il figlio di giuda regia di Richard Brooks USA 1960
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il figlio di giuda (1960)

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locandina del film IL FIGLIO DI GIUDA

Titolo Originale: ELMER GANTRY

RegiaRichard Brooks

InterpretiBurt Lancaster, Jean Simmons, Arthur Kennedy, Dean Jagger, Shirley Jones, Patti Page, Edward Andrews, John McIntire, Hugh Marlowe, Joe Maross, Philip Ober, Barry Kelley, Wendell Holmes, Dayton Lummis, Colin Kenny, William H. O'Brien, Bert Stevens, John Qualen, Rex Ingram, Sally Fraser

Durata: h 2.26
NazionalitàUSA 1960
Generedrammatico
Tratto dal libro "Elmer Gentry" di Sinclair Lewis
Al cinema nel Settembre 1960

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Trama del film Il figlio di giuda

Elmer Gentry (Lancaster) è un piazzista che si unisce alla missione dei "revivalisti" perché innamorato dell'apostola del movimento, sorella Sharon (Simmons). I problemi sorgono nel momento in cui una ragazza, amata e abbandonata dall'uomo alcuni anni prima, ricatta Gentry con alcune foto compromettenti. Lo scandalo finisce per coinvolgere la stessa missione. Gentry riesce a riabilitare la propria posizione, ma l'intera vicenda finisce per compromettere il suo rapporto con Sharon.

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Voto Visitatori:   7,92 / 10 (6 voti)7,92Grafico
Miglior attore protagonista (Burt Lancaster)Miglior attrice non protagonista (Shirley Jones)Miglior sceneggiatura non originale
VINCITORE DI 3 PREMI OSCAR:
Miglior attore protagonista (Burt Lancaster), Miglior attrice non protagonista (Shirley Jones), Miglior sceneggiatura non originale
Miglior attore in un film drammatico (Burt Lancaster)
VINCITORE DI 1 PREMIO GOLDEN GLOBE:
Miglior attore in un film drammatico (Burt Lancaster)
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Voti e commenti su Il figlio di giuda, 6 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  26/02/2025 20:26:12
   8 / 10
Dio non è nient'altro che un prodotto e come ogni prodotto ha un mercato. E chi meglio di un piazzista come Elmenr Gantry fiuta il mercato per vendere un prodotto ed ottenere un adeguato profitto in termini economici e sociali, cercando di sedurre la sua leader. Un ritratto lucido dell'america in cui la religione si insinua fra la sincera fede e l'opportunismmo, tra sincerità d'animo e sete di denaro e potere, perché la religione è questo: controllare le masse attraverso la semplicità di risposte altrettanto semplici e soddisfacendo bisogni ben più complessi. Brooks concentra tutto sulla parola, sui dialoghi perché sono lo strumento principale per convertire masse al proprio credo e sottometterle. Un Lancaster straordinario. Sono passati oltre sessant'anni ma purtroppo il film è attuale finchè ci saranno divulgatori di ca22ate millenarie.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  18/12/2020 00:13:44
   7 / 10
Nel 1960 il tema trattato da questo film risulta sicuramente originale e innovativo, per questo la sceneggiatura viene premiata con l'oscar.
Ma il film lo ricordero' piu che per il suo messaggio, non sempre chiaro, per la prova del protagonista, Lancaster è un fiume in piena, riuscerebbe a convincere chiunque con i suoi monologhi con la bibbia in mano.
Nel complesso un film curioso ma da vedere.

Dick  @  21/07/2014 18:38:57
   8½ / 10
Film a metà tra il melodramma e la riflessione ambientato nel mondo del revivalismo tra fede ed opportunismo che riesce a coinvolgere soprattutto grazie alle interpretazioni dei protagonisti con su tutti un grande Burt Lancaster decisamente ispirato e trascinante (infatti vinse l' oscar! XD). Anche la Simmons, la Jones e Kennedy però non sono da meno. Il 1960 è un grande anno per la prima visto che sfoggia una gran varietà d' interpretazioni: qui, in "Spartacus" e ne "L' erba del vicino è sempre più verde".
Tornando al film, decisamente attuale.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  23/04/2009 23:02:52
   8 / 10
Molti critici considerano questo film il capolavoro di Brooks. Anche secondo me è così (anche se non ho visto tutti i suoi film). Si tratta infatti di un film molto efficace nel rappresentare le sue tesi e i suoi messaggi, molto curato dal punto di vista tecnico e coronato da una formidabile interpretazione del protagonista da parte di Burt Lancaster, qualcosa di eccezionale. I sentimenti e le ragioni sono mostrati in maniera così chiara e netta che si riesce in parte a dimenticare la sceneggiatura piuttosto prevedibile e un po’ forzata. I caratteri, acquistando rappresentatività generale, perdono però un po’ di verosimiglianza. Rimedia però Burt Lancaster che riesce a dare a Elmer Gantry grande pathos e umanità e ne fa un personaggio che difficilmente si scorda.
E’ lui che domina il film. All’inizio se ne dà un ritratto da tipico americano avventuriero da strapazzo, pienissimo di verve e vivacità, dotato di notevole parlantina, amante dei piaceri ma sensibile ai valori supremi di religione, comunità e famiglia. Il film si diffonde in tanti piccoli particolari o episodi apparentemente secondari che ne offrono un ritratto vivissimo e ci mostrano di che pasta è fatto, come rappresenti un po’ l’americano tipo, diviso fra slancio spirituale/religioso e voglia di piaceri terreni (sesso e alcool).
La sua vita ha una svolta quando incontra Sharon, che oltre a essere una donna affascinante e bella è anche un’espertissima e scaltra predicatrice evangelica, paladina del movimento del Revivalismo, una delle tante sette religiose che predica una vita virtuosa e morigerata, tutta regolata sulla Bibbia, basata su regole certe e nette “volute da Dio”. Quello che conta nel suo modo di agire non è tanto quello che predica ma come lo predica e qui Brooks ci fa molto chiaramente vedere cosa c’è dietro tutto questo slancio etico: un’attentissima e perfetta organizzazione, agganci economici con qualunque potere (anche poco raccomandabile), un’apparato scenico e spettacolare che è la vera essenza del movimento. In altre parole viene creato un vero e proprio spettacolo per incantare e attirare la gente e predicare loro proprio quello di cui hanno bisogno; si va diretti ai loro bisogni, dando non una risposta realizzabile, ma una risposta viscerale e sentimentale. Tutto questo grazie alla forza del carisma personale, della parola e dell’apparato spettacolare in genere, che Sharon e Elmer Gantry sanno usare benissimo.
La gente che vive nella provincia profonda americana non ci fa assolutamente bella figura. Sono persone per lo più di poca cultura, tutti dediti al perbenismo esteriore e al vizio consumato di nascosto, i quali si lasciano facilmente abbindolare da persone molto capaci e scaltre che sanno bene come prenderle. Quanto sia efficace lo spettacolo, il carisma della persona eccezionale, la risposta diretta e emotiva che cala dall’alto, lo vediamo bene anche adesso sotto i nostri occhi grazie alla figura di Berlusconi che fondamentalmente usa gli stessi principi e metodi che usano Sharon e Elmer Gantry nel film per crearsi forza e seguito popolare.
Brooks ci mostra chiaramente cosa si svolge dietro le quinte del movimento, cosa spinge veramente i protagonisti a predicare. Altro che disinteresse e servizio totale per Gesù e il suo popolo! Le mire sono strettamente personali e puntano a ottenere potere e ricchezza. Soprattutto si mostra come le regole che dovrebbero valere per tutti non valgono però per i Capi, i quali predicano bene ma razzolano male.
All’epoca non si poteva però tollerare che il male avesse il sopravvento. Si affianca così ai protagonisti la figura del giornalista, che rappresenta un po’ il regista stesso. Lui non esita a smascherare tramite stampa la vera natura del movimento parareligioso. Lui almeno non si fa infinocchiare, conserva il beneficio del dubbio e del riscontro fattuale, non cede all’entusiasmo e al dovere di credere. La sua è una figura che ha però un atteggiamento ambiguo nei confronti dei due protagonisti predicatori. Anche se li critica e li considera pericolosi, ne subisce il fascino e prova una segreta ammirazione e attrazione verso la loro grandissima ed eccezionale forza interiore, verso la loro arte di incantare e esaltare gli animi umani. Diventa quasi amico dei due predicatori. E’ un po’ come adesso in cui molti oppositori di Berlusconi ne subiscono in realtà il fascino e segretamente quasi lo ammirano.
Purtroppo il film cede a esigenze di ristabilimento dell’ordine e di spettacolarizzazione tipiche dell’epoca. Ci pensa allora la sceneggiatura un po’ forzata a far cadere i protagonisti dalle stelle alla stalle, con quelli stessi che li osannavano che improvvisamente li vorrebbero linciare (altra frecciata contro il “popolo”). Il finale punisce i protagonisti ma allo stesso tempo ne salva in qualche maniera la figura umana e fa capire che il fenomeno dei predicatori/abbindolatori religiosi (e politici) è destinato a ripetersi fin quando non si riuscirà a formare una coscienza collettiva dubbiosa e salda allo stesso tempo, che squalifichi in partenza tutti quelli che pretendono di possedere la verità assoluta.

3 risposte al commento
Ultima risposta 20/10/2011 21.50.46
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LoSpaccone  @  04/03/2009 16:08:28
   8 / 10
E' senz'altro un film da vedere, su un tema non tanto dibattuto sul grande schermo (almeno io non ricordo di film simili), attuale e trasferibile alla realtà europea (pur con le dovute differenze). E' un film che mette a nudo, da una parte il legame religione-denaro senza però prentendere di dare lezioni, dall'altra il potere ammaliatore della parola. E' nell'ottica di questo secondo aspetto che risulta grande l'interpretazione di Lancaster, il quale riesce a dare perfettamente al suo personaggio "l'irresistibile antipatia" che contraddistingue gli imbonitori. Per questo Elmer Gantry ha molto in comune col Lonsome Rhodes di "Un volto nella folla" di Kazan, ma questa è un'altra storia...

1 risposta al commento
Ultima risposta 10/04/2010 11.33.38
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  14/03/2008 20:39:01
   8 / 10
Oramai di Richard Brooks non si ricorda più neanche il suo sarto, eppure ha diretto spesso film di straordinaria lucidità sociale. "Il figlio di Giuda" è un film attualissimo e determinante, benchè sia a tratti profondamente antipatico come il personaggio di predicatore (un Jimmy Swaggarth d'altri tempi) impersonato da un sublime Lancaster. Un film che consiglio caldamente a tutti, e a riscoprire la lucidità progressista del cinema di Brooks

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