il boia scarlatto regia di Massimo Pupillo Italia 1966
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il boia scarlatto (1966)

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locandina del film IL BOIA SCARLATTO

Titolo Originale: IL BOIA SCARLATTO

RegiaMassimo Pupillo

InterpretiMickey Hargitay, Walter Brandt, Liz Barrett, Rita Klein

Durata: h 1.30
NazionalitàItalia 1966
Generehorror
Al cinema nel Settembre 1966

•  Altri film di Massimo Pupillo

Trama del film Il boia scarlatto

La troupe di un editore entra abusivamente in un castello per realizzare fotografie per una serie di romanzi gialli. Ritenendosi la reincarnazione del Boia Scarlatto, un maniaco giustiziato secoli prima e sepolto nelle cantine del castello, Anderson comincia a torturare i componenti della troupe. Ma uno di loro riuscirà ad eliminare il pazzo e i suoi uomini e a salvare la vita ai compagni di lavoro.

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Voto Visitatori:   5,86 / 10 (7 voti)5,86Grafico
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Voti e commenti su Il boia scarlatto, 7 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  18/01/2026 10:11:21
   6 / 10
La prima oretta sa creare curiosità, poi il finale purtroppo è abbastanza rovinoso. Devo ancora spiegarmi il motivo del perché questo "Bloody Pit of Horror" sia stato citato nella serie televisiva di Ed Gein, nella puntata dedicata ad Alfred Hitchcock, il quale reputa questo film il suo rivale in fatto di incassi al cinema. Non me ne capacito perché non ha niente in comune con Psycho (tranne per lo spioncino che il killer nasconde dietro a un quadro della sua camera per spiare gli ospiti), però visto che non conoscevo questo film ho voluto recuperarmelo.
Tornando al giudizio di quello che in italiano si chiama "boia scarlatto", mi ha preso in contropiede l'atmosfera visionaria e fumettistica, infatti di per sé è un film scemotto, ma grazie all'ambientazione del castello, grazie alle accurate musiche italiane stile Goblin e grazie al coraggio di alcune scene spinte, sarebbe ingiusto non concedergli almeno la sufficienza. Negli anni sessanta c'era solo Roger Corman che sapeva fare di meglio in fatto di Horror low-budget.

Evarg Nori  @  25/04/2019 21:13:28
   5 / 10
Con un pò più di cura nei dettagli,specie quelli sadici,avrebbe potuto essere un goiellino nel genere gotico.Invece è solo un'innocua trashata d'altri tempi,a tratti noiosetta .Coloracci sgargianti,il protagonista di vari peplum Hargitay goffo e ridicolo nel suo costume da villain,e qualche buon nudo delle protagoniste.Tutto qui.Il ragno(assurdo)è opera di Carlo Rambaldi.Ispirato ad alcuni fumetti e girato nel castello di Balsorano.

alex94  @  09/09/2018 21:51:46
   6 / 10
Una pellicola abbastanza simpatica,che nonostante presenti una trama un pò improponibile riesce a regalare un discreto intrattenimento grazie ai parecchi omicidi (alcuni anche abbastanza creativi) e grazie ad un aspetto tecnico decente (bella la fotografia).
Un film che sicuramente non piacerà a tutti,a me però con tutti i suoi limiti e difetti mi ha intrattenuto.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  24/04/2018 21:49:40
   5 / 10
Non so se nelle intenzioni questo Boia Scarlatto si proponeva di miscelare il genere gotico con il fumetto nero italiano, ma alla stessa stregua di 5 tombe per un medium, siamo sempre di fronte ad un budget ai limiti del ridicolo. Rispetto alla pellicola citata, la recitazione non è proprio di livello eccelso ed il protagonista spesso, troppo spesso, é sopra le righe. E' un film che ha qualche buona intuizione scenografica, approfittando della location di Balsorano. E' un lavoro che denuncia più di uno squilibrio, colpa di un eccesso nell'elemento fumettistico che rende a tratti ridicolo il film.

Italo Disco  @  26/03/2018 00:24:07
   7 / 10
Cultissimo horror di Massimo Pupillo, che cavalcando l'onda lunga del gotico e mescolandolo con alcune buone idee (il cattivo è un igienista che odia il contatto con le persone e va cercando una spiritualità fatta di purezza e di cultura del corpo) ad altre diciamo "demenziali" (il ragnone con le zampe avvelenate.....), ne fa un film naif da una parte ma allo stesso tempo curioso in qualche pensata narrativa che anticipa di 15 anni lo slasher americano; infatti a salvarsi insieme all'eroe di turno sarà la ragazza più virginale del gruppo e i primi a soccombere saranno un' attoruncolo sfacciato e una coppietta lorda, proprio rimanendo su quest'ultima l'attacco del boia scarlatto mentre i due pomiciano mi ha ricordato gli omicidi "muscolari" di Jason Voorhees vent'anni dopo. In realtà anche se non li ho visti tutti e alcuni non me li ricordo credo che certe cose erano proposte anche in altri horror del periodo, ma qui ho visto uno stile che m'è sembrato più originale, poi certo la logica va ad intermittenza con situazioni che ti catapultano in un'altra dimensione credendo di aver sbagliato il genere che stai visionando (il ragnone di sopra), i personaggi sono di stampo qualunquistico, ci sono degli sproloqui allarmanti (la "vedova" invece che la Vergine di Norimberga.....), torture congeniali più per un guardone che per un sadico assassino, un eroe che assomiglia a Teo Mammucari.....ma ci sono anche 2-3 morti sanguinose, ed è interessante la zuffa fra uno degli scagnozzi del boia e Walter Brandt sulle note di Gino Peguri, che sembra quasi un balletto e Mickey Hargitay che si esalta con cuffia rossa, mascherina e medaglione cafone al collo è impareggiabile. Alcune copie sono mancanti di parecchi minuti, altre invece lo spacciano come un film ispirato al marchese de Sade.

JOKER1926  @  09/07/2012 03:00:23
   7 / 10
Passato inosservato ,sotto un cielo scatenato, ove le produzioni si susseguono a ritmi tutt'altro che blandi, ecco spuntare "Il Boia scarlatto".
Il titolo è curioso, la locandina è stuzzicante e il critico che mastica determinato genere di film deve ,per forza, prendere appunti, o meglio deve visionare il prodotto.

"Il Boia scarlatto" a dirla tutta, non propone nessuna storia "eclatante", il film del 1966 è il classico esempio cinematografico in cui più che l'intelaiatura di narrazione ad emergere e a rendere roboante la circostanza è la sceneggiatura. Insomma nel film di Massimo Pupillo vince l'effetto visivo e non la logica.
Le scene sono ornate da una fotografia quasi "fumettistica" ove i colori sono così vivaci da rendere il tutto un vero e proprio film di nicchia destinato, ovviamente, a chi apprezza e capisce il genere thriller/horror di altri tempi.
A funzionare ne "Il Boia scarlatto" è certamente il contesto scenico ove si erigono atmosfere squisitamente gotiche, ma non solo.
Nella produzione del 1966 è grande anche quella vena di follia e di estrosità che avvolge, sotto un unico abbraccio, vittime e carnefice. Questo ultimo, il boia scarlatto, è un'icona assai intrigante, un esteta fra Nietzsche e l'immortale D'Annunzio, in specifici limiti teoretici.
Il boia è un vero e proprio cultore che preserva la sua anima, il suo "corpo perfetto". Logicamente in tutto ciò emerge pure quella visione teorica ed epidermica della regia, però, a conti fatti, l'idea mostra una dose non indifferente di particolarità.

La regia di Pupillo, nel frangente, è davvero tanta roba. Le sequenze, specie quelle finali, si addensano nel nome di un sadismo tragicomico in cui traspare, in modo brillante, l'estro del regista e la diabolicità dello stesso. Fra tutte le belle sequenze da annoverare sul taccuino del critico quella della "ragnatela", per chi ha visto il film il tutto dovrebbe essere chiaro. Infatti stiamo parlando di una delle scene più irrazionali (ma efficacissime) del Cinema di questo specifico genere. Qualcosa del genere, per quanto concerne la fantasia e l'assurdità, è reperibile in qualche sequel di "Nightmare".
Bene gli attori e le musiche. Diventa missione complicata criticare Pupillo, le uniche "questioni" critiche potrebbero nascere riguardo la storia un po' baldanzosa. Ma in un film dove l'essenziale è il "pulp" e l'esplosione violenta del killer appare troppo complesso e ingeneroso toccare i tasti che appartengono, in generale, alla storia e alle dinamiche della stessa.

GodzillaZ  @  10/04/2009 18:53:16
   5 / 10
Non so davvero cosa dire di questo Boia Scarlatto.
Riflettendoci dopo la visione ho pensato a come potrebbe essere una moderna rivisitazione...Immaginate una sorta di slasher all' interno di un vecchio castello, dove il killer "mascherato" è un sadico torturatore. Dove le torture siano rese in modo molto esplicito e...serio. Sì, serio, perchè il punto è proprio questo. In questo film (1966) sembra tutto così poco serio, quasi grottesco. Colori da cartone animato, costumi bizzarri, musiche jazzy anni 60 che quasi quasi ci si mette a ballare. Aggiungiamo poi che gli attori non reagiscono affatto bene alle situazioni facendo cadere ogni tipo di eventuale senso di "orrore"... in certi momenti sembra di vedere una puntata di Batman (il telefilm anni 60...).
Per finire: forse l' idea è stata innovativa e "spinta" per quegli anni, ma non rende secondo me.
Chissà se il soggetto fosse capitato in mano a Mario Bava cosa sarebbe successo....

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