia a questo punto) in grave difficoltà di sopravvivenza. Spingendoci più in là e seguendo il filo del traslato, allora i passeggeri della classe Economy, tolti subito di mezzo con una forte dose di sonnifero, onde evitare problemi maggiori causati dal panico, rappresenterebbero la gente comune, la quale deve rimanere ignara della tragedia incombente; mentre i vip della Business, che, venendo al corrente della situazione, restano attivi e possono tranquillamente cercare di rimettere equilibrio nei propri disordini esistenziali, rimandano alla classe dei privilegiati; e ancora i tre steward, che lavorano alacremente con alcool, droga, sesso e balletti per distrarre i passeggeri della I classe, ci suggeriscono forse il potere obnubilante dei Media?
E' probabile, dipende dalle diverse interpretazioni, certo è che, se alla commedia si sottrae la connotazione metaforica, della storia resta ben poco.

Anche i personaggi della business class ci riportano alla cronaca attuale: c'è la escort falsa ricattatrice dei suoi "onorevoli" clienti; un divo donnaiolo e bugiardo impenitente; un finanziere truffatore in fuga verso il Messico; un Killer, un'originale coppia di giovani in luna di miele, infine una famosa sensitiva di una certa età e ancora vergine.
Quanto all'equipaggio, Almodòvar si sbizzarrisce fra l'assortito trio di steward gay e i due piloti più o meno consapevolmente bisex. Sesso e morte sono il motivo conduttore della pellicola, entrambi esorcizzati a colpi di alcool e mescalina.

Alcuni siparietti ci riportano, a tratti, al Pedro trentenne della "Movida" madrilena. Sono solo momenti, però, come lo spassoso balletto sul playback coreografato di I'm so excited di The Pointer Sisters, estemporaneamente offerto dall'equipaggio; oppure come l'idea di caratterizzare uno degli steward (il riconoscibile Javier Càmara, il Benigno di "Parla con lei") con il vizio di dire sempre la verità a causa di un vecchio trauma subito sul lavoro.
Questi momenti felici del film non fanno altro che sottolinearne i difetti. Come già sopra accennato, l'impianto narrativo scricchiola; il film decolla, per poi volare in circolo senza impennate o vuoti d'aria, proprio come fa l'aereo protagonista sopra il cielo spagnolo. Mancano ritmo ed energia, come se i passeggeri fossero consapevoli di non correre alcun pericolo e conoscessero già il lieto fine della storia.

Almodòvar tenta l'operazione di restituirci la sfrontatezza barocca delle sue prime commedie, senza riuscirci però, lasciandoci con la sensazione di una parvenza appena accennata e non compiuta. Le sue vecchie commedie, pur apparentemente sgangherate, contenevano molta sostanza di sottotrame e di intrighi narrativi, tanto da risultare affatto minimali.

Tutto ciò, nonostante Il cast sia ben assortito: oltre a Camàra, prima ricordato, ci sono Carlos Areces e Raul Arevàlo nel ruolo degli steward eccessivamente gay (particolare senza alcun dubbio voluto), Cecilia Roth in quello della entreneuse sado-maso d'alto bordo. Gli attori possiedono tutti i tempi della commedia, sono bravi.
Non si può non menzionare il cameo dei due attori il cui cordone ombelicale con il regista madrileno mai è stato reciso: Antonio Banderas e Penelope Cruz. La loro apparizione ad inizio film è fulminea, per scomparire definitivamente: è chiaramente un omaggio reso al loro amico Pedro. Ma che a molti è puzzato di furba operazione commerciale per richiamare pubblico in sala.

Per concludere, il film è girato in digitale, è la prima volta per Almodòvar, che afferma di sentirsi piuttosto un regista analogico. Sebbene alla prima esperienza con questa tecnica, grazie ad una buona fotografia, il risultato è piacevole e l'immagine non risulta piatta. Anche i titoli di testa e di coda rientrano nella tradizione almodòvariana, e non può essere che così, essendo stati affidati al fumettista Mariscal, collaboratore del regista da più di trent'anni.
Insomma non si può ritenere "Gli amanti passeggeri" una delle migliori pellicole di Almodòvar, i fedeli estimatori di vecchia data, probabilmente lo riconosceranno, resta per questo un senso di smarrimento per chi da tempo attendeva il ritorno del regista alla Commedia, peccato.
Sarà per la prossima, Pedro!

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Recensione a cura di Pasionaria - aggiornata al 02/04/2013 16.03.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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