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Premetto che non ho letto il libro di Aster, tuttavia ho avuto la netta impressione che certi passaggi tendono ad avere la caratteristica di una certa letterarietà, probabilmente dovuta alla necessità di essere il più fedele al libro. Così facendo il film diventa letterario in tali momenti e di conseguenza provoca un certo ingessamento. Squilibrati i due protagonisti: se Spader riesce a caratterizare piuttosto bene il suo personaggio, quello di Nash rimane nebuloso perchè non offre punti di riferimento sul suo agire e soprattutto perchè agisce. Mancando questo il personaggio non risulta misterioso, bensì incompleto e povero di empatia, un po' come tutto il film.
molto deludente rispetto al libro dove la storia funziona dall'inizio alla fine in un giusto equilibrio tra tecnica narrativa e contenuto. qui invece non si riesce ad innescare l'immedesimazione con il personaggio di nash perchè (a differenza del libro) non ci viene spiegato il suo vissuto, le motivazioni che lo portano a mettere la propria vita intera nelle mani di un giocatore di poker raccattato per strada. Insomma nel libro vi è una tensione a sviluppo esponenziale, uno scenario perfetto per il gusto per l'assurdo tipico di paul auster. da una storia così si sarebbe potuto tirar fuori un film eccezionale, ma il regista non è in grado di sfruttare l'intreccio per rendere visivamente la spirale autodistruttiva fatale che porta il protagonista sempre più giù. peccato!