Recensione la palla numero 13 regia di Buster Keaton USA 1924
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Recensione la palla numero 13 (1924)

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locandina del film LA PALLA NUMERO 13

Immagine tratta dal film LA PALLA NUMERO 13

Immagine tratta dal film LA PALLA NUMERO 13

Immagine tratta dal film LA PALLA NUMERO 13

Immagine tratta dal film LA PALLA NUMERO 13
 

Buster Keaton, ovvero, il più grande comico della storia del cinema muto. Poco conosciuto ai più e totalmente ignorato dal giovane pubblico, questo artista rappresenta la quintessenza del cinema non parlato. Esaminando il genere comico nella sua etimologia più stretta, neppure Chaplin ha mai raggiunto i livelli di questo grandissimo interprete.
Il cinema di Charlie, infatti, non è direttamente circoscrivibile a questo genere: "troppo comico per essere drammatico, troppo drammatico per essere comico", l'arte del grande genio inglese è assolutamente a sé stante ed emancipata da qualsiasi genere. Buster Keaton, invece, è il comico per eccellenza. Come tutti i grandi artisti del cinema, egli è riuscito a far evolvere questo genere, facendolo arrivare (nel muto) ai suoi massimi storici.

Se ai giorni nostri sembra che chiunque possa diventare un comico, negli anni '20 (e nei decenni a venire) il bagaglio di questi interpreti doveva essere a 360°: si pensi, per esempio, che Chaplin nei suoi film era l'attore protagonista, il regista, il musicista e lo sceneggiatore. Ne "La palla n. 13" Buster è regista, interprete e montatore. Ma ciò che contava più di ogni altra cosa in questo genere, era indubbiamente la "dote" recitativa dell'attore: nel muto, ovviamente, l'espressività del viso giocava un ruolo fondamentale e lo sguardo di Buster Keaton è rimasto indimenticato dagli appassionati. La sua freddezza, la sua noncuranza nel ricevere ogni forma di prepotenza da parte dei "cattivi" ha fatto scuola e il suo "sguardo di pietra" è una delle immagini più rappresentative del cinema d'essai.
Nella prima metà degli anni '20 Keaton raggiunse la sua massima popolarità. Dopo il 1927 (avvento del sonoro) il suo cinema (e in particolar modo tutto quello comico) pagò più di ogni altro "il non saper stare al passo con i tempi": la sua fama raggiunse in poco tempo i minimi storici ed egli non ebbe mai più parti importanti in nessun film. Solo nel 1959, Hollywood si ricordò di lui, donandogli l'Oscar alla carriera.

"La palla n. 13" racconta la storia di un giovane ragazzo, aspirante detective nonché operatore alla cabina in un cinema, che viene ingiustamente accusato di aver rubato un orologio dalla casa della fidanzata, venendo così allontanato dal padre della sua amata, che oltretutto gli vieta di frequentare sua figlia. Durante la proiezione di una pellicola il ragazzo si addormenta ed entra così all'interno di un film, risolvendo il caso di un furto di preziosi.

"Sherlock Jr.", tradotto come "La palla n. 13" è uno dei film più famosi di Keaton, nonché uno dei migliori. Questa pellicola è un mediometraggio del 1924 che dura poco più di quaranta minuti ed è suddivisa in sei bobine. Le prime due, quelle in cui si evolve la vicenda "reale", rappresentano in tutto e per tutto il cinema comico: le gag sono presentate con una frequenza impressionante; si pensi che la prima corrisponde direttamente alla scena introduttiva, con Keaton che, travestito da Sherlock Holmes, legge il libro "How to be a detective". Alcune sequenze sono tutt'ora riprese da molti cabarettisti, confermando una volta di più il fatto che il cinema comico vero non ha età. Le ultime quattro bobine (vale a dire le più famose), invece, comprendono il sogno del nostro proiezionista, ormai diventato Sherlock Jr. E' alquanto chiaro come, questo film, risenta della "moda" surrealista fortemente in voga negli anni '20 nel cinema (e non solo). La pellicola presenta infatti passaggi dai fortissimi rimandi surrealistici: nell'ultima parte del secondo tempo è inevitabile non avvertirli; si pensi, per esempio, alla parte iniziale della fuga di Sherlock Jr., dove Keaton riesce prima a cambiare completamente gli indumenti dopo un salto da un finestra oppure quando, qualche istante dopo, si volatilizza trapassando una corpulenta persona... Assolutamente obbligatorio citare anche l'inseguimento finale, con Keaton che si trova a bordo di una motocicletta lanciata ad alta velocità e guidata da... nessuno. Questa scena, oltre ad essere piuttosto surrealistica, è anche straordinariamente comica e il film merita una visione anche solo per poter apprezzare la celeberrima mimica facciale dell'artista statunitense.

Apprezzando le indubbie qualità del film sono riscontrabili alcuni aspetti degni di essere citati e sottolineati. Nella prima parte de "La palla n. 13", Buster Keaton vuole sottolineare chiaramente un aspetto: il suo protagonista è una persona buona e gentile, ma soprattutto incredibilmente ingenua. Infatti queste due caratteristiche gli faranno perdere la sua amata: la totale incapacità di non sapersi "ribellare" non è assolutamente legata ad una presunta "stupidità". Sono piuttosto la sua innocenza e la sua semplicità a privarlo della sua donna. Pensando anche solamente a una scena nei primi minuti, dove Buster rovista tra la spazzatura e trova qualche dollaro (ma che poi riconsegnerà immediatamente ai "legittimi" proprietari), sono ravvisabili dette caratteristiche nel nostro protagonista. La scena è ovviamente una divertentissima gag, ma come spesso succede nel cinema comico d'autore racchiude al suo interno tematiche decisamente più profonde, che giocheranno un ruolo fondamentale per le tematiche affrontate nel sogno.

Quindi, nel secondo tempo, Keaton diventa "parodia di sé stesso". Se nella parte iniziale egli era sprovveduto e ingenuo, nel suo sogno (che si svolge in un film, vale a dire nel cinema) egli diventa l'esatto contrario, vale a dire coraggioso e scaltro. Molti critici hanno detto che "La palla n. 13" sta al cinema come "Sei personaggi in cerca d'autore" sta al teatro. E probabilmente non esiste paragone più azzeccato: il cinema diventa soggetto di sé stesso. Forse si può ammettere -un po' forzatamente- che in "Sherlock Jr." ci troviamo di fronte ad un esempio di "metacinema": il cinema riflette su se stesso, non dimenticandosi comunque di essere pur sempre cinema. Questo non è semplicemente un film che cita il cinema (come può essere, ad esempio, "Chi ha incastrato Roger Rabbit", giustappunto per citare uno dei film più famosi degli ultimi anni); in questo caso ci troviamo invece di fronte a un esempio dove il cinema si mette a nudo per esaminarsi. E il grande manovratore, ovviamente, è Buster Keaton: egli vuole chiaramente farci percepire la natura di quest'arte che, per l'appunto, altro non è che il contrario di ciò che sembra. Se il proiezionista era timido e impacciato, Sherlock Jr., invece, è uomo d'azione che non si fa mai "gabbare". Quelle gag, presenti nelle due bobine introduttive, diventano dunque fondamentali: in quelle scene era racchiusa un'intelligente caratterizzazione del personaggio utile quindi a far trarre a Keaton alcune considerazione sul cinema.

E' proprio per le ragioni spiegate che Buster Keaton, al pari di Charlie Chaplin e dei fratelli Marx, può essere identificato come uno dei più grandi artisti del cinema moderno: Keaton va ben oltre i canoni del cinema comico; egli si serve di questo genere per poter esaminare l'essenza del cinema stesso.

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Recensione a cura di Harpo - aggiornata al 02/04/2007

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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