shanghai dreams regia di Xiaoshuai Wang Cina 2005
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shanghai dreams (2005)

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locandina del film SHANGHAI DREAMS

Titolo Originale: SHANGHAI DREAMS

RegiaXiaoshuai Wang

InterpretiYuanyuan Gao, Anlian Yan, Xueyang Wang, Bin Li

Durata: h 2.00
NazionalitàCina 2005
Generedrammatico
Al cinema nel Dicembre 2005

•  Altri film di Xiaoshuai Wang

Trama del film Shanghai dreams

Durante gli anni sessanta, su consiglio del governo, numerose famiglie lasciarono le grandi città cinesi per stabilirsi nelle regioni povere, con lo scopo di sviluppare l'industria locale. Una ragazza di diciannove anni vive nella provincia di Guizhou con i suoi genitori e suo fratello. Là lei è cresciuta, ci vivono i suoi amici, ed è la che lei ha vissuto la sua prima storia d'amore. Poi suo padre decide di trasferirsi a Shanghai...

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Voto Visitatori:   6,75 / 10 (4 voti)6,75Grafico
Voto Recensore:   7,00 / 10  7,00
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Voti e commenti su Shanghai dreams, 4 opinioni inserite

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Invia una mail all'autore del commento angelowilliam  @  12/02/2006 20:27:47
   8 / 10
Se il film precedente del cineasta, 'Le biciclette di Pechino', era post-neorealista, questo rientra nella tradizione del melodramma per il continuo 'crescendo' con cui articola gli eventi. Wang Xiaoshuai possiede in abbondanza il talento della narrazione filmica, come l'abilità nello sfruttare i tagli temporali e il fuori-campo per far crescere la tensione e la partecipazione emotiva dello spettatore. La fotografia è bella e le luci, particolarmente curate, immergono i personaggi in un'indefinibile atmosfera di malinconia. Non ultimo merito, il regista dirige gli attori con sobrietà, rendendo credibili e coinvolgenti i personaggi. A partire da Gao Yuanyauan, che a casa sua è una modella di successo ma, nella parte dell'infelice eroina, non pare per niente un prodotto della globalizzazione."

Invia una mail all'autore del commento jane eyre  @  02/01/2006 20:57:51
   8 / 10
L'ambientazione del film immerge in un attimo l'animo e la vista dello spettatore occidentale in una realtà a lui poco conosciuta, marginale, ovvero la Cina centrale di inizio anni '80 dove, su ordine del regime, molti operai di Shangai furono costretti a trasferirsi per lavorare nelle fabbriche di un entroterra cinese alquanto inospitale, dovendo così abbandonare i propri luoghi natii.
Inimmaginabile sarebbe pensar-si altrimenti, ribellarsi all'ordine ricevuto o sperare di poter essere padroni del proprio destino e delle proprie decisioni. Sembra che nulla, o quasi, sia cambiato da quel tragico senso di ineluttabilità che attanagliava le fragili esistenze dei giovani protagonisti di “addio mia concubina”, dove, all'assurda imposizione di far pronunciare ad un ragazzo (a suon di botte) quel “io che son fanciulla per natura”, non poteva seguire altro se non la fatale accettazione di un destino già segnato da una società crudelissima, che imponeva ai figli suoi di rivestire dei ruoli sociali e /o culturali (e addirittura sessuali) senza far sperare mai che il singolo potesse ribellarsi ad un ordine calato e imposto dall'alto, quasi fosse ordito da una volontà a lui trascendente. Accettazione e psicologico auto-convincimento o, in caso, come ultima scelta, intima ribellione ad un ordine di cose a cui si può rispondere solo con la rivolta contro se stessi: il suicidio.
Eppure, “addio mio concubina” ci mostrava una Cina pre-regime (anche se di poco), eppure, nonostante i rivolgimenti e le stragi in nome di un ordine nuovo (la Rivoluzione), nulla sembra aver portato ad una nuova concezione dell'individuo che ha continuato imperterrito a percepire se stesso con la stessa crudeltà di prima e, in linea con i millenni che lo precedettero, come ingranaggio di un TUTTO dove il singolo è solo funzionale alla sopravvivenza di questo tutto. Funzionale eppure non necessario.
Gli anni son passati eppure in “shangai dreams” si respira ancora quel senso di ineluttabile destino a cui ciascuno sembra essere votato sin dalla nascita.
Colui che tenta di ribellarsi sa che questo gesto porterà all'eliminazione della sua persona, perché il sistema, pur di preservare se stesso da possibili attacchi, non esita a fare fuori colui il quale, col suo “scellerato” comportamento individualistico, possa minimamente far traballare l'enorme struttura che si nutre di vittime sacrificali destinate ciascuna ad un suo preciso ruolo e compito.
Chi osa “sognare” rischia l'eliminazione fisica, senza se, senza ma.
Ogni personaggio appare in balia di un sogno: il padre della protagonista sogna di ritornare alla sua amata shangai che dovette lasciare per seguire il trasferimento delle fabbriche nell'entroterra; la figlia sogna un amore corrisposto con un ragazzo del luogo, a cui dovrà rinunciare facendo violenza a se stessa, nel momento in cui, svanendo in lei la speranza stessa di vedere coronato il suo desiderio d'amore, accetta interiormente con cupo fatalismo il destino che le è stato assegnato. C'è l'amica della giovane che sogna di sposare “il bello” del paese, ma il destino del ragazzo (che pur a suo modo cerca di ribellarsi) è segnato anch'esso dai suoi stessi errori che dovrà pagare e “raddrizzare” pur di riessere riaccettato dalla comunità.
Ognuno sembra vittima di un destino che non si è scelto e la ribellione, quando appare esservi, è e appare vana, aleatoria, fanciullesca, perché nella ribellione dei personaggi c'è solo lo scatto rabbioso e impotente di un sogno a lungo represso.
Qui c'è ribellione senza rivoluzione. Quest'ultima contempla in sé un processo lungo di presa di coscienza, messa in discussione di se stessi e di un ordine precostituito che si vorrebbe abbattere. Nella prima c'è solo azione fine a se stessa non supportata da ragione e cosciente lungimiranza.
E la crudezza di un sistema così meccanico e inumano genera mostri, trasformando un placido ragazzo smunto di campagna da vittima di un desiderio in carnefice. L'innamorato della protagonista, respinto dalla giovane, che ha negato dentro se stessa il desiderio d'amore (la violenza più sottile, più crudele a pensarci), sfoga sulla ragazza una violenza fisica, risvolto materiale e tangibile di una violenza psicologica e mentale che i personaggi (tutti) sembrano subire (da un potere invisibile) e portati coattivamente a riprodurre dentro e fuori se stessi.
Il dramma si fa tragedia e il destino del giovane, e di tutti coloro che osano “sgarrare” dalle regole del sistema, è segnato: dovrà pagare con la vita.
La giovane protagonista è colei che non tenta nemmeno con “fanciullesca ribellione” di cambiare la sua vita. Ogni speranza ormai è lungi da lei,ed è forse questa la tragedia maggiore: l'incapacità a viver-si col senso di possibilità, abbandonandosi così ad una vita vissuta con l'ineluttabile fatalismo che nulla possa dipendere dalle sue scelte e cambiare.
Eppure, l'implosione finale della protagonista segna il picco del suo malessere interiore e traccia i contorni dell'unica dimensione che le rimane per poter esprimere se stessa. Unica strada per esprimere il proprio dissenso, protesta dai connotati tutti orientali, sembra rimanere solo ed esclusivamente l'annullamento di se stessi, dato che, impossibili sembrano gli ostacoli da rimuovere frapposti tra sé e il sogno che si vorrebbe realizzare.
Il finale però, lascia aperto il varco di una flebile speranza e di un sogno che forse, potrebbe anche realizzarsi… però soltanto disubbidendo…

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Ultima risposta 10/03/2006 21.22.18
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Gruppo STAFF, Moderatore Invia una mail all'autore del commento stefano76  @  07/12/2005 09:30:05
   7 / 10
A me non è affatto dispiaciuto. Molto particolare e affascinante l'ambientazione sia storica (la Cina degli anni '80) che geografica (la Cina delle campagne e di periferia). La storia si inserisce in un particolare contesto storico, che però rimane sullo sfondo e concentra la sua attenzione su di una delle famiglie vittime della nuova politica della Cina degli anni '60, che costringeva le famiglie a trasferirsi dalle città alle campagne per spostare le fabbriche e rafforzare l'entroterra cinese. In particolar modo il film si sofferma sulla figlia diciannovenne della famiglia in questione, oppressa da un padre padrone che sogna di riportare i familiari a Shangai e che cerca di tenerla lontana da ogni forma di evasione, anche amorosa.

Un film molto lento ma quasi mai noioso, che tuttavia non brilla dal punto di vista registico, ma che rimane un interessante affresco della Cina di quel periodo. Finale angosciante, aperto a più interpretazioni.

3 risposte al commento
Ultima risposta 09/01/2006 19.26.01
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