solo dio perdona - only god forgives regia di Nicolas Winding Refn Francia, Danimarca 2013
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solo dio perdona - only god forgives (2013)

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locandina del film SOLO DIO PERDONA - ONLY GOD FORGIVES

Titolo Originale: ONLY GOD FORGIVES

RegiaNicolas Winding Refn

InterpretiRyan Gosling, Luke Evans, Kristin Scott Thomas, Vithaya Pansringarm, Yaya Ying, Tom Burke, Sahajak Boonthanakit

Durata: h 1.42
NazionalitàFrancia, Danimarca 2013
Generethriller
Al cinema nel Maggio 2013

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Trama del film Solo dio perdona - only god forgives

Bangkok. Dieci anni dopo aver ucciso un poliziotto ed aver fatto perdere le sue tracce, Julian (Ryan Gosling) gestisce un club di Thai Boxe come copertura per operazioni di spaccio di droga. Pur rispettato nell’ambiente criminale, vive un momento di depressione e vuoto interiore. Quando suo fratello uccide una prostituta, la polizia si rivolge ad un agente che ha lasciato il lavoro: Chang, noto come l’Angelo della Vendetta. Il quale permette al padre della ragazza di uccidere l’assassino per poi “restaurare” la giustizia tagliando al vecchio la mano destra. A questo punto arriva a Bangkok la madre di Julian (Kristin Scott Thomas), Jenna, capo di una potente organizzazione criminale, per recuperare il cadavere del figlio. E ordina a Julian di trovare il suo assassino e mandarlo all’inferno.

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Voto Visitatori:   6,19 / 10 (89 voti)6,19Grafico
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Voti e commenti su Solo dio perdona - only god forgives, 89 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  01/06/2013 23:06:24
   7 / 10
Rino Tommasi direbbe che la mia statistica con Refn è troppo giovane per aver valore. Nel senso che io del
talentuosissimo regista danese ho visto soltanto le ultime due opere, l'indecifrabile e affascinante Valhalla Rising ( a mio modo di vere la miglior fotografia nel cinema recente) e il meraviglioso Drive, anche questo in qualche modo film unico nel suo genere.
Insomma, vado a vedere Only God Forgives con un 2 su 2 mica da ridere.
Beh, sono rimasto deluso, e non poco.
Credo che Refn abbia voluto firmare il suo capolavoro lasciandosi trasportare un pochino troppo dal suo talento.
Il film racconta la vendetta della vendetta della vendetta della vendetta, un incredibile domino di conti da regolare nello scenario ora putrido e fatiscente, ora lussuoso e lucente di Bangkok,
Proprio le ambientazioni sono qualcosa di unico, dai luridi e stretti vicoli del mercato alle incredibili suite a 5 stelle, Refn l'occhio per le location ce l'ha, mamma mia se ce l'ha. E tutte queste location sono restituite all'occhio dello spettatore da un'ancor magnifica fotografia, che gioca con le penombre e con i colori in modo da far girar la testa, specie con quel rosso della residenza di Gosling. Alcuni movimenti di macchina sono da pelle d'oca, su tutti, a mio parere, una carrellata avanti lentissima in quella specie di officina che è talmente bella da restarci secchi.
Ora, però...
Perchè in un film così nudo e crudo, violento e vendicativo fare il Lynch ogni 3 minuti?
Va bene esser visionari, va bene mischiare la realtà con il sogno, ma perchè così tante volte?
E poi, soprattutto, come Refn giustifica tutto questo?
Sapete cosa c'è di strano in sto film?
Che tutto sembra fatale, ieratico.
Ogni scena, ogni personaggio, ogni parola sembra racchiudere al suo interno quest'aura misteriosa, trascendentale, non so come spiegarmi meglio se non con il termine "fatale".
Tutti parlano poco, tutti sembrano IL personaggio per eccellenza, nessuno sembra avere un appiglio un pò più duro con la realtà. Sembra che ci siano 6,7 guru nel film. E' un caso raro per cui tutti i personaggi, il poliziotto, Gosling, alcuni scagnozzi, la madre di Gosling, tutti sembrano dei in terra, esseri superiori che con i loro gesti e le loro parole (poche) diventano dispensatori e depositari del bene o del male.
Difficile spiegarmi.
Non sono *****ni alla Tarantino malgrado il film, alla fine, sia praticamente una copia di un suo film con Lynch a sostituirlo 2 giorni a settimana alla regia (io ho visto tanto Twin Peaks in alcune atmosfere, voi?).
Le scene cult non mancano (la cena con la madre, la sparatoria, la tortura con gli spilloni) e con questo film abbiamo la conferma che Refn la violenza la sa mostrare come pochi.
Ma la sensazione che ogni sequenza tenti di essere LA sequenza mi ha lasciato perplesso.
Ho vissuto le stesse sensazioni avute con Sorrentino ma là le emozioni che mi sono rimaste addosso sono state tantissime, qua praticamente nessuna.
Starei cauto a gridare al capolavoro perchè pur avendone i crismi la sensazione di trovarsi davanti a un film sbagliato è davvero forte.
Una cosa però non la dimentico di certo, lo sguardo incredibile di quel bambino in quell'officina.
Non esagero, ma quello sguardo vale quasi il prezzo del biglietto.
Vedere per credere.

3 risposte al commento
Ultima risposta 09/06/2013 02.24.57
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Badu D. Lynch  @  01/06/2013 16:30:26
   9 / 10
La paura, il costante malessere di una vita che urla all'interno del protagonista. Castranti vuoti metafisici, suoni spasmodici dentro la carne : richiami di ribellione che non appartengono alle anime distrutte, ai corpi morti in partenza - si nasce anche per sbaglio, senza sentirsi mai realmente vivi. Ossa rotte dalla nascita, esistenziali deformazioni congenite. Disintegrati dentro. Le movenze di una madre che grida giustizia, affascinante e seducente come un'apocalisse interiore che non lascia via di scampo. Un mistico ed esasperato amore materno, che conduce il figlio verso strade inesplorate, in direzione di irraggiungibili percorsi coscienziali. La ricerca del dolore, della fine, per comprendere la verità edipica che si nasconde dietro una disinteressata vendetta. Una famiglia sospesa nel tempo, inesistente ; anime perse per sempre, destinate all'abisso, al vuoto, all'inferno. Julian, in realtà, non vuole vendicare la morte di Billy, ma piuttosto riempire l'insoddisfatto ventre materno ; vivisezionare la passione viscerale che lo lega a lei ; sondare il grembo mefistofelico della madre e capire dove sta l'errore antropologico ; tuffarsi ancora una volta nella sostanza spirituale e ancestrale che lo ha generato, e scoprire che il liquido amniotico è diventato sangue : Janne gli ha donato la morte - una fatiscente vita. Julian scruta la madre, la penetra, tocca con rabbia l'essenza della sua adorata creatrice attraverso un indispensabile squarcio filosofico, necessario per capire che non si può rinascere, per comprendere che l'equilibrio non esiste. Il protagonista è inconsciamente predisposto ad una sorta di "abnegazione femminea" : schiacciato dalla voluttà ineluttabile che gli trasmette Jenna - una dipendenza catastrofica che lo rende psicofisicamente vulnerabile e debole ; soffocato da un innato senso di inadeguatezza - senza forza, sconfitto in partenza ; fragile e insicuro, pronto a diventare carne da macello. Il personaggio di Gosling è una trasversale e impotente figura cristologica, che lotta per i peccati commessi dagli altri, che si sacrifica per espiare le colpe di questa umanità corrotta (la famiglia), ma in tutto ciò non c'è salvezza, non c'è redenzione, non c'è morte e non c'è risurrezione : ad attenderlo è solo un'eterna punizione terrena per essersi fatto portavoce della falsità, del male, dell'infamia. Una pellicola ipnotica e silenziosa : le parole diventano sangue e sguardi distrutti, i lividi prendono il posto dei dialoghi, la tristezza e la paura si traducono in carne tumefatta, lacerata ; quella presente nel film è una comunicazione fisica, quasi cronenberghiana. La sofferenza del protagonista è un dolore interno, imploso : non ha ancora elaborato il suo lutto, non ce la fa, schiacciato da quella tremeda madre/amante. Chi cerca di ripristinare l'equilibrio è Chang, un vendicatore spietato e cinico, senza compassione, che riporta l'ordine nella città attraverso metodi brutali ; un angelo malvagio o forse un diavolo benevolo?
Chang e Julian - il primo agisce in nome del bene collettivo, compiendo azioni di inaudita crudeltà ; il secondo agisce in nome della malignità matriarcale, perpetrando lavori sporchi attraverso azioni di inspiegabile e impercettibile magnanimità ; due facce della stessa medaglia. Chi ha torto? Forse entrambi, forse nessuno - nichilismo coscienziale. Solo Dio Perdona comunica tramite archetipi potentissimi, come fossero urla dal suono familiare, già udite in passato, di neonati disperati che presagiscono l'impossibilità di un'esistenza tranquilla e serena. Il film di Refn è una mancata tragedia greca dal sapore onirico e visionario. Un'opera dalla forza straordinaria che si insinua sotto la pelle dello spettatore, cibandosi delle sue insicurezze esistenziali.

Manticora  @  01/06/2013 12:22:39
   7½ / 10
Refn mi ha abituato al suo stile rarefatto, lento ma implacabile, inanzitutto questo suo ultimo film si sposta completamente nel tempo e nello spazio, in un ambientazione esotica, la Thailandia, dove ricchezza e povertà, innocenza e violenza coabitano in maniera non univoca. Solo Dio perdona è un film sulla violenza, ancora più di Drive dove la solitudine lasciava spazio all'amore, qui invece non c'è redenzione, Refn usa Gosling, decostruendo i personaggi in maniera disumana, alienati che si muovono in maniera lenta ma inesorabile, ognuno seguendo quel poco che rappresentano i proprii principi. Ma se il personaggio di Julian è succube della madre, una Kristin Scott Thomas sboccata, arrogante ma fondamentalmente inetta, che ha abbandonato i proprii figli, tra cui il maggiore Bill. il quale è diventato uno psicopatico che annega la propia rabbia nrlla violenza contro le donne. Julian ha invece scelto di non fare più uso della violenza, guardando le sue mani, che hanno ucciso il padre. Igni azione porta una reazione, così l'incontro con l'eminenza vestita di nero, e armato di similspada thailendese, Vithaya, poliziotto che propina la sua "giustizia" inesorabile e invincibile. tutto è ineluttabile, solo Dio perdona, mentre uomini e donne non hanno nessuna intenzione di farlo. Ora però mi aspetto un salto di qualità da parte di Refn, altrimenti rischia di ripetersi...

Invia una mail all'autore del commento INAMOTO89  @  01/06/2013 03:03:02
   7½ / 10
Visivamente è perfetto ma la trama è davvero banale ( tutto il discorso sulla sindrome di edipo non basta x giustificare una tale pochezza narrativa ) e le moltissime scene crude non colpiscono come dovrebbero, sembra solo tutto un gran bell esercizio di stile fine a se stesso.
La monoespressivita' glaciale di tutto il cast e i personaggi cosi' inumani e fuori dagli schemi rendono poi difficilissimo se non impossibile patteggiare per qualcuno o quantomeno immedesimarsi un minimo in cio' che si sta vedendo.
Peccato perchè avevo mille aspettative su sto film, mi sarei giocato le palle che sarebbe stato il film dell'anno,perfino meglio di Drive, e invece non è stato cosi...:(

N.B : fyga a badilate !!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR rain  @  31/05/2013 21:18:44
   9 / 10
L'attesa non è stata vana per questo nuovo film di Refn.
Se vi aspettate un nuovo "Drive" lasciate perdere, questa è una pellicola completamente diversa e più simile a "Fear X" o "Valhalla Rising". Sicuramente ci troviamo di fronte ad un film che in pochi apprezzeranno, stiamo parlando di un'opera che più anticommerciale di così non si può (e che credo abbia ottenuto una buona distribuzione solo grazie alla presenza nel cast di un ormai affermatissimo Gosling), però le critiche ricevute a Cannes mi sembrano fuori luogo da parte di una giuria che dovrebbe avere un certo buon gusto: forse al di là delle alpi stanno cercando di abbassarsi allo stesso deprecabile livello raggiunto negli ultimi anni dall'academy degli Oscar.
"Solo Dio Perdona" è un film su cui riflettere (proprio come successo con "Valhalla Rising") ma ciò che colpisce, al di là dei simbolismi, è il talento registico sconfinato di Refn, in grado di mozzare letteralmente il fiato. Purtroppo la sua personale rappresentazione del complesso di Edipo non avrà un grande successo di pubblico.

1 risposta al commento
Ultima risposta 01/07/2024 18.53.09
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rockyeye  @  31/05/2013 16:27:03
   10 / 10
capolavoro... tutto perfetto!

John Nada  @  31/05/2013 11:56:44
   6½ / 10
Peccato, le premesse per un capolavoro c'erano tutte, invece...

Invece se la fotografia e le musiche sono perfette, il resto latita. Trama abbozzata (e vabbe'), dialoghi scarni e banalotti, personaggi caratterizzati non benissimo (anzi, non trasmettono nulla).

Un film che non emoziona (ne in positivo ne in negativo): se vuole far empatizzare con i personaggi non ci riesce, se vuole risultare un pugno nello stomaco idem (non e' disturbante o spiazzante, a tratti annoia perfino).
Non ci sono scene cult o "particolari" o dialoghi memorabili, solo qua e la' qualche scena ben concepita.

Un esercizio di stile insomma, che cerca di essere piu' di quello che in fondo e', che ad un ottima fotografia e a delle belle musiche aggiunge poco altro (e' probabile che chi adora queste due caratteristiche in un film lo trovera' ottimo sorvolando sul resto).

Un'ampia sufficienza comunque la merita.

Mister Pink  @  31/05/2013 11:01:59
   9 / 10
Dopo averlo atteso con enormi aspettative, non posso che rimanere esterrefatto davanti a questo 'quasi' capolavoro.
Refn anche questa volta sorprende con delle ambientazioni ed una fotografia magnifiche. Le musiche meravigliose donano alle immagini una potenza surreale. Gli sguardi e le interpretazioni degli attori sono favolose.
Dimenticatevi Drive. Qui siamo davanti a tutt' altro. Gosling seppur sempre bravissimo passa in secondo piano. È tutto il resto che ti colpisce. Film pieno di simbolismi. Il messaggio è celato ma non troppo.
Dopo essere stato shoccato da Bronson ed essermi innamorato di Drive, davanti a
Only God Forgives rimango Diabolicamente incantato.
La natura umana. La sofferenza. La giustizia. La redenzione.
Non c e altro da dire. Vedere per credere.

Stebre  @  30/05/2013 22:45:50
   8½ / 10
Only God Forgives: bomba. Una summa di tutto il Cinema di Refn, altro che "Drive 2": è più un Valhalla Rising se devo trovare delle similitudini. Atmosfera incredibile, regia perfetta, fotografia da urlo (una delle migliore che ho visto al Cinema), ambientazione psichedelica, violenza grafica ai massimi livelli, ma mai fine a se stessa: film fatto con due soldi ma per me questa è davvero arte. Molti simbolismi (ma carpibili facilmente) e trama forse un po' messa in secondo piano a favore dell'estetica\simoblogia, della psicologia e dei rapporti fra i personaggi( il poliziotto thailandese è grandioso. Ruba la scena a tutti). Non è affatto leggero, preparatevi ad incontrare il Diavolo, nel vero senso della parola.

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