Recensione magnifica ossessione regia di Douglas Sirk USA 1954
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Recensione magnifica ossessione (1954)

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locandina del film MAGNIFICA OSSESSIONE

Immagine tratta dal film MAGNIFICA OSSESSIONE

Immagine tratta dal film MAGNIFICA OSSESSIONE

Immagine tratta dal film MAGNIFICA OSSESSIONE

Immagine tratta dal film MAGNIFICA OSSESSIONE

Immagine tratta dal film MAGNIFICA OSSESSIONE
 

Se Alfred Hitchcock è il maestro della suspense, Douglas Sirk lo è del sentimento. Entrambi ci hanno lasciato delle opere cinematografiche che sono dei modelli indiscussi di perfezione stilistica. Il loro segreto è di quello di avere raggiunto una perfetta sintesi fra i vari elementi dell'opera d'arte, di averli esposti con misura e chiarezza, nonché con potenza ed efficacia. Si tratta insomma del tipico stile artistico che in genere viene designato come "classico".
Il meglio dell'opera di Sirk consiste in alcuni film usciti alla fine degli anni '50, ancora oggi ammirati per la grande potenza espressiva melodrammatica, anche se possono apparire sorpassati dal punto di vista dell'intreccio (con largo uso di coincidenze e semplificazioni) e del messaggio ideale (così sicuro e convincente allora, ingenuo ed illusorio visto con gli occhi di oggi).

Il primo film della serie (che comprende capolavori come "Secondo amore" e "Lo specchio della vita") è "Magnifica Ossessione", uscito nel 1954.
Si racconta di un miliardario (Bob Merrick, interpretato da un sensuale Rock Hudson) viziato e scapestrato che viene salvato da uno spericolato incidente sportivo grazie ad un respiratore, proprio mentre il suo proprietario (il Dottor Phillips, mai mostrato durante il film) veniva colpito da un attacco cardiaco. Sentendosi in colpa per la morte del dottore, Bob cerca di instaurare un rapporto con la vedova Helen (una bravissima Jane Wyman). Il rapporto presto diventerà amoroso, ma dovrà attraversare notevoli prove e traversie (tra cui la cecità di Helen) per poter infine trovare una propria (forse) felice realizzazione.
Nel frattempo in Bob Merrick avviene una profonda maturazione spirituale, stimolata dalla conoscenza del carattere filantropo e umanitario (nonché assolutamente riservato) del Dottor Phillips. Stimolato dai dialoghi e dalla protezione di un personaggio-angelo custode (il pittore Randolph) ne adotta la filosofia, facendone una specie di ragione di vita, un modo per attingere alla "sorgente dell'energia infinita" (come viene chiamata nel film). Questa "fede" diventa così una specie di missione che trova l'unico scopo e ragione nel solo fatto di compiersi, diventando in pratica una "magnifica ossessione".

"Magnifica ossessione" riassume un po' i canoni di quello che potrebbe essere un esempio tipico di melodramma. Prima di tutto la chiarezza e la linearità della sceneggiatura. La vicenda si dipana infatti in maniera piana e diretta, senza interferenze o divagazioni. Fin dall'inizio si cerca in tutte le maniere di chiarire i caratteri e le esperienze dei protagonisti. Non si spreca neanche un singolo secondo del film; tutto serve per spiegare, per far conoscere allo spettatore ciò che è avvenuto o che sta avvenendo, sia fattualmente che interiormente al personaggio. Questo grazie alla parola (i dialoghi sono sintetici, funzionali, tanto che presi in sé si rivelano del tutto artefatti) e all'immagine (l'espressione, il movimento, il comportamento riescono a esprimere perfettamente tutto quello che si dibatte nell'animo di un personaggio). Il tutto coronato da una musica onnipresente, ad esaltare emotivamente i momenti topici (in "Magnifica ossessione" risuonano continuamente Chopin o Beethoven, potenziati da un estatico accompagnamento corale).

Il segreto del cinema di Sirk è quello di essere chiaro ed esemplare senza essere pedante o artificiale. Tutto è finemente misurato, né esagerato né superficiale. Ciò che differenzia Sirk da Hitchcock e da altri maestri del cinema classico è la grande capacità visiva di esprimere in maniera convincente quel sentimento difficilissimo da comunicare che si chiama amore. Nei film di Hitchcock due persone si conoscono e subito si innamorano quasi in maniera automatica, come se questo fosse il destino e perché così vuole la vicenda. Lo spettatore però fatica a percepire o a capire la scintilla che ha causato il fuoco. Sirk invece prepara a dovere l'incontro dei due personaggi che si innamoreranno. Intanto crea un'ambientazione suggestiva (in questo film un paesaggio montano in riva ad un lago), con brevi accenni e dialoghi ad hoc svela l'animo e la situazione interiore dei personaggi, infine con una successione lenta e sapiente di campi medi e primi piani ci suggerisce e ci comunica in maniera molto piena e convincente quello che frulla loro nell'animo.

Altro punto di forza è l'espressione rispecchiata delle emozioni dolorose (e questa è una caratteristica peculiare di Sirk). In genere non si mostrano quasi mai direttamente i fatti che sconvolgono i personaggi, quanto piuttosto le loro reazioni. Esemplare a proposito è la scena iniziale in cui Helen e la nuora rientrano in casa e apprendono della morte per infarto del marito/padre. Non assistiamo al momento in cui vedono la persona cara morta (non viene mai mostrata), ma il momento successivo, quando escono dalla stanza e a loro modo esprimono quello che stanno provando (si tratta di una scena esemplare, veramente bella). Tutto il film è intessuto di fatti sconvolgenti e/o improvvisi, che mettono a dura prova l'animo dei personaggi e tutte le volte noi siamo lì, in prima linea, proprio davanti all'animo sofferente del personaggio, lì a condividere con lui le forti emozioni trattenute. Sì perché l'etica classica vuole che a fronte dei rovesci del destino o alle sciagure che ci cadono addosso, occorra farsi forza, dominare la disperazione profonda e darsi coraggio, dignitosamente tirarsi su e nonostante tutto continuare. Ed è proprio quello che fanno i "classici" personaggi di "Magnifica ossessione".

Lo stile classico si caratterizza anche per il fatto che prende ispirazione dal reale solo per creare qualcosa di puro ed esemplare. In "Magnifica ossessione" la vicenda è come se si svolgesse in una campana di vetro o in una serra, tanto è depurata dalle scorie spurie del reale grezzo. L'unità di azione sembra quasi togliere qualsiasi considerazione allo spazio e al tempo. Dove e quando, hanno relativa importanza. Tutto è così concentrato sul sentire interiore che non si concede quasi niente al mondo esterno, se non quello di fare da poetico e splendido sfondo alle vicende. Buio, luce, penombra, tutto è studiato per creare atmosfera, per esaltare il pathos delle scene.

I film di Sirk hanno patito più di quelli di Hitchcock del mutamento dei tempi. Gli anni '50 sono stati in Occidente quelli del modello etico della vita civile. Si sentiva che una società ideale sarebbe riuscita a funzionare solo se i singoli individui si fossero fatti carico di operare attivamente per essa, in prima persona; giusto perché si credeva nell'esistenza di valori fondanti, pietre di paragone in base alle quali giudicare ciò che è bene e ciò che è male.
"Magnifica ossessione" vive proprio di questa credenza, data quasi per scontata. Il suo merito però è quello di porcela non a livello didascalico, espositivo o propagandistico, ma di rappresentarla come scelta di vita individuale, come fondamento interiore dell'animo umano. Possiamo anche guardare in maniera scettica ai fatti rappresentati, ma non possiamo non credere alla sincerità e alla profondità del sentire espresso dai personaggi stessi. Sono soprattutto emozioni private, interiori, prima ancora di essere esempi da additare alla collettività.

Certo oggi tutto ci appare forzato, fin troppo perfetto, quasi finto. Sirk stesso in fondo se ne rendeva conto. Il film ha sì l'happy ending, ma l'immagine che chiude il film è quella di un deserto, come a dire che il mondo e la vita che aspettano i protagonisti di nuovo felici non sarà certo una passeggiata. I film successivi di Sirk poi non faranno altro che rimarcare la difficoltà, se non l'impossibilità di realizzare un mondo sensibile e virtuoso.

Visto con gli occhi di adesso, il mondo di Sirk è un mondo che non esiste più, anche perché inesorabilmente non ci sono più le persone che lo hanno vissuto e che lo potevano prendere sul serio. Il suo è certo un modello passato, sconfitto, ma che continua comunque ad affascinare e ad essere comprensibile.
Il suo mondo sarà forse troppo idealizzato, troppo perfetto, troppo irreale per essere vero, ma che bello sognare che possa esistere!

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Recensione a cura di amterme63 - aggiornata al 20/09/2012 16.07.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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