Recensione mulholland drive regia di David Lynch USA 2001
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Recensione mulholland drive (2001)

Voto Visitatori:   8,29 / 10 (427 voti)8,29Grafico
Voto Recensore:   9,00 / 10  9,00
Miglior film straniero
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locandina del film MULHOLLAND DRIVE

Immagine tratta dal film MULHOLLAND DRIVE

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Recuperando come un abile prestigiatore il pilota di un film per la televisione che gli era stato rifiutato dalla ABC in quanto incomprensibile, David Lynch torna sul grande schermo con la sua ultima opera, Mulholland Drive. Richiamati gli attori principali a distanza di circa un anno e mezzo, Lynch ha dovuto riprendere quell'episodio pilota di una serie televisiva che non si sarebbe più fatta e che stolti individui avevano giudicato poco idoneo al grande pubblico, cercando di scomporlo e di trovare altri tasselli da aggiungervi, in modo da creare un'opera completa e finita e che non sembrasse, appunto, la puntata zero di una serie.
Il risultato è qualcosa che è andato sicuramente oltre ogni più rosea aspettativa dell'autore stesso che ha confessato di aver faticato non poco nel trovare il bandolo della matassa per ricucire il tutto e trasformarlo in un film. Lynch è riuscito a sfornare uno dei film più solidi e maturi di tutta la carriera, che racchiude i temi principali che contraddistinguono il suo lavoro e che risulta essere così una vera e propria summa del suo cinema.

La trama: una giovane donna sta per essere uccisa da due sicari nella macchina su cui sta viaggiando, ma un provvidenziale incidente la salva. Scampata alla sciagura scopre di non avere più memoria e si rifiugia nella casa di un'aspirante attrice che la prende in amicizia e con cui inizia a indagare sul suo passato. Tra registi frustrati a cui vengono imposte le attrici, nani seduti su poltrone e teatri in cui si consumano spettacoli fumosi e onirici, la trama è destinata a ribaltarsi e ad aggrovigliarsi senza mai tuttavia perdere la sua intrinseca logicità e diventando infine una stupenda storia di amore, di morte e di pazzia.

Un sogno. Non c'è altro modo per definire l'ultimo film di David Lynch. Uno splendido e terribile sogno in cui si cade fin dai titoli di testa strampalati e stranissimi e da cui ci risveglia solo l'ultima battuta del film, che sembra provenire direttamente dal mondo sfuggente, e forse specchio del nostro, che è presente in molti film di David Lynch: silencio...

E' proprio questo ciò che interessa a Lynch. La trama non conta, non conta tanto quello che viene raccontato, ma conta ciò che esso significa e le emozioni che suscita. Non a caso sono le immagini e i suoni il vero fulcro del cinema di Lynch, tutto quello che sta intorno è soltanto un pretesto per condurre lo spettatore lungo strade perdute a lui sconosciute: a tal proposito è profondamente simbolica la scena in cui vediamo le due attrici che si prendono per mano e si avviano attraverso un sentiero che sembra appena uscito da una favola. Dove fino a poco prima c'era una città pulsante con le sue luci, ecco che bastano alcuni alberi e un sentiero nascosto per trasformare il loro cammino in un simbolico sogno, ed è proprio quello che vorrebbe fare Lynch con i suoi spettatori. Con Mulholland Drive Lynch riesce in pieno in quest'impresa, ogni singola inquadratura è perfetta, la recitazione sopra le righe e gli effetti sonori sono funzionali allo scopo ultimo di far apparire tutto come uno strano e grandissimo sogno, e anche quando il film si orienta decisamente verso il non sense, esso rimane comunque su virtuali binari che non lo portano mai a deragliare verso la presa per i fondelli: il film riesce a mantenere una sua logica per tutta la durata della pellicola ed è infatti un vero piacere riguardarlo una seconda volta per capire che fin dalle prime battute ogni particolare non è stato messo a caso ed ha prima o poi un suo riscontro e quindi un significato.
Un film apparentemente da interpretare, ma in realtà non particolarmente criptico come può sembrare all'inizio: rappresentazione di una mente malata attraversata dalla pazzia, ma anche solare e speranzosa, piena di sogni, il film è di fatto una vera e propria storia d'amore al femminile, ma non certo la classica storia hollywoodiana. Quello che Lynch sceglie di raccontare è l'amore più terribile, quello che porta lungo i sentieri della follia e che conduce infine alla morte. Ciò che il film lascia alla fine della visione è una sensazione di sgomento, come quando ci risveglia da un incubo che all'inizio sembrava un bel sogno, un finale terribile che chiude in modo pregevole la pellicola, ma che sicuramente è distante anni luce dai canoni hollywoodiani. Non a caso, all'interno del film vi è una sotto trama che rappresenta una cinica visione proprio del mondo di Hollywood, con registi sottomessi ai voleri di produttori che arrivano alle minacce fisiche pur di far valere le loro raccomandazioni, e vittime innocenti, distrutte dall'ingranaggio spietato dello star system, crudelmente sottomesse e poi snobbate da coloro che invece sfondano e riescono a raggiungere il tanto anelato successo.

Alla riuscita del film hanno sicuramente contribuito le due attrici principali, una vera rivelazione: Laura Helena Harring e Naomi Watts. In particolar modo quest'ultima ha dovuto affrontare un personaggio complesso e difficile che subisce una trasformazione radicale ad un certo punto del film e ci è riuscita veramente alla grande. Il suo è un personaggio chiave, e fallire avrebbe rappresentato sicuramente un grosso limite per la pellicola, che invece ha trovato in lei un ulteriore punto di forza.
Anche la colonna sonora si attesta su livelli elevati: Angelo Badalamenti, collaboratore storico di Lynch dai tempi di Velluto Blu, non sbaglia un colpo ed è attualmente, secondo me, uno dei migliori compositori di musiche dell'intero panorama cinematografico. Le musiche che ha composto per il film contribuiscono non poco ad immergere lo spettatore in quell'atmosfera onirica che ricerca continuamente David Lynch e sono quindi un elemento altrettanto importante quanto la recitazione delle attrici.

Mulholland Drive è quindi uno dei film più eleganti, complessi e struggenti di David Lynch. A ben vedere potrebbe assomigliare ad un incrocio tra un noir alla Velluto Blu e la serie televisiva di Twin Peaks: i temi di Lynch ci sono tutti, ma questa volta il risultato ha qualcosa in più, una coerenza e una solidità strutturale forse nuova e che confermano Lynch come un regista versatile e tutt'ora in stato di grazia, nonostante anni di carriera alle spalle. Da vedere assolutamente.

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Recensione a cura di stefano76 - aggiornata al 08/03/2005

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