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non ho capito nemmeno una parola che è stata pronunciata dai protagonisti...da quel poco che ho capito dalle immagini comunque ho visto il nulla assoluto a livello di storia
Questo film rappresenta tutto ciò che il cinema italiano, oggi, non deve più essere e non può più permettersi di fare. Film da festival ampolloso, derivativo e velleitario, ideato per non piacere a nessuno e poi sentirsi dire "Si vede che non l'hai capito". Eppune no, il film l'ho capito benissimo e non funziona lo stesso, con questa sequenza di immagini suggestive, inquadrature perfettamente studiate, movimenti di macchina sontuosi... ma niente di più. Di film incentrati sul nulla, sulla noia e banalità del quotidiano ce ne sono a bizzeffe e alcuni di essi li ho amati visceralmente, ma per risultare riusciti tali pellicole si basano su una scrittura invisibile ma certosina, personaggi scritti alla perfezione, dinamiche e rapporti umani ben raccontati. E qui di umanità e verità non ce n'è: tre amici che gigioneggiano in giro parlando in romanesco e mai neppure per un momento sembrano davvero amici o li percepisci come tali, tra dialoghi scontati e improvvise uscite poetiche (ma banalissime).
Il festival del gratuito. Una storia come tante di periferia usata a scopi essenzialmente masturbatori/ estetici. Il film apre con quadri sbilenchi dal sapore pop, velleitari. Campi lunghi abusati su linee architettoniche di ponti, edifici, strade sterrate, spiagge. E poi i fuochi, le luci stroboscopiche, secchio stracolmo di sangue pecorino, centro commerciale. Insomma la fiera delle inquadrature per raccontare il nulla. Un regista esordiente fermamente convinto che il vacuo, il baratro dell'anima, si debbano raccontare con una illogica tessitura di sequenze noiose prive di appeal e, cosa grave, non si capisce cosa verbalizzino gli attori (non attori) che sbiascicano tutto lo sbiascicabile. Siamo decadentismo quando leggo la selezione a Venezia e al Toronto. C'è una voglia feroce di nuovo da parte dei festival che sono disposti ad accettare qualsiasi cosa suoni nuovo. In realtà il Parroni ha pescato sulla superficie di un cinema con la C gigantesca: Garrone, Lynch, Malick, Coppola F. , Coppola S. ,etc.. componendo quadri. E ci sono cascato, quasi tutti! Apriti un museo, fai i disegnini a casa per mamma e papá. Non fare cinema. Tornando al racconto, a questo punto il regista mi direbbe: bravo è proprio quello che volevo trasmetterti! il nulla! E io gli risponderei: mi hai trasmesso la tua noiosa ed egotica visone del mondo (cinestetico) staccata dall'umano. E per raccontare il nulla occorre uno script che contenga storia dei personaggi, obiettivi e desideri, bisogni. Perché lo scopo del cinema è raccontarci con empatia, scoprire più cose di noi. È condivisione. C'è una generazione di teenager che sta nella realtà vera (a volte brutale, non quella borghese da cinematografaro pop) ed è proprio quella che Parroni ha evitato scientemente di raccontare e di cui ha abusato a scopi squisitamente onanistici. Contento lui, gli amici suoi del CSC (che andrebbe chiuso per almeno un paio di anni di riflessione) e della defunta critica. Musiche e alcune sequenze meritevoli. Sarebbe stato un grandioso videoclip. Per questo metto 4,5.