Sei un blogger e vuoi inserire un riferimento a questo film nel tuo blog? Ti basta fare un copia/incolla del codice che trovi nel campo Codice per inserire il box che vedi qui sotto ;-)
Un certo giorno… avvertire distrattamente un rumore, notare delle macchie sul finestrino, lungo una strada come tante altre, rendersi conto d’avere tolto la vita ad un uomo. Un comune incidente. Poteva capitare a chiunque. Capita, nel film di Olmi, ad un affermato pubblicitario sul punto d’un elevazione professionale (non a caso, è un borghese che investe un umilissimo operaio) e implicato in un rapporto extraconiugale.
Già come in “Vivere” di Kurosawa, è una disgrazia a smuovere l’adagiamento d’un uomo alle soglie della vecchiaia. Lo conduce, dalla fredda pacatezza dei meccanismi del mondo pubblicitario (resi benissimo da Olmi, che prosciuga la pellicola di tutta la propria poesia), ad una considerazione più profonda, scaturita da una nuova attivazione: non fisica e caritatevole, come accadeva al protagonista di “Vivere”; ma riflessiva, personale, stressata dai procedimenti legali e al contempo concretamente impegnata a rivalutare il valore degli affetti familiari sopra le ambizioni professionali. La fiamma di Olmi è quella mesta d’una candela, che consuma solo sé stessa senza ardere nulla di ciò che ha intorno; origine d’una luce asciutta e accostabile a quella presente negli ultimi lavori di Bresson.
Sedere accanto alla propria moglie, davanti al televisore, nella quiete della propria casa in campagna, assopirsi sul divano, la sera… avere ucciso un uomo, un certo giorno… non poterselo mai dimenticare…